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Campania. Marone a Julienews: "Serve un altro candidato..."

Il centrosinistra non vuole né De Luca né i suoi processi


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Il centrosinistra non vuole né De Luca né i suoi processi
01/02/2010, 11:02

NAPOLI - Lo hanno candidato, ora lo vogliono affondare. Addirittura provare a sostituire. Quelli che dovrebbero essere i suoi alleati hanno una missione: tagliargli le gambe.
Il sindaco di Salerno, Vincenzo De Luca, dovrebbe essere il candidato alla Regione per il centrosinistra. Lo hanno ufficializzato, almeno in parte, ma non è ancora candidato. Non può essere ancora il candidato. Il Pd lo ha accolto con freddezza, soprattutto i bassoliniani. Lo stesso ha fatto Rosy Bindi che in Campania ha voce in capitolo attraverso la corrente guidata da Angelo Montemarano, l’ex assessore alla Sanità della Regione. La sinistra lo ha bocciato ed è pronta a seguire la strada della corsa solitaria alleata con l’Idv. Sanno che devono perdere. Lo vogliono fare con dignità. Accontentando tutti, a cominciare proprio dagli elettori di sinistra che finalmente torneranno in piazza a protestare contro il “governo-padrone”, mettendo da parte l’imbarazzo di questi anni, dove il sistema deviato e distorto di potere messo in pratica da Antonio Bassolino non ha risparmiato nessuno. Corse agli appalti, alle consulenze inutili, agli sprechi, alle clientele. La sinistra è stata al gioco. E’ responsabile. E allora, visto che si deve perdere perché la gente non li vuole proprio sentire, tenterà di recuperare una verginità. Tutto in proiezione futura. La sinistra boccia Enzo De Luca. Lo boccia pure l’Idv. Questione morale. E non è servito a niente lo scivolone del sindaco di Salerno: “Mi candido per non dare la Campania nelle mani dei casalesi”, riferendosi alle vicende giudiziarie che coinvolgono il sottosegretario all’Economia Nicola Cosentino.
Parole forti, un attacco di basso profilo per chi conosce in concreto e nei dettagli la vicenda. Soprattutto perché Nicola Cosentino non è il candidato del centrodestra. Un affondo talmente di basso profilo che quella dichiarazione non ha suscitato “appeal” nemmeno nell’Idv. De Luca punta l’indice contro gli inquisiti. Cosentino è sotto inchiesta, ma non è stato condannato. De Luca fa il moralizzatore. Punta l’indice. Fa il duro. Pone una questione morale, probabilmente giusta, secondo cui anche gli inquisiti non possono candidarsi. Devono dimettersi da cariche istituzionali e pensare a difendersi dal processo. Nessun dubbio può avvolgere le istituzioni.
Qualcuno vorrebbe stringergli la mano. Ma non lo fa. Il motivo è semplice. Enzo De Luca è sotto inchiesta. E’ inquisito, proprio come Cosentino, per i fatti della Mcm (manifatture cotoniere meridionali). Quattordici imputati davanti al giudice monocratico Maria Concetta Criscuolo. L’accusa è di “concorso in falso”. Nel mirino degli inquirenti l’iter che prevedeva la realizzazione di un centro commerciale proprio nell’area Mcm, a Fratte, e trasferimento dell’azienda in un altro sito. L’operazione, secondo gli investigatori, avrebbe determinato un ingiusto profitto derivante dall’aumento del valore dei terreni di proprietà di Gianni Lettieri, presidente dell’Unione industriali di Napoli. Entrambi sotto inchiesta. Un altro elemento: Enzo De Luca all’epoca dei fatti non era nemmeno il sindaco di Salerno. Ma sostenne l’operazione da parlamentare, si spese, e tanto, per la delocalizzazione delle Manifatture cotoniere. La vicenda è stata ricostruita dall’allora Pm di Salerno, Gabriella Nuzzi, la quale ha dovuto passare la mano per le polemiche scoppiate con la Procura di Catanzaro sul caso De Magistris.
Intrecci a sinistra. Inchieste, rapporti personali, magistrati, politici e magistrati che diventano politici. Affari e business che, guarda caso, ironia della osrte coinvolgono sempre gli stessi potenti. Il caos. Non c’è più distinzione di ruoli. Non c’è rispetto per niente e per nessuno. Una mentalità perversa, così radicata che pure lo scontro politico verte non sui problemi da affrontare e risolvere ma sulle inchieste, su chi ha collezionato più avvisi di garanzia. De Luca attacca Cosentino per far male a Caldoro. Lo attacca sui processi. Considera Cosentino colpevole. Dimentica, però, i suoi processi e quando li ricorda si autoassolve. Un nuovo moralizzatore a senso unico. Eppure lui stesso può essere una vittima innocente delle forche: non lo vuole l’Idv, come detto, non lo vuole il magistrato e parlamentare del partito di Di Pietro, Luigi De Magistris. Su De Luca ha messo un veto. Questione di morale. Quella che De Luca, invece, vuole utilizzare contro il suo competitor. Badate bene, da candidato del centrosinistra. Di un governo di centrosinistra uscente i cui assessori, i cui consiglieri regionali, sono finiti agli arresti per storie di appalti e criminalità. Raccomandazioni e favori ai clan della camorra. Il moralista De Luca dovrebbe cominciare a prendere le distanze dal sistema di potere costruito dalla sua coalizione, o meglio dalla coalizione che lui vorrebbe rappresentare ma che non lo vuole.
La sinistra e l’Idv stanno pressando Antonio Di Pietro per candidarlo alla presidenza della Regione Campania. Nel Pd prevale la logica che ha già ucciso Luigi Nicolais alle ultime Provinciali. Lo hanno lasciato da solo, in campagna elettorale, senza liste e senza voti. De Luca, se riuscirà ad ottenere la candidatura, nella migliore delle ipotesi, sarà “silurato” dal Partito democratico, da Antonio Bassolino e dal suo apparato di potere, mentre da sinistra lo depotenzieranno sull’unica arma che può utilizzare contro il Pdl: i processi della magistratura. Farà peggio di Nicolais.
Insomma, quella che appariva la candidatura più forte che il centrosinistra potesse mettere in campo, si sta rivelando la soluzione peggiore, sotto tutti i punti di vista. Riccardo Marone, assessore regionale ed uomo di Bassolino, a telefono con Julienews rilascia una dichiarazione che la dice lunga sulla forza di De Luca: “Lo sto dicendo da giorni, troviamo un candidato unitario. Che devo dire ancora? Se non lo capiscono davvero non saprei cosa aggiungere”.

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di Giovanni De Cicco
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