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Rimossa la campagna choc, da oggi controlli sui bozzetti

Il Comune di Napoli istituisce la censura sulla pubblicità


Il Comune di Napoli istituisce la censura sulla pubblicità
05/02/2009, 16:02

E così si arriva all’epilogo. I manifesti choc piazzati in giro per Napoli sono stati rimossi, gli ultimi rimasti saranno eliminati a breve. Ma non basta: da oggi, come si legge sul sito web del Comune di Napoli, comunicato stampa del tenta gennaio, “è stata data disposizione a tutti gli agenti pubblicitari di sottoporre preventivamente alle valutazioni degli uffici comunali i bozzetti delle campagne pubblicitarie per evitare iniziative che possano risultare lesive della dignità della persona umana”. In parole povere, censura. E non è di certo una esagerazione; basta aprire il dizionario per capire che con quella parola si intende il “controllo esercitato da un’autorità civile o religiosa su pubblicazioni, spettacoli, mezzi di informazione, per adeguarli ai principi della legge, di una religione o di una dottrina morale”. Ovvero, quello che da oggi in poi ha intenzione di fare il Comune di Napoli nei confronti delle campagne pubblicitarie. Questo cosa vuol dire? Da un lato, la probabile eliminazione, all’origine, di campagne pubblicitarie che possano risultare secondo gli incaricati lesive della dignità umana. Dall’altro, che sul versante pubblicità ‘non si muoverà una foglia senza che il Comune lo voglia’.
Un proposito lodevole, non c’è dubbio. Peccato che l’inghippo stia proprio in quel “secondo gli incaricati”, ovvero nella decisione che spetta agli uffici comunali. Questo significa che, da ora in poi, prima di comparire sui cartelloni le immagini dovranno passare per le mani degli addetti, che giudicheranno, si spera in maniera obiettiva, se è il caso o meno di approvarle. Tutto bene per quanto riguarda le pubblicità veramente scandalose, ma cosa succede per quelle che magari sono soltanto sopra le righe, se vengono giudicate da personale che non ragiona in maniera obiettiva?
Due uomini che si baciano, faranno scandalo e saranno bloccati?
Del resto, per qualsiasi pubblicità può esistere un ragionamento contorto che può portare all’accusa di lesa morale.

Un po’ di storia

Tutto era partito quando, alcuni giorni fa, l’assessore alle Pari Opportunità Angela Cortese aveva vivamente protestato definendo quella pubblicità “ignobile e lesiva della dignità delle donne”. Ma cosa si vedeva, esattamente, in quei cartelloni? Degli uomini, vestiti da agenti di pubblica sicurezza di uno stato straniero, che perquisivano “intimamente” delle modelle che indossavano i capi della ultima collezione Relish. Una immagine sicuramente forte e in grado di scatenare polemiche e per questo studiata, ma che ha causato un clamore che forse nemmeno gli ideatori potevano immaginare. A fare eco alle dichiarazioni della Cortese anche il sindaco Iervolino, che aggiunse che “non è affatto opportuno incentivare una mentalità che le consideri ‘oggetto’”. Malgrado molte donne di diversa età, seppur comprensibilmente non compiaciute dalla pubblicità choc, avessero manifestato l’idea che per garantire la dignità della donna gli interventi da fare sono altri e non devono limitarsi alla rimozione di un cartellone, la campagna della Relish è stata bloccata e le immagini ritirate.
 

La difesa della Relish

A metà tra il ghigno soddisfatto per l’enorme pubblicità gratuita ricevuta e la sincera sorpresa, la Relish ha dovuto, alla fine, calare la testa. Ma non senza una stoccata all’amministrazione comunale napoletana, così avversa a quel tipo di pubblicità malgrado l’idea di usare immagini forti non sia certo una novità.  La loro risposta, in un comunicato stampa:
Il trasformare una campagna pubblicitaria in un incidente diplomatico e farla divenire un elemento di crisi nelle relazioni tra Brasile ed Italia, accostandola addirittura al caso Battisti, non può che essere interpretato come una volontà di distogliere l’attenzione da problemi più gravi e di voler forzatamente strumentalizzare un’attività di comunicazione.

“Per questo, - dichiara Alessandro Esposito Amministratore Delegato di Relish, - nello sviluppo della nostra campagna ci siamo ispirati al film Thelma & Luise dal quale abbiamo trasposto alcune situazioni, ripeto, trattandole in chiave assolutamente ironica”.

“Inoltre, - prosegue Esposito, - quello attualmente in pianificazione è solo uno dei soggetti della campagna. Infatti quella pianificata su carta stampata, ha un soggetto diverso, estrapolato dalla medesima storia.  Per cui prima di bollarla come offensiva e lesiva di varie dignità sarebbe opportuno vedere anche il resto.”

L’azienda ribadisce il proprio rammarico per le reazioni contrarie, sottolinea come la campagna visualizzi una situazione iperbolica così come il trattamento stilistico delle immagini non può non essere interpretato che come una finzione: finti sono i poliziotti, interpretati da due comparse, finte sono le divise della polizia, trattandosi semplicemente di costumi di scena. Finta la reazione delle due modelle, che hanno provato e riprovato gli scatti, proprio perché si è trattato di una messa in scena.

La scelta del Brasile è stata dettata esclusivamente dal fatto che dovendo scattare a dicembre una campagna sulla Primavera Estate il paese offriva le giuste condizioni meteorologiche nonché una solida esperienza nella produzione di shooting fotografici nel campo della moda.

Detto questo sembra ovvio che tutto si è voluto fare tranne acuire la polemica tra Italia e Brasile e incentivare la violenza contro le donne.
 

Ma anche il Brasile ha chiesto la rimozione dei cartelloni

I due poliziotti, infatti, indossano una divisa molto simile a quella in dotazione alla guardia brasiliana e le fotografie sono state scattate nel paese carioca. Un motivo sufficiente, secondo le autorità brasiliane, per considerare leso l’onore dei propri corpi di polizia e quindi per chiedere la rimozione della pubblicità. A Rio infatti il Segretario al turismo Antonio Pedro Figueira de Melo ha inviato all’ambasciata italiana a Brasilia una protesta ufficiale con tanto di richiesta di rimozione dalle strade delle città italiane.

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di Nico Falco
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