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Il Csm boccia il ddl Alfano: "Viola la Costituzione"


Il Csm boccia il ddl Alfano: 'Viola la Costituzione'
15/07/2009, 22:07

La Sesta Commissione del Consiglio Superiore della Magistratura ha bocciato il ddl Alfano sulla riforma del processo penale: la motivazione è che viola la Costituzione, in almeno quattro principi. Nel parere si sottolinea come l’eliminazione del potere del pm di acquisire anche di propria iniziativa le notizie di reato, “realizza un vulnus al principio dell’obbligatorietà dell’azione penale, per la cui concreta operatività è necessaria, appunto, l’esistenza di una notizia di reato”.
Il parere sul ddl, che verrà discusso domani dal plenum di Palazzo dei Marescialli, evidenzia inoltre come il testo normativo “rafforzando la dipendenza della polizia giudiziaria dal potere esecutivo e estromettendo il pm dalle indagini” porterebbe al rischio di un controllo dell’azione penale da parte del governo. Il Csm critica inoltre la parte  che prevede la ricusazione di un giudice o che questo sia obbligato ad astenersi dal giudizio per “gravi ragioni”, che possono “essere anche rappresentate dai giudizi espressi fuori dall’esercizio delle funzioni giudiziarie, nei confronti delle parti del procedimento e tali da provocare fondato motivo di pregiudizio all’imparzialità del giudice”. La norma prevede che il giudice "deve accostarsi non solo all'oggetto ma anche ai soggetti del processo, senza essersi formato sugli stessi alcuna opinione e senza averla trasfusa, rispettivamente, in pareri o consigli e giudizi che potrebbero pregiudicare la sua imprescindibile posizione di imparzialità". Secondo i consiglieri della Sesta Commissione, la funzione di questa norma “è all’evidenza quella di limitare la possibilità ai magistrati di esprimere, individualmente o collettivamente, opinioni o posizioni in merito a condotte di pubblico interesse ancorché estranee alle questioni dedotte in giudizio. Ciò si presta ad alcuni rilievi”. La norma vuole "affermare che i giudizi, critici o adesivi, nei confronti dell'operato di una parte processuale o di un difensore possono rappresentare un sintomo di pregiudizio con riferimento alla trattazione di un procedimento nel quale è coinvolto uno dei soggetti predetti"; e ciò significa "porre un serio limite alla manifestazione del pensiero del giudice, in aperto contrasto con la sentenza n.100 dell''81 della Corte Costituzionale per cui il diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero non tollera limiti soggettivi e compete quindi anche ai magistrati a cui non può essere inibito di esprimere le proprie opinioni, di consenso o dissenso sulle vicende che interessano l'attività giudiziaria e sui provvedimenti legislativi in elaborazione che incidono sul funzionamento della giustizia".
Malgrado il parere negativo del Csm, però, il ministro Angelino Alfano ci tiene a precisare che la decisione resta al Parlamento (che comunque talvolta ha preso in considerazione i pareri del Csm e potrebbe farlo anche stavolta). “C’è una drammatizzazione dei pronunciamenti del Csm”, ha aggiunto Alfano.

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di Nico Falco
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