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Schifani:"Approvare in fretta il disegno è un atto dovuto"

Il ddl anticorruzione scinde la maggioranza


Il ddl anticorruzione scinde la maggioranza
08/05/2010, 12:05

ROMA - Sta diventando quasi una barzelletta legislativa la convulsa storia del ddl anticorruzione. La proposta di legge infatti prima salta agli onori della cronaca, accompagnata anche dalle roboanti parole di Silvio Berlusconi e poi, come per incanto, scompare. Passano due mesi e torna alla ribalta rivista, modificata ed arricchita; con Renato Schifani che si dice persuaso che l'approvvazione celere sia oramai "un atto dovuto" e la maggioranza che si divide letteralmente in parlamento tra coloro che vorrebbero approvare il documento e quelli che, invece, lo guardano con sospetto e fastidio.
In particolare sono i finiani che spingono per non far cadere nel vuoto il disegno che contava due articoli e che prometteva un inasprimento delle pene per chi commette reati contro la pubblica amministrazione ed ampliava la lista degli incandidabili. Al contempo, però, il tanto discusso ddl, non variava e non varia in alcun modo i tempi di prescrizione e lascia dunque aperta, di fatto, una buona possibilità di aggiramento della norma direttamente in tribunale. Inoltre, gli stessi ex aennini, si dicono pronti ad apportare modifiche sostanziali al testo e ciò lascia intuire che i tempi di approvazione saranno ulteriormente allungati.
Al testo lavorò con tutta fretta (e non poche difficoltà) Nicolò Ghedini in persona che, però, il giorno dopo (era il 19 febbraio) si vide praticamente stravolta la proposta di legge dato che, se fosse stata applicata alla lettera ed in tempi brevi come si era elettoralmente promesso, molti dei candidati del Pdl (e non solo) sarebbero stati estromessi dalla corsa alle regionali. E vuoi mai che per osservare il nobile principio delle "liste pulite" si rischiasse di consegnare ai "rossi" qualche regione? E così, tra varie disavventure, il testo arrivò al Consiglio dei Ministri del primo marzo per rimaner praticamente sospeso. Motivo? Per Aflano non dovevano essere i tribunali a decidere sulla candidabilità dei politici e, ragione ancor più importante, la proposta di Calderoli e Fini di rendere potenzialmente ineleggibili ed incandidabili per 5 anni anche i parlamentare, non piaceva ai "piani alti". Nel frattempo il ddl era arrivato a 13 articoli nei quali si prevedevano un piano nazionale anticorruzione, un Osservatorio a ciò preposto, una banca dati sui contratti pubblici, un elenco fornitori puliti e via discorrendo.
Ovviamente, come nella precedente norma, nessuna variazione era stata apportata ai tempi di prescrizione. E se non fosse stato per i finiani, questo scomodo annuncio pre-eletorale sventuratamente trasformatosi in qualcosa di più concreto, sarebbe rimasto nei cassetti della scrivania di Napolitano per lungo tempo. Nei giorni scorsi, però, dalla nuova "corrente" interna al Pdl è arriva la domanda: ma che fine ha fatto il ddl anticorruzione? Insomma, ora toccherà trasformare la propaganda in realtà...possibile o fantapolitica? Lo si saprà a breve o, più probabilmente, non lo si saprà mai e quindi paradossalmente lo si saprà comunque.

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di Germano Milite
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