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Referendum: alla Corte di Cassazione l'ultima parola

Il decreto Omnibus passa. E il nucleare che fine farà?

Una “truffa” del governo. Le opposizioni insorgono

Il decreto Omnibus passa. E il nucleare che fine farà?
26/05/2011, 12:05

ROMA – L’annunciato via libera della Camera al dl Omnibus è arrivato. Il provvedimento, che ha già ottenuto l’ok del Senato, ora passa al Quirinale per la controfirma e, salvo colpi di scena dell’ultimo minuto, per la sua promulgazione. Stop alle centrali nucleari e quindi al referendum; aumento delle tasse sulla benzina per finanziare la Cultura; nuovo ruolo per la Cassa Depositi e Prestiti per difendere le aziende italiane dalle scalate straniere; risorse per Pompei; proroga del divieto dell’incrocio tra Tv e giornali. Sono queste le principali norme contenute nel decreto Omnibus, ma tutta l’attenzione, con le relative polemiche, si concentra soprattutto sulla questione nucleare e sul tentativo del governo di annullare il referendum di giugno.

NO AL NUCLEARE
Il decreto inizialmente prevedeva una moratoria di un anno del programma nucleare, ma un emendamento del governo approvato in Senato abroga tutte le norme che riguardano la realizzazione di impianti nucleari, decise con la legge 99 del 2009. Tale decreto, però, stabilisce che tra un anno il governo vari una Strategia energetica nazionale, nella quale non è esclusa l’opzione nucleare. L’emendamento, dunque, eviterebbe il referendum del 12 giugno per poi avere nuovamente il via libera sulla costruzione di centrali nucleari, che altrimenti sarebbe preclusa dalla vittoria del “no” alle urne. Si tratta solo di uno slittamento del problema e se non è un chiaro tentativo di raggirare gli italiani allora cosa è?
Intanto insorgono le opposizioni, dentro e fuori dall’Aula, davanti a quello che definiscono un “imbroglio”, uno “scippo di democrazia” e una vera e propria “truffa”, visto che in questo modo il governo si tiene in realtà la porta aperta per riprendere il programma nucleare quando, come ha detto lo stesso presidente del Consiglio, i cittadini “si saranno tranquillizzati”. La parola passa adesso all’ufficio centrale della Corte di Cassazione, ultima speranza dei referendari, che dovrà stabilire se le nuove norme rendano inutile o meno lo svolgimento del referendum sull’energia atomica.
Nel frattempo le opposizioni si stanno organizzando contro una manovra che punta a impedire il raggiungimento del quorum, facilmente trainato dal nucleare, anche per gli altri referendum in programma, quelli sull’acqua e, soprattutto, quello sul legittimo impedimento. Se l’Idv, come ha sottolineato Antonio Di Pietro, ha “già pronti” il ricorso alla Cassazione, un appello al presidente della Repubblica e, “soprattutto, l’appello agli elettori per il 12 e il 13 giugno”, il Pd ha annunciato di aver dato mandato all’avvocato Gianluigi Pellegrino di presentare alla Suprema Corte una documentata memoria sulla conferma del referendum sul nucleare. “Spero - ha sottolineato anche il segretario del Pd Pierluigi Bersani - che la Cassazione possa decidere diversamente” dalla maggioranza, che con il dl Omnibus ha tentato di cancellare il referendum. E pure Fli invita i cittadini a “punire il governo - come dice Fabio Granata - per questo decreto truffa”, andando “in massa a votare sì al referendum”.

IL GIUDIZIO DI PELLEGRINO (PD)
“La legge appena approvata dalla Camera non vanifica il referendum sul nucleare. Anzi, lo rende ancora più necessario”. Lo dice in un’intervista a Repubblica l’avvocato Gianluigi Pellegrino che per il Pd e per il Movimento difesa del cittadino sta presentando in Cassazione le memorie per la conferma del referendum. Il trucco più eclatante è al comma 5 che, abrogando una norma del 2010, rende di nuovo possibile fare ricorso agli espropri per realizzare centrali nucleari anche da parte di imprese private. “Così il governo mantiene vivi i meccanismi – spiega Pellegrino - che gli servono a costruire nuovi impianti, e tutela gli interessi delle lobby”. Il referendum, prosegue, “chiede agli italiani di esprimersi contro le norme che rendono possibile l’installazione di una centrale nucleare. Così ha chiarito la Corte costituzionale nella sua sentenza di gennaio. La domanda che dobbiamo porci è: con questa legge, supposto che il presidente della Repubblica la firmi, sarebbe ancora possibile? La risposta è si” e non solo per il comma 5. “La possibilità di costruire centrali nucleari è prevista anche in altri due punti del decreto - aggiunge il legale -. Al comma 1 dell’articolo 5 si chiede una fase di approfondimento in tema di sicurezza affidandola all’Agenzia per il nucleare. Ma soprattutto, al comma 8, si affida al presidente del Consiglio l’approvazione di un piano di ‘strategia energetica nazionale’, che non esclude in alcun modo il ricorso al nucleare. E che non prevede alcun passaggio parlamentare”. “Quel che sta accadendo - conclude - ci riporta al ‘78, quando il Parlamento cambiò leggi che erano oggetto di quesiti referendari. Una cosa che può fare, ma che è considerata dalla stessa Consulta inopportuna”.

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di Antonio Formisano
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