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La fabbrica può continuare a produrre

Il decreto salva-Ilva c’è


Il decreto salva-Ilva c’è
30/11/2012, 18:57

ROMA – Lo si attendeva da giorni ormai: il decreto salva-Ilva ora è realtà.
Il Consiglio dei Ministri ha dato il via libera al provvedimento.
Il documento stabilisce che: “La società abbia la gestione e la responsabilità della conduzione degli impianti e che sia autorizzata a proseguire la produzione e la vendita per tutto il periodo di validità dell'AIA”.
Si contempla anche la figura di un “Garante della vigilanza sull'attuazione degli adempimenti ambientali e di tutte le altre disposizioni del decreto, che sarà nominato con un successivo provvedimento. Il Garante potrà proporre le misure idonee, tra le quali anche provvedimenti di amministrazione straordinaria in caso di criticità”.
Antonio Catricalà ha detto che: “Il garante deve essere persona di indiscussa indipendenza, competenza ed esperienza e sarà proposto dal ministro dell'Ambiente, dal ministro dell'Attività Produttive, e della Salute e sarà nominato dal presidente della Repubblica. Qualora non venga rispettato il piano di investimenti necessari alle operazioni di risanamento, il decreto introduce un meccanismo sanzionatorio che si aggiunge al sistema di controllo già previsto dall'AIA”.
Sulla vicenda è intervenuto anche il Premier Monti che ha dichiarato: “Qualcuno l'ha chiamato decreto salva-Ilva ma io parlerei di decreto salva ambiente, salute e lavoro”. Il ministro dell'Ambiente Corrado Clini ha tenuto a precisare che in caso di inadempienze per l'Ilva: “Restano tutte le sanzioni già previste e in più introdotta la possibilità di una sanzione sino al 10% del fatturato annuo dello stabilimento. E' una condizione di garanzia”.
Secondo Giorgio Squinzi,  intervenuto su questa questione: “L’Italia si gioca il futuro industriale e manifatturiero”. Dal canto suo il leader della Cisl, Raffaele Bonanni afferma: “E’un'emergenza straordinaria e straordinaria deve essere la nostra azione”. Sull’Ilva si è espesso anche il segretario generale della Cgil, Susanna Camusso, che afferma: “Serve anche una responsabilità pubblica”.

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di Titti Alvino
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