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Il decreto sviluppo, una bufala "alla Berlusconi"


Il decreto sviluppo, una bufala 'alla Berlusconi'
15/06/2012, 18:06

Oggi è stato dato il via libera al decreto sviluppo, la cosiddetta "fase due " che si stava aspettando dal novembre scorso, quando venne annunciata dal governo Monti. In pratica doveva essere la fase di rilancio per far crescere l'economia, dopo le mazzate inferte ai cittadini con le pesanti tasse del decreto denominato "Salva Italia" (anche se non ha salvato nulla). Non si ha ancora un testo preciso e quindi non si può fare un commento puntuale, ma solo esaminare quello che è stato detto.
Certo, le premesse sono positive: 80 miliardi di risorse trovate, incentivi per i lavori edilizi e la green economy, incentivi per le assunzioni e via elencando. Possiamo stappare lo champagne allora? Io lo trovo prematuro.
Innanzitutto per l'approvvigionamento delle risorse economiche. Gli 80 miliardi dovrebbero venire per 50 miliardi dai project bond, la cui approvazione è tutt'altro che garantita. Per gli altri 30 dalla spending review - tutta da approvare - e forse anche dalla vendita degli immobili di proprietà dello Stato - altra cosa tutta da verificare, sia nell'approvazione della legge che nei tempi in cui ottenere l'incasso - insieme forse ad altre misure non specificate. Insomma, non c'è alcuna certezza sulle entrate. Ed ovviamente, se non ci sono certezze sulle entrate, non ci sono certezze neanche sui provvedimenti.
Una parte di essi potranno essere applicati lo stesso. Per esempio, la norma che blocca a sei anni la durata massima dei processi civili potrà benissimo essere applicata. Certo, questo significa che lo Stato pagherà ogni anno centinaia di milioni di euro di risarcimenti per eccessiva lunghezza dei processi, dato che il numero dei giudici, dei cancellieri e delle aule è largamente insufficiente in mezza Italia; ma questo avverrà solo tra una decina di anni, quando la vicenda non riguarderà questo governo. Però è un ottimo spot elettorale per Monti e spiana la strada al Pdl per riproporre la stessa norma nel settore penale, come ci aveva già provato tra il 2009 e il 2011.
Ma le norme che costano devono essere subordinate ad entrate certe, altrimenti non si farà altro che aumentare l'enorme debito sommerso (si parla di 60-80 miliardi) che lo Stato ha accumulato negli ultimi anni, rifiutandosi di pagare i fornitori dello Stato centrale e degli enti locali. Certo, magari anche questa è una soluzione, se si vuole giocare ad imbrogliare. Insomma, si tratterebbe di truccare i conti pubblici, nascondere una parte dei debiti e far finta che le cose vadano bene.
Ammesso e non concesso che le entrate ci siano,almeno servirà a qualcosa? DIfficile dirlo, per una valutazione di questo genere serve la legge scritta nero su bianco. E anche in quel caso, bisognerà poi vederne l'attuazione. E tuttavia, qualche cosa si può dire. Nella legge si parla di incentivi per questo o quel settore, magari anche per qualche assunzione. Ma a che serve avere 10 o anche 50 mila nuovi dipendenti che prendono 700 euro al mese? Il loro contributo alla crescita del Pil sarebbe insignificante, dato che quei soldi serviranno alla pura sopravvivenza. Sarebbe appena decente, il contributo al Pil, se venissero assunte 5 milioni di persone, a quelle condizioni, Inutile dire che la situazione è comunque solo teorica, assumere 5 milioni di persone significherebbe raggiungere la piena occupazione.
Quello che ci dovrebbe essere nel decreto (e che ovviamente non c'è) è un aumento dei salari. La soluzione più semplice di questo mondo ma anche quella che non verrà mai attuata. E il perchè è semplice: si tratta comunque di un aggravio delle spese per la classe industriale, quei signori così amici dei politici di ogni partito, che non possono essere turbati da dettagli come il pagamento delle tasse, il rispetto delle norme di sicurezza o la rinuncia ad una piccola parte dei loro enormi introiti. Altrimenti - e lo minacciano di continuo, di solito per interposta persona - se ne vanno in quei Paesi dove hanno schiavi da poter sfruttare a costo zero, come la CIna, il Vietnam e così via. E naturalmente non c'è un governo con gli attributi che gli risponda: "Andatevene, ma se lo fate vi piazzo un dazio del 400%, così qui non vendete più neanche uno spillo".
E quindi, ancora una volta, avremo un provvedimento che difficilmente avrà le risorse che servono, che è quasi impossibile che raggiunga gli obiettivi prefissati e che molto probabilmente aggraverà la situazione economica del Paese e in particolare dei ceti medi e bassi. Insomma, un provvedimento come tanti di quelli che ha fatto il governo Berlusconi: annuncio roboante, molto fumo e sostanza positiva zero (ma spesso tanta sostanza negativa).

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di Antonio Rispoli
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