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Ma veramente vogliono fare il federalismo? O c'è altro?

Il falso federalismo di Tremonti e Bossi


Il falso federalismo di Tremonti e Bossi
04/02/2011, 17:02

Ieri, come si sa, la commissione bicamerale sul federalismo alla Camera ha bocciato la bozza presentata dal Consiglio dei Ministri e discussa sulla Conferenza Stato-Regioni. Ora, lasciamo stare il contenuto, perchè il punto è semplice: se si guarda al contenuto del provvedimento, le tasse aumentano di molto per i cittadini; se si crede alle parole (perchè per ora sono solo parole) della Lega e di Tremonti che garantiscono altre future leggi che devono far scendere in pari misura le tasse nazionali, allora non ci saranno aumenti di tasse. Quindi la discussione su questo punto è inutile, dipende se uno crede o meno al governo.
Ma veniamo al punto: quetso provvedimento è federalismo? Certo, viene definito "federalismo municipale", ma cosa è il federalismo? Lo dice la parola: è quel progetto politico che porta ad una federazione. Ma come si possono federare due parti di una stessa cosa? Quando in TV o sui giornali si sentono i leghisti parlare di Paesi federali, dimenticano di dire che sono nati federali. Per esempio la Germania nasce nel 1870 dall'unione di una serie di staterelli con la Prussia. Infatti, ancora nel 1932, quando il nazismo sale al potere, quasi l'80% della Germania è formata dal lander della Prussia. Quindi abbiamo una federazione tra staterelli (molti di loro, a gruppi, poi si fondono a formare un solo lander), che è rimasto fino ad oggi. La stessa cosa gli Stati Uniti, che nascono come una federazione di 13 Stati diversi tra di loro, al momento in cui decidono di combattere gli invasori inglesi, nel 1774. E poi successivamente si sono aggregati gli altri Stati, in molti casi man mano che venivano creati.
Ma ci sono Stati centralisti che sono diventati federali? No. Quando uno Stato, per un motivo o per un altro, si è avviato da centralista a federale, ha finito sempre con l'essere distrutto dall'esterno o sconvolto da una guerra civile o nel migliore dei casi, si è scisso. Senza andare troppo lontani, abbiamo due esempi molto semplici. Il primo è la Cecoslovacchia alla fine degli anni '30. Pressata dai tedeschi, con un governo eccessivamente debole, tentò di resistere alla pressione diplomatica creando un federalismo unito ad una forte autonomia dei Sudeti (popolazione di origine tedesca, che contava circa 3,5 milioni di persone, situate nell'est del Paese) sperando di salvarsi; ma finì fagocitata in due rate dai tedeschi. Oppure la Jugoslavia degli anni '90. Dopo la morte di Tito, che aveva creato uno Stato cerntralista (anche se i serbi spadroneggiavano un po' troppo), si comincia a parlare di uno Stato federale. Quando lo si realizza, sloveni, croati e montenegrini cominciarono a protestare e pian piano si staccano, con tutte le conseguenze che ci sono state: guerra civile, stragi, pulizia etnica e così via.
C'è da considerare un altro punto che ci accomuna a queste due storie che qui ho solo tratteggiato (lo spazio è tiranno) e che vi invito a dapprofondire: la debolezza politica. Sia nella Cecoslovacchia degli anni '30 che nella Jugoslavia del dopo-Tito ci sono stati solo politici imbelli ed incapaci, che non hanno certo lasciato traccia nella storia. Esattamente come da noi in Italia, dove, se si escludono i politici che si distinguono in materia di criminalità, il resto non comprende persone che abbiano particolare qualità.
Ma ci sono tensioni separatiste in Italia oggi? Certamente. Ci sono due specifici interessi. Da una parte la classe industriale italiana, a cui conviene tentare l'operazione che stanno portando avanti da 30 anni: staccare il sud in modo da lasciar loro tutto il debito pubblico e creare un nuovo Stato, il nord Italia, che non avrebbe un centesimo di debito ma la maggior parte delle industrie italiane e tutto l'apparato bancario-assicurativo oggi esistente. Dall'altra parte, una Italia povera ed economicamente distrutta è la base ideale per creare uno Stato mafioso, fuori dall'Europa, ma zona franca per ogni mafia del mondo come base.
Ovviamente nessuna delle due idee alberga nella mente della maggior parte delle persone oneste. Ma quanti sono i politici italiani ai quali importa qualcosa quello che pensa la gente?

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di Antonio Rispoli
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