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Napoli. Nel centrodestra è resa dei conti tra le "correnti"

Il "governo del fare" vacilla prima ancora di iniziare


Il 'governo del fare' vacilla prima ancora di iniziare
01/04/2010, 10:04

NAPOLI - La vittoria di Stefano Caldoro e del centrodestra apre, di fatto, una nuova stagione politica e amministrativa per la Campania. Nuova stagione politica non significa migliore. Bisognerà tastare la stabilità, l’efficienza, il progetto politico di una coalizione che negli ultimi anni non ha brillato per la qualità della classe dirigente e per l’azione di un’opposizione troppo spesso interessata agli affari. Un’opposizione connivente e consociativa.
Il primo banco di prova sarà la composizione della nuova giunta. Tanti i problemi sul tavolo: la resa dei conti nel Popolo delle libertà, i super-consiglieri rieletti a suon di migliaia di preferenze chiedono visibilità, potere e gestione. Il rapporto con l’Udc di Ciriaco De Mita. Gente buona per tutte le stagioni. Hanno amministrato col centrosinistra ottenendo risultati fallimentari. Ora si propongono come alternativa di “buon governo” al fallimento che loro stessi hanno collezionato. Lo “scudocrociato”, col suo nove per cento ottenuto in Campania, ha un peso specifico. I democristiani sanno bene di essere stati determinanti e sono pronti a mostrare i muscoli. Poi, c’è il problema legato alla questione morale. Archiviato il progetto delle liste trasparenti annunciate da Berlusconi, la maggioranza di Stefano Caldoro è imbottita di consiglieri chiacchierati e condannati. Condannati per brogli elettorali. Condannati per associazioni a delinquere. Chiacchierati per rapporti di parentela con la criminalità organizzata. Chiacchierati per gli affari che volevano e vogliono consumare sul territorio insieme ad esponenti della camorra. Lo dicono le inchieste. Lo scrivono gli investigatori. Basta spulciare gli archivi della Dda, direzione distrettuale antimafia, per capire di cosa parliamo. Pietro Diodato del Pdl pretende una poltrona in giunta. Roberto Conte non ha intenzione di mollare e rivendica la sua appartenenza al centrodestra e del partito che rappresenta: Alleanza di Popolo. Fulvio Martusciello del Pdl ha chiesto un assessorato. Ha fatto campagna elettorale da assessore in carica. Lo stesso vale per Pasquale Sommese. Il regolamento di conti nel Popolo delle libertà tra Nicola Cosentino e Italo Bocchino, dopo le polemiche al vetriolo pre-elettorali, arriverà alla resa dei conti. Si lotta in una giungla per ottenere poltrone e potere. La svolta tanto paventata, almeno nelle metodologie, non c’è stata. Lottizzazione e spartizione. Parlano di “governo del fare” anche in Campania. In verità, il centrodestra ha vinto pure le elezioni provinciali a Napoli e del “governo del fare” non c’è nemmeno l’ombra. O meglio, se c’è nessuno se n’è accorto. La maggioranza provinciale, guidata da Luigi Cesaro, parlamentare del Pdl e leader campano del partito di Berlusconi, alterna il suo impegno e la sua presenza tra Roma e Napoli. Una maggioranza lacerata impedisce lo svolgimento del Consiglio. Poche sedute convocate, nella maggioranza dei casi andate deserte per mancanza di numero legale. Un esempio che la dice lunga sull’efficienza del centrodestra in Provincia: quella di Napoli è l’unica d’Italia a non aver ancora nominato il collegio dei revisori dei conti. Un atto obbligatorio per legge. SI tratta del nucleo che deve controllare la spese dell’Ente e vigilare sulla politica finanziaria attuata dalla giunta. Nicola Cosentino, a vittoria conquistata, è stato l’unico a d alzare il tiro: “Non abbiamo più alibi. Se il centrodestra non è capace di governare, sia consapevole che torniamo tutti a casa”. Ecco il centrodestra. Ecco il “governo del fare”….

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di Giovanni De Cicco
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