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Il Governo Monti ed i sacrifici che aspettano tutti noi.


Il Governo Monti ed i sacrifici che aspettano tutti noi.
22/11/2011, 08:11

 


 

IL GOVERNO MONTI ED IL DIFFICILE FUTURO CHE CI ASPETTA.


 


 

di Raffaele Pirozzi e Giuseppe Biasco.


 

Sabato scorso, Berlusconi era ancora presidente del Consiglio e tutti noi aspettavamo con ansia che salisse al Quirinale per dimettersi. A distanza di una settimana abbiamo un nuovo Governo, presieduto dal professore Mario Monti, che ha ottenuto una maggioranza mai registratasi in Parlamento. Come tutti abbiamo capito, il suo è un Governo del Presidente, fortemente voluto da Napolitano ed unanimemente accolto, come l’unica soluzione possibile nella situazione im cui il Paese si trova. Questo significa che la nostra attuale condizione resta grave e che per essere risolta si devono attuare misure adeguate e provvedimenti seri per il risanamento economico. Ci troviamo in una fase nuova, non sappiamo ancora nel merito quanto ci costerà il risanamento economico e quali provvedimenti saranno presi, tutti hanno espresso le proprie richieste e chiarito le proprie posizioni, mentre il governo ha parlato di equità e crescita.

Personalmente ho molte riserve rispetto a questo Governo che sembra meno debole di quanto non lo vogliano far apparire. Questo Governo è la migliore ed unica possibilità che la borghesia italiana ha per dimostrare il suo spessore culturale e le sue capacità di governare il paese. L’immagine che fino ad ora gli imprenditori, i finanzieri ed i professionisti italiani avevano dato era quella di una classe sociale in pieno disfacimento, legata più all’apparire che alla sostanza. I vecchi “padroni del vapore”, anche quelli che venivano dalla povertà e che si erano fatti da soli, mantenevano un atteggiamento pubblico basato sulla eleganza,sulla serietà e sulla moderazione dei costumi. Nell’era berlusconiana tutto questo era andato perduto e l’immagine della borghesia italiana in tutto il mondo è stata quella di un paese travolto da comportamenti immorali, dalla corruzione e dallo sfacelo dei costumi civili. Oggi, ad una sola settimana dalle dimissioni di Berlusconi, abbiamo recuperato una immagine che rispecchia molto il paese reale. Monti e la sua signora hanno comportamenti da persone normali, vanno a messa e si recano insieme a visitare una mostra, dove pagano i biglietti. Il messaggio che arriva dalla classe dirigente borghese del nostro paese e che si riprendono gli antichi ed austeri comportamenti, quelli della serietà, del rispetto delle regole e delle istituzioni, quelle del potere concreto e reale basato su solide basi e concrete ricchezze. Il tempo della finanza virtuale e speculativa sembra finito. Dietro Monti sembra aleggiare la figura di Enrico Cuccia, il banchiere più potente d’Italia, che con MedioBanca, governava il sistema industriale italiano. Senza che nessuno lo conoscesse. Questa strada è quella intrapresa da Monti. Questa scelta mi preoccupa molto,speriamo che mi sbagli! Non vorrei che dietro la serietà e la severità di Monti si nascondessero sacrifici pesanti per noi tutti, pensionati, lavoratori, giovani e donne disoccupati disabili e tutti coloro che soffrono la crisi da tempo e che hanno già pagato molto.

In attesa dei primi provvedimenti del nuovo Governo, mentre ci godiamo un poco di pace mediatica per la perdita di ruolo e di immagine del centro destra e del Cavaliere, il nostro pensiero va a tutto quello che poteva essere e purtroppo non è stato. Per spiegare meglio quello che vogliamo affermare è necessario riprendere alcune definizioni che sono state usate nel dibattito parlamentare e politico delle scorse giornate. “Dobbiamo ricostruire il paese!” ha affermato Bersani, gli altri hanno parlato di “Responsabilità”, di “Necessità imposta!” Queste immagini retoriche cercano di sintetizzare le posizioni dei diversi schieramenti nell’accettare il nuovo Governo. La sostanza del dibattito è che è avvenuto un disastro economico, sociale e politico a cui bisogna mettere mano. L’immagine che resterà legata a questo periodo è quella del terremoto dell’Aquila, che è stato il palcoscenico dell’incontro dei grandi della terra, ha avuto una notorietà generale e non ha prodotto in pratica niente per i poveri cittadini, sfrattati ed abbandonati. Un terremoto è un fenomeno naturale a cui non si può resistere. Se si costruisce bene però, si possono limitare i danni e ridurre in maniera consistente le vittime. Purtroppo però, quando arriva la scossa, tutto quello che era prima non sarà più lo stesso. Molte cose andranno perdute e con esse i ricordi, i sentimenti e i rapporti sociali che nel corso dei decenni si sono strutturati. La ricostruzione, non potrà mai restituire tutto quello che si è perduto, il mondo che verrà non sarà più quello che esisteva prima dell’evento tragico. Le macerie dell’Aquila, abbandonate alle intemperie ed al degrado, sono il monumento di tutto quello che non doveva essere fatto. La demagogia è la madre della mancanza di operosità generosa e concreta. La demagogia, insieme alla mancanza di democrazia partecipata, ovvero il coinvolgimento dei cittadini, rende il danno subito un male difficile da recuperare. Occorreranno ancora più sacrifici, più soldi e nuove competenze per restituire dignità a chi, senza colpe, ha subito un danno irreparabile. Quello a cui nessuno fa riferimento, in queste circostanze è il dolore delle persone, quel danno invisibile, che si ripete nel tempo e che cambia definitivamente la vita, la spegne e spesso la rende inutile. Questo è quello che è successo in Italia durante questo periodo di sconvolgimento economico, sociale e politico in cui il Governo Berlusconi ha trattato in maniera virtuale una crisi drammatica e concreta che come un terremoto ha sconvolto le nostre famiglie e le nostre vite. Non ci siamo ancora accorti del danno subito, non abbiamo ancora fatto il bilancio di quello che abbiamo perso e quanto saremo costretti a sopportare per uscire da questa fase. Esiste un danno economico e sociale a cui mettere mano. Il nostro mondo dovrà cambiare per forza, tutti dovremo pagare il costo di una crisi che non abbiamo provocato. Può darsi che le capacità di Monti siano tali che riusciremo a superare questa fase difficile, ma il dolore che molti di noi hanno dentro non sarà mai recuperato. Ai giovani costretti ad una precarietà senza speranza, ai lavoratori messi in cassa integrazione o in mobilità,ai disabili infamati, ai dipendenti pubblici considerati alla stregua di categorie assistite, agli studenti ed ai professori a cui è stata negata una università ed una scuola pubblica efficiente, a tutti coloro che pagano le tasse e sono stati sistematicamente presi in giro dagli evasori di regime, a tutti coloro che in questi anni hanno sofferto per ingiustizie e povertà:il dolore non passerà facilmente! Le macerie provocate dalle illusioni del centro destra, resteranno a lungo nella nostra società, che deve essere ricostruita economicamente, ma anche e soprattutto moralmente, per tornare ad immaginare insieme un mondo migliore in cui vivere.

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di Raffaele Pirozzi
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