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Franceschini: Stato sia compatto alle spalle dei militari

Il Governo si divide sull’Afghanistan, poi la Lega frena


Il Governo si divide sull’Afghanistan, poi la Lega frena
28/07/2009, 00:07

Dopo gli ultimi attentati, le missioni internazionali hanno diviso l’esecutivo dando inizio ad una nuova querelle. Ad accendere la miccia Umberto Bossi, che l’altro ieri aveva sostenuto che, vista la situazione, sarebbe preferibile “tornare a casa”. Parole che cozzano con il punto di vista del Pdl, per il quale la presenza a Kabul resta “imprescindibile”. Dopo lo scontro, però, arriva il dietrofront della Lega: “Nessun contrasto. Basta polemiche. La Lega, - affermano in una nota congiunta i capigruppo parlamentari Federico Bricolo e Roberto Cota, - ha sempre mantenuto gli impegni assunti dal Governo e lo farà anche in questo caso. Dunque non c’è alcun contrasto a livello di maggioranza. Bossi ha aperto una riflessione giusta peraltro in corso in molti paesi impegnati in Afghanistan”.
Le parole di Bossi hanno trovato oggi eco nelle dichiarazioni di Calderoli che, intervistato da Repubblica, pur ammettendo un passato “interventista”, ha detto di aver fatto poi il “mea culpa”. Il ministro della Semplificazione ha chiesto di “ragionare” sulla missione, senza ritirarsi, ma perlomeno di lasciare Libano e Balcani. “Sull’Afghanistan, - ha dichiarato Calderoli, - la stragrande maggioranza degli italiani la pensa come Bossi. Prima o poi il mondo occidentale dovrà fare autocritica perché la democrazia non si esposta e non si impone”. Malgrado la parziale frenata della Lega, le parole di Bossi e Calderoli mettono in difficoltà il governo, coi due ministri che sembrano schierarsi più dalla parte della opposizione, contestando le missioni internazionali ed evidenziando quindi la possibilità di spaccature sull’argomento all’interno della stessa maggioranza.
Passo successivo di questo nuovo scontro, nato all’interno della stessa maggioranza, è la replica di La Russa. “La presenza dei nostri militari in Afghanistan è imprescindibile, - ha detto il ministro della Difesa, - lasceremo il Paese solo quando saranno garantite le condizioni di sicurezza”. In altre parole, il Governo non ha nessuna intenzione, almeno per il momento, di far rientrare i nostri soldati. Sul tema della sicurezza nell’Afghanistan, il titolare della Farnesina ha posto l’attenzione sulla possibilità che i disordini possano aumentare proprio ora che il voto è alle porte. “Servono elezioni credibili, e quindi con una reale partecipazione del popolo afghano, - ha dichiarato Franco Frattini, - è noto che i nemici della democrazia cercheranno di colpire maggiormente durante il periodo di preparazione del voto”.
Sulla questione è intervenuto anche il segretario del Pd, Dario Franceschini, bacchettando i due ministri che hanno sollevato ed alimentato la querelle. “Questo non è il momento di far rientrare i ragazzi italiani dall’Afghanistan ma di far completare il loro lavoro”, ha detto Franceschini, aggiungendo che “i ragazzi italiani, che stanno in Afghanistan perché lo Stato li ha mandati, hanno il diritto di non vedere ministri che litigano tra di loro con interviste sui giornali semplicemente per raccogliere qualche consenso o qualche voto in più. I nostri ragazzi hanno diritto di avere un Governo e un Parlamento che compattamente stanno alle loro spalle”.
Contrario al ritiro anche Francesco Rutelli, presidente del Copasir, che, alludendo alle dichiarazioni di Bossi, invoca il “pieno supporto delle istituzioni” per i militari.
Belisario, esponente di Italia dei Valori, infine si chiede: “Siamo lì per garantire la pace o per partecipare a una guerra?”. “Certo, - continua, - in questo momento bisogna resistere per consentire elezioni democratiche il 20 agosto, ma subito dopo il senso della missione va ridiscusso. L’Italia non può partecipare a nessuna guerra, lo dice la nostra Costituzione”.
 

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di Nico Falco
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