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Il governo tecnico, il miglior spot per Berlusconi


Il governo tecnico, il miglior spot per Berlusconi
31/10/2011, 12:10

Ormai è un leit motiv che si sente ovunque, nell'opposizione: Berlusconi deve fare un passo indietro e dimettersi, per essere sostituito da un governo "di unità nazionale", guidato da Mario Monti (ma non dovrebbe essere il Presidente della Repubblica a decidere?) che associ Pdl, Lega, Udc, Pd ed Idv. Ha iniziato a dirlo Casini, poi si è accodato Bersani, adesso anche Di Pietro non respinge l'idea.
Vediamo di chiarire un punto: che ne sia consapevole o no, che sia volontario o no, chiunque preme per un governo tecnico o lo propone o lo sostiene, sta lavorando a favore della prossima campagna elettorale di Berlusconi. Il quale potrà ben dire di essere una vittima dei poteri forti, che tramano alle sue spalle per non farlo governare (ovviamente riferendosi alla Spectre comunista, di cui Merkel e Sarkozy sono i rappresentanti all'estero) e che è a causa loro che finora non è riuscito a fare quelle riforme che lui ha in mente per far crescere il Paese.
Perchè è bene chiarire una cosa: chi si illude che Berlusconi si dimetta da solo, è solo uno che ha vissuto gli ultimi 17 anni su Venere. Ormai anche un bambino di 5 anni sa che il premier è sceso in politica per salvaguardare i propri interessi. Giusto per rinfrescare la memoria a chi non ricorda certi dettagli, è bene ricordare che nel 1993 Silvio Berlusconi era tecnicamente fallito: Fininvest aveva debiti per 9000 miliardi di lire e un patrimonio di 4000 miliardi di lire. Solo dopo la sua entrata in politica, grazie anche all'appoggio del Pds (chi non ricorda D'Alema che garantì politicamente l'entrata in Borsa di Mediaset, quando non ce n'erano i presupposti economici?), cominciò a tappare i suoi debiti. E tuttora continua ad usare la politica per lo stesso motivo: i cinque processi penali in corso, la causa civile contro De Benedetti, che gli è costato 560 milioni; i debiti di Endemol, di proprietà del premier da 4 anni, che hanno superato i 2 miliardi; la Mondadori, che è arrivato ad oltre 200 milioni di debito, il contenzioso fiscale da oltre 300 milioni che l'anno prossimo arriverà in Cassazione... sono tutte cose (e non sono le sole) per cui il premier non intende pagare di tasca sua ed userà, come ha sempre fatto dal 1994 ad oggi, la politica per scamparla. Per questo non può lasciare il posto di Presidente del Consiglio. L'Italia va a pezzi, data l'incapacità dimostrata da questo governo e la maggioranza ormai risicatissima? Dettagli. Quello che gli interessa sono solo le sue imprese. E lui non ne fa certo mistero: l'ultima volta l'ha ripetuto giovedì sera in un pubblico intervento.
Data questa premessa, non c'è motivo per cui il premier debba dimettersi. Ma è un ottimo argomento elettorale, da presentare ai suoi elettori: colpa di Casini, colpa di Bersani, colpa di Fini, colpa dei magistrati, colpa di Di Pietro, colpa di Merkel e di Sarkozy, colpa di Tremonti... insomma, colpa di tutto il mondo, ma mai colpa sua. In effetti, se nel Pd e nel Terzo Polo ci fosse veramente voglia di sconfiggere politicamente Silvio Berlusconi, il modo è semplice: continuare da una parte con le "trappole" parlamentari; dall'altra lavorare per accentuare le spaccature sia all'interno del Pdl (scajolani e Pisanu) e della Lega ("cerchio magico" e maroniani). Ma per fare questo deve continuare la collaborazione parlamentare tra i gruppi con questa finalità. E' chiaro che se invece si continua a gridare all'inciucio e al governo tecnico, non si fa altro che rafforzare il premier.

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di Antonio Rispoli
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