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Il Meridionalismo immaturo e litigioso che uccide il Sud

Perchè nel Mezzogiorno continua la guerra tra poveri

Il Meridionalismo immaturo e litigioso che uccide il Sud
22/04/2011, 21:04

A pensarci mi viene in mente una delle scene più significative di "Braveheart": il gran consiglio dei nobili scozzesi si riunisce per festeggiare la prima gloriosa vittoria contro l'esercito inglese e per proclamare William Wallace cavaliere.
All'inizio il clima è disteso ma poi, quando si deve decidere riguardo la spartizione delle nuove terre conquistate, le varie fazioni si scontrano aspramente; rivendicando ognuna la propria insindacabile superiorità sulle altre. Tra i vari movimenti e movimentini spuntati come funghi negli ultimi anni, il copione non sembra poi tanto differente: tutti uniti nella retorica, nella demagogia e nel populismo spicciolo e tutti altrettanto divisi quando si tratta di sublimare i proclami, concretizzare le idee; valorizzate gli slanci.
Tra personaggi a dir poco "pittoreschi", estremisti di varia risma, improvvisati, narcisti e confusi, il fantomatico progetto per il riscatto del Mezzogiorno si diluisce fino a sparire; zittito da un mare di urla isteriche che non riescono a dire nulla di interessante, di non puerile; di non smaccatamente patetico. Il Sud non ha il suo William Wallace e, anche se lo avesse, rischierebbe comunque di finire come la Scozia: "indipendente" dalla corona britannica quanto da sempre ininfluente a livello europeo e globale.
Tutto il circo più o meno deprimente dei vari partiti pro meridione si risolve così in un coro stonato di accuse e controaccuse, di dispetti e ritorsioni, di ricatti e di minacce. Ancora una volta la guerra viene combattuta dai poveri e vinta dai ricchi e dai furbastri.  Ancora una volta il tumulto chiacchiereccio cela l'immobilismo dei fatti. Magari questo editoriale a qualcuno sembrerà pessimista e "disfattista" ma, da quel che ho osservato e continuo ad osservare, il meridionalismo rischia di morire ancor prima di nascere.
Il dramma, il vero dramma, è che ci si è convinti in maniera così decisa di non aver bisogno di una guida capace ed intransigente prima ancora che carismatica e ciarliera, che alla fine tutto si è risolto in mete raggiunte a metà ein  personaggi di dubbio valore capaci di trasformare i numerosi ragionevoli dubbi in  un'unica, difficilmente confutabile certezza: la contrapposizione aizzapopolo contro "l'altro" e "gli altri"  è un metodo d'approccio controproducente e vacuo. Un metodo che a volte premia nell'immediato ma, sempre, condanna alla sconfitta nell'immediato futuro. L'aspetto un po' deprimente di tutta la "storia", inoltre, è che a differenza degli scozzesi guidati da Wallace nessun gruppo meridionalista più o meno credibile ha vinto ancora qualche significativa battaglia: divisi ancor prima di doversi dividere la torta della vittoria, dunque. Se questo pastrocchio confuso di rivendicazioni e passatismi nevrastenici è il futuro, allora è sul serio meglio emigrare.

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di Germano Milite
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