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Il Paese in cui viviamo


Il Paese in cui viviamo
24/01/2011, 18:01

 

LO STRANO PAESE IN CUI VIVIAMO


 

di Raffaele Pirozzi e Giuseppe Biasco


 


 

La presunzione di innocenza è uno dei principi su cui si fonda l’esercizio della Giustizia in un paese pienamente democratico. Purtroppo in Italia, negli ultimi anni, questo sacrosanto principio, è stato utilizzato da persone fortemente compromesse con la Giustizia, per sostenere le proprie posizioni in politica e nella economia. L’ipocrisia è veramente grande, quando si finge di considerare Dell’Utri un senatore per bene, mentre è stato già condannato in due gradi di giudizio e si aspetta solo il parere della Cassazione per rendere efficace la dura condanna che ha avuto confermata in Appello. Nel frattempo, con i soldi di tutti i contribuenti, questo signore, continua a sedere nei banchi del Parlamento, svolgendo un ruolo importante. Secondo i “garantisti” per convenienza, Dell’Utri non può essere chiamato mafioso, perché non siamo giunti al termine del giudizio, solo quando la Cassazione si sarà pronunciata, potremo dire che era colpevole. Ebbene, secondo questo principio, che noi osserviamo con un ossequio quasi religioso, possiamo affermare senza tema di smentita, che il senatore Totò Cuffaro, ex Governatore della Sicilia, è un colluso con la mafia e per questo è in carcere a Rebibbia, dove speriamo che sconti interamente tutti i 7 anni di reclusione a cui è stato condannato in maniera definitiva. Ci auguriamo di poter dire lo stesso per Marcello Dell’Utri, perché siamo moralmente convinti della sua colpevolezza e nessuno ci può impedire di affermarlo! Finalmente, qualcuno entra in carcere! Tutti lo hanno visto in televisione, con la faccia contrita, che aspettava pregando in Chiesa la sentenza e che alla notizia del rigetto del ricorso, dichiarava con sofferenza da martire di credere nella Giustizia e di consegnarsi ad essa. Non era più lo stesso Cuffaro che festeggiava con i cannoli la sua condanna in prima istanza. Da allora sono passati molti anni e dalla inchiesta fino ad oggi ben 12 .Ci auguriamo che su questa strada verrano svolti i processi per Cosentino, Scajola, Brancher, Verdini e tutti gli amici del nostro Premier, coinvolti in affari con la delinquenza organizzata, con gli speculatori e i truffatori di Stato. Una domanda ci sorge spontanea da fare all’Oniorevole Casini: “Era proprio necessario far eleggere al Senato una persona come Cuffaro tanto compromesso con la mafia e con gli imprenditori collusi? Non c’erano in Sicilia cattolici per bene che meglio di Totò avrebbero potuto rappresentare una politica di centro moderato?” Dalle vicende attuali, si capisce che anche L’UDC, in Sicilia, non poteva fare a meno dell’apporto elettorale di questo pezzo corrotto della politica siciliana, che dalla Mafia riceve voti in cambio di protezione.

E’ uno strano paese il nostro, in cui si invoca la presunzione di innocenza per persone che nelle intercettazioni telefoniche, raccolte dagli inquirenti, dimostrano, in maniera evidente ed inequivocabile che stanno commettendo dei reati.

Il principio dell’innocenza fino a prova contraria è diventato il patetico rifugio dei potenti che commettono reati, con una pervicacia degna di miglior causa e che non intendono rispondere in nessun modo alla Giustizia. Nascono in questo modo campagne di stampa contro i giudici, vengono messi alla prova i migliori legali del paese, che devono contrastare l’azione dei magistrati, non per difendersi in Tribunale, come pure sarebbe giusto, ma per non dover proprio sopportare nessun provvedimento, nessun giudizio. La sindrome è quella infantile, simile a quando un bambino, colto sul fatto di una evidente marachella, timoroso di una punizione inevitabile, grida con tutte le sue forze:”Non sono stato io!”

Il nuovo caso che coinvolge Berlusconi, appartiene a questo tipo di sindrome. Quello che colpisce e che gli italiani non ne vogliono sentir parlare, non pensano di essere coinvolti, non sono convinti delle colpe del Premier. I giudici fanno “orrore”, come afferma la figlia Marina, la colpa è di Fini che non ha permesso la legge sulle intercettazioni, la sinistra è colpevole perché non considera il Cavaliere innocente a prescindere e ne chiede le dimissioni in spregio della democrazia. A nulla servono 5 anni di scandali, di tentativi palesi di corruzione di giudici, di condanne evitate per leggi ad personam, di frequentazioni con minorenni e stelline, comportamenti amorali, arroganti e violenti. A nulla sono valse le denunce della moglie Veronica, l’elezione in Parlamento di giovani chiacchierate, la nomina a Ministro di ex stelline della televisione, che avevano l’unico merito di essere state sedute sulle ginocchia del Cavaliere. A nulla vale, l’improvvisa presenza alla festa di Noemi, la ragazza che compiva i diciotto anni a Casoria, a niente è valsa la denuncia di Patrizia D’Addariio, a niente vale la telefonata in Questura del presidente, che dice delle falsità, per far liberare una ragazza di 17 anni, fermata per un furto da tremila euro. Una vicenda in cui è protagonista una consigliera regionale del PdL, coinvolta in losche vicende di ragazze facili e di soldi ancora più facili. Per metà degli italiani, deve continuare a fare il Presidente virtuale di un paese allo sbando. E’ proprio strano questo paese, fino a quando si farà prendere in giro dal vecchio di Arcore? Fino a quando dovremo assistere alla caduta di dignità e di immagine del nostro paese nei confronti del mondo intero?

Il Presidente è innocente? Speriamo che decida di sottoporsi al giudizio della Magistratura, speriamo che la sua innocenza possa essere definitivamente provata. Questo però non elimina il giudizio morale che è importante in politica. La presunzione di innocenza vale per i reati commessi, nessuno può impedire agli italiani il giudizio morale su la persona che li deve Governare. Se anche non avesse mai pagato quelle ragazze, un premier dalla vita personale tanto viziosa e sfrenata non è necessario ad un paese che stringe la cinghia, che fa sacrifici notevoli e che è costretto a livelli di vita sicuramente inferiori a quelli degli anni passati. I conti pagati dal presidente per quelle serate sono vertiginosi, solo la spudoratezza di un vecchio satiro può far passare per aiuti e beneficenza, quello che è invece il costo esagerato di notti brave. Il nostro premier è ricco, sperpera centinaia di migliaia di euro per una notte di follie casalinghe, con amici e belle ragazzine, facendo in questo modo concorrenza al calciatore del suo Milan, Ronaldinho, che in una sola notte aveva bruciato 50 mila euro in bagordi. Il calciatore è stato subito ceduto, perché i suoi comportamenti non sono stati ritenuti corretti e professionali dalla società. Noi riteniamo che le regole del Milan sono corrette, il suo proprietario è invece molto scorretto. Anche Berlusconi dovrebbe andarsene, dovremmo cederlo ad un’altra squadra, che giochi in qualche campionato inferiore. Berlusconi jnon è ne corretto, ne professionale, il nostro paese merita un po’ di giustizia. Il nostro paese si merita uno premier che gli restituisca il sorriso, insieme alla speranza di un nuovo sviluppo.

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di Raffaele Pirozzi
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