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Il Pd ancora in lotta per aiutare Berlusconi


Il Pd ancora in lotta per aiutare Berlusconi
08/02/2012, 14:02

Di solito si dice che tre indizi fanno una prova. Se è così, allora abbiamo la prova provata che l'interesse primario del Pd (e prima di lui dei Ds e del Pds) è quello di far governare SIlvio Berlusconi. Infatti è almeno la terza volta che Berlusconi è politicamente morto, ed è la terza volta che a salvarlo è il centrosinistra.
La prima fu nel 1998. Berlusconi era in quel momento KO. Il suo primo governo era stato un disastro e crollato dopo 7 mesi; durante il governo DIni il Pdl si era emarginato. Nel 1996 aveva vinto le elezioni Prodi, che aveva portato l'Italia in Europa (con Forza Italia che si era rifiutata di partecipare alla discussione sulla finanziaria decisiva, in quanto voleva che l'Italia restasse fuori dagli accordi commerciali con il resto dell'Europa e dall'euro) e aveva cominciato l'opera di risistemazione del debito pubblico. Berlusconi era riuscito, grazie alla protezione politica (quanto meno in veste ufficiosa) che gli aveva offerto D'Alema e aveva quotato Mediaset in Borsa, ottenendo abbastanza liquidità da pagare una parte consistente dei debiti che nel 1993 l'avevano costretto ad entrare in politica; ma ce n'erano ancora parecchi. I sondaggi davano il partito in discesa costante (sottoi il 25% e c'erano ancora 3 anni prima delle elezioni. Insomma, bastava una spintarella per farlo scomparire definitivamente dalla scena politica. E in quel momento arriva il primo dei suoi salvatori: Massimo D'Alema. Il conte (anzi, visconte) Max gli offre un posto alla Commissione Bicamerale, con il risultato che sappiamo: Berlusconi che lo mena per inl naso per 3 anni e che poi, a pochi mesi dalle elezioni, rovescia il tavolo. Tanto non gli serviva più: l'iniziativa di D'Alema aveva distrutto la popolarità dei Ds e aumentato a dismisuira quello di Forza Italia. E così alle elezioni del 2001 ci fu la vittoria del proprietario di Mediaset.
Il secondo episodio è nel 2007. Dopo la sconfitta ad opera nuovamente di Prodi, ilk quale stava nuovamente risistemando i conti pubblici sfasciati dal quinquennio berlusconiano, Berlusconi era nuovamente alle corde. Fini e Casini l'avevano praticamente mandato a quel paese; la Lega no (nè può farlo, visto che nome e simbolo del partito sono di proprietà del Berlusca) ma il malumore interno era forte; anche i suoi tentativi di campagna acquisti, a parte Sergio De Gregorio - acquistato dall'Idv 24 ore dopo l'ufficializzazione del dato - erano a terra. Ma ecco il secondo angelo che arrivò: Walter Veltroni, che lo invita a partecipare al tavolo delle riforme, mentre, col Pd, assicura che non ci saranno alleanze con i partitini che in quel momento sostengono il governo Prodi (e con il porcellum, senza alleanze i partitini sotto il 4% non entrerebbero in Parlamento). Questo da la forza a Berlusconi di rovesciare i rapporti di forza: crea il Pdl, Fini non ha il coraggio di staccarsi; nel centrosinistra la tensione tra i partitini cresce e crescono i litigi, che fanno aumentare i favori al Pdl e scendere quelli per il Pd. E quando i tempi sono maturiu, Mastella e Dini fanno cadere il governo Prodi e Berlusconi vince le elezioni del 2008.
Oggi la stessa cosa: il Pdl è ai minimi, con sondaggi di poco sopra il 20%, mentre il Pd resta sopra il 25%; c'è molta tensione nel Pdl tra i vari colonnelli, mentre Berlusconi - vuoi per tattica, vuoi per altri motivi - è nelle retrovie. Davanti c'è Alfano, che è odiato da tutto il Pdl. Al momento delle dimissioni del precedente governo, se si fosse andato ad elezioni, una alkleanza Pd-Idv-Sel avrebbe avuto un 40% di voti. E invece no: Bersani prima sostiene il governo Monti insieme al Pdl, poi comioncia ad inciuciare nei sottoscala e nei tunnel, adesso lo fa ufficialmente e all'aria aperta. E così il Pdl comincia la risalita nei sondaggi (nel 2012 il Pdl è salito di almeno un punto, la Lega di 2 e più), a scapito del Pd e di Sel, soprattutto. Ed ora il colpo di genio: un tavolo per fare una legge elettorale che faccia gli interessi dei due partiti maggiori. C'è per esempio il progetto Ceccanti: metà Parlamento eletto con sistema uninominale, metà col proporzionale con soglia di sbarramento all'8% per ogni singolo partito. Un sistema che consentirebbe di impedire l'arrivo in Parlamento di molti partiti: Pdl e Pd sono sicuri, ma per la Lega è molto incerto mentre gli altri dovranno ottenere un mezzo miracolo per farcela. Altri 4-5 mesi di questo comportamento e la vittoria del Pdl alle prossime elezioni sarà sicura. E quindi, quando Berlusconi prenderà il tavolo delle trattative sulla legge elettorale e lo ficcherà in testa a Bersani, a quel punto sarà difficile lamentarsi. L'esito è scontato.
Ma la cosa più grave sarà il comportamento degli elettori. Di quelli del Pdl e della Lega, che rivoteranno ancora i loro partiti, che hanno distrutto l'economia italiana, grazie alla loro completa incapacità economica e politica (tralasciando tutti gli aspetti legati alle indagini dei magistrati). E di quelli del Pd, che continueranno a votare il partito nonostante uno dopo l'altro tutti i segretari di partito agiscano contro gli interessi del Paese e, in sostanza, contro la volontà degli elettori. A meno che gli elttori del Pd non vogliano essere governati dal Berlusca...

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di Antonio Rispoli
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