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Anche 13 deputati scrivono ad Epifani per lo stesso motivo

Il Pd in rivolta: 70 senatori vogliono uno "scatto d'orgoglio"


Il Pd in rivolta: 70 senatori vogliono uno 'scatto d'orgoglio'
11/07/2013, 17:47

ROMA - Continua ad essere alta la tensione all'interno del Pd. Lo dimostra il documento, firmato da 70 senatori di quel partito, in cui si protesta contro la spaccatura nel partito causata dalla scelta di chiudere i lavori della Camera e del Senato per un pomeriggio. 
Nel documento si chiede "uno scatto d'orgoglio". E poi aggiungono: "La distanza tra quanto comunicato in queste ore e ciò che davvero è accaduto e sta accadendo nelle aule parlamentari è davvero paradossale. Appare in gran parte incomprensibile l'occasione che sta perdendo il partito di spiegare e valorizzare le scelte, certo faticose e non facili, dei suoi parlamentari. Siamo concordi nel giudizio critico sugli eventi di ieri, la drammatizzazione di vicende giudiziarie del leader di un partito, il Pdl, con toni e modalità che nessuno di noi ha condiviso. Piacerebbe, però, vedere uno scatto d'orgoglio da parte del Pd e che fossero comunicate meglio le nostre buone ragioni al Paese. A cominciare dalla fatica e dalla responsabilità nel sostenere un Governo chiamato a realizzare riforme a fronte di una crisi gravissima. Sapevamo che non stavamo creando un governo di larghe intese con Merkel o Cameron, ma le condizioni di urgenza cui ci richiamava qualche settimana fa il presidente Napolitano non sono cambiate. E' demagogico invocare il ritorno alle urne quando tutti sappiamo che il porcellum ci restituirebbe un parlamento altrettanto frammentato e ingovernabile. Non sosterremmo un minuto di più questa maggioranza se non pensassimo che possa produrre in tempi certi le scelte di cui il Paese ha bisogno. Ma oggi rivendichiamo che questa è la miglior scelta che si possa fare date le circostanze". Tra i firmatari, Francesco Russo, Valeria Fedeli, Claudio Martini, Rita Ghedini, Giorgio Tonini, Francesco Verducci, Miguel Gotor, Stefano Collina, Paolo Corsini, Vannino Chiti, Camilla Fabbri, Paolo Guerrieri, Stefano Esposito, Giorgio Santini, Angelica Saggese, Giancarlo Sangalli, Francesca Puglisi e Rosanna Filippin.
Sulla stessa falsariga la lettera scritta ad Epifani da 13 deputati del Pd (Michele Anzaldi, Matteo Biffoni, Luigi Bobba, Simona Bonafè, Ernesto Carbone, Filippo Crimì, Marco Donati, David Ermini, Luigi Famiglietti, Edoardo Fanucci, Federico Gelli, Ernesto Magorno, Laura Venittelli): "Di fronte ai veri e propri insulti rivolti da colleghi Pd ad altri deputati del gruppo, crediamo che sia opportuna una valutazione da parte vostra sulla vicenda, per capire se non siano stati superati i confini minimi della correttezza e della decenza. Si tratta di episodi che non esitiamo a definire gravi, poichè legittimano addirittura l'insulto pubblico per chi non si allinea, in presenza peraltro di decisioni poco chiare e discutibili che hanno fatto parlare di cedimento a Silvio Berlusconi. Di fronte all'assenza di smentite, che alimenta un clima di scontro e di assoluta mancanza di rispetto tra colleghi di partito, ci chiediamo se situazioni del genere possano essere accettate in un contesto politico comune". Il riferimento è alle parole che si sono scambiati ieri deputati del Pd, dopo il voto sulla sospensione della seduta chiesta dal Pdl, in cui parte del partito ha votato a favore e parte contro. 

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di Antonio Rispoli
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