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Camera e Senato, caos per la spartizione delle poltrone

Il Pd offre Montecitorio al Movimento 5 stelle, Pdl insorge

Pdl punta al Senato, papabili Schifani, Nitto Palma e Galan

Il Pd offre Montecitorio al Movimento 5 stelle, Pdl insorge
12/03/2013, 19:05

ROMA - La partita sulle presidenze dei due rami del Parlamento è lungi dall’essere chiusa. Il Pdl, tanto più dopo l'incontro di oggi della delegazione del Pd con i grillini, vede notevolmente restringersi i margini di azione. In riunioni ristrette che anticipano l'incontro di oggi alle 19,30 con i democratici, lo stato maggiore del partito delinea la strategia in vista della prima seduta del Parlamento. La linea ufficiale, viene spiegato, resta quella illustrata ieri dal segretario Alfano ai parlamentari riuniti a Milano: ovvero, il Pdl non mercanteggerà per le poltrone. In realtà, fonti pidielline riferiscono che nelle riunioni degli ultimi giorni è emersa la linea di rivendicare per il Pdl lo scranno più alto di palazzo Madama: siamo la seconda forza al Senato, è il ragionamento, e “garbo istituzionale” e rispetto del voto popolare vorrebbe che la presidenza sia assegnata a noi. Il nome che circola in queste ore è quello del presidente uscente, Renato Schifani. Ma c’è anche chi avanza il nome dell'ex Guardasigilli Francesco Nitto Palma. Tuttavia, secondo gli ultimi boatos pidiellini, poiché la presidenza della Camera sarebbe stata proposta dal Pd al Movimento 5 Stelle - che non disdegnerebbe, sostengono in via dell’Umiltà - di conseguenza i democratici si terranno ben stretta la guida dell'altro ramo del Parlamento. Sempre fonti pidielline riferiscono che qualora l’obiettivo del Pd di “istituzionalizzare” il M5S dovesse fallire, allora la “spartizione” sarebbe la seguente: al Pd la Camera e a Scelta Civica il Senato, e i nomi più accreditati sarebbero rispettivamente quello di Dario Franceschini e Mario Mauro. L'elezione di Mauro, viene spiegato, equivarrebbe a uno schiaffo in piena faccia al Pdl. Il divorzio tra l'ex capo delegazione a Bruxelles, infatti, e il Pdl non è avvenuto senza strascichi. Sempre fonti di via dell'Umiltà, tuttavia, ribadiscono che la “vera” partita è quella che si giocherà per scegliere il successore di Napolitano. Dopo varie indiscrezioni, secondo le quali il Pdl sarebbe pronto a votare nomi interni o vicini alla sinistra, come D'Alema, Amato e Marini, è intervenuto direttamente Silvio Berlusconi per sgombrare il campo: innanzitutto, ”il centrodestra non ha bisogno di chiedere a nessuno, e tanto meno alla sinistra, candidati in prestito, perché, dopo tanti Presidenti di un solo colore, ha invece diritto a rivendicare un candidato diverso e di altra estrazione”. In secondo luogo, tiene a precisare il Cavaliere, la “ridda” di nomi che circolano sono solo conseguenza “della guerra scatenata” dal Pd che “si fa scudo del Pdl” per nascondere le “proprie beghe interne”. Un atteggiamento che Berlusconi definisce “grottesco”. Quanto alle altre “caselle”, nel Pdl manca ancora la scelta finale sui capigruppo, con conseguenti malumori. I nomi dati in pole position per Montecitorio sono quelli di Renato Brunetta e Maurizio Lupi, mentre al Senato i “papabili” sarebbero lo stesso Schifani - se, come teme il Pdl, dovesse sfumare il suo bis alla guida di palazzo Madama - Nitto Palma e l’ex governatore veneto Galan. Tutti nomi che, spiegano alcuni “malpancisti”, non riscontrerebbero i favori di tutto il gruppo. A Brunetta viene imputato un carattere non proprio conciliante, a Lupi invece le “distanze” prese verso la fine della scorsa legislatura dal Cavaliere, poi risanate. Ma è soprattutto il tema del rinnovamento che viene portato avanti da alcuni pidiellini: non possiamo, è il ragionamento, ripresentare le stesse persone che hanno già rivestito molteplici incarichi, soprattutto dopo la “ventata” di novità del M5S. Stesso discorso vale per il Senato. E così, tra le ipotesi, c’è chi avanza il nome di Simone Baldelli per Montecitorio o di Malan per il Senato.

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di Valerio Esca
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