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Il Pdl e il "bisogno di spiegare"


Il Pdl e il 'bisogno di spiegare'
03/04/2011, 07:04

Ancora ieri, per l'ennesima volta, abbiamo avuto un deputato del Pdl che ha parlato della necessità di scendere in piazza per spiegare il lavoro del governo. Si tratta del Ministro della Giustizia Angelino Alfano, ma non è questo che conta. E' questo "bisogno di spiegare" che il Pdl lamenta. Anche nell'intervento telefonico fatto ieri dal Presidente del Consiglio durante la riunione dei responsabili, Berlusconi ha parlato di un libro-dossier, che illustrasse tutto ciò che il governo ha fatto, da mandare alle famiglie italiane (naturalmente a spese dei cittadini stessi, ma queste cose non vengono mai specificate).
Il punto è: ma cosa devono spiegare, oltre quello che già spiegano? Noi abbiamo cinque canali televisivi nazionali (RaiUno, RaiDue, Italia 1, Canale 5 e Rete 4) dove l'opposizione al governo è praticamente scomparsa. Mantiene ancora qualche saltuaria presenza ad Annozero, e basta. Va un pelino meglio su Rai3, più equilibrato, e su La7, dove resta squilibrato a favore del governo, ma nelle trasmissioni si invitano così tante persone che non ci si bada (con le uniche eccezioni di Otto e Mezzo e In Onda, che di solito invitano due ospiti, uno per parte. Come si vede, c'è una sproporzione di tempi enorme. Certificati poi dai dati di tutti gli osservatori, che attestano come per esempio Berlusconi stia in video in media il triplo del tempo di tutti i suoi avversari messi insieme.
Non bastasse questo, c'è un predominio simile anche nella carta stampata. Certo, Berlusconi non ha potere di controllo sul Fatto Quotidiano, ma già Unità e Repubblica, anche se non gli sono certo alleati, non possono calcare la mano contro di loro. La minaccia di azzerare i contributi pubblici ai quotidiani - essenziali per tutti, tranne che per il quotidiano di Padellaro e Travaglio - ha spinto di recente anche i quotidiani contrari la governo ad adottare una certa cautela. Tutto il resto invece è sotto il controllo del premier. Anche quelli che si presentano come "neutrali", come il Corriere della Sera. Certo, nominalmente c'è un patto di sindacato che comanda, ma non è un caso che uno dei principali azionisti, Mediobanca, abbia nel suo consiglio di amministrazione ben due rappresentanti di Berlusconi: la figlia Marina e il suo amico, prestanome e socio in affari Tarek Ben Ammar (proprietario anche del 30% di La7, cosa da non dimenticare). Per non parlare ovviamente del Giornale, Libero, il Tempo, La Stampa e così via. Tutti quotidiani molto vicini a Berlusconi o comunque legati a lui.
Allora, che altro si deve spiegare? Tutti coloro che sono così ingenui da credere che ci siano aspetti positivi in ciò che il governo Berlusconi sta facendo, vengono raggiunti dalla campagna propagandistica berlusconiana e sommersi di elogi (spesso fasulli, come ha dimostrato l'episodio della falsa aquilana che a Forum è andata a raccontare che il capoluogo abruzzese era stato ricostruito grazie al governo Berlusconi) per il premier. Tutti gli altri, evidentemente, sono persone che si informano e capiscono che si tratta di balle. Quindi a che serve invocare la piazza? Solo per avere una prova muscolare? Ma anche questo è un errore. Tutte le ultime prove di questo genere fatte dal Pdl sono stati dei flop paurosi. Ormai è dal 2007 che non riesce a portare neanche 100 mila persone in piazza. Quindi, che prova muscolare è, se muscoli non ci sono?

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di Antonio Rispoli
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