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Cambio di strategia comunicativa della maggioranza

Il Pdl: "Non c'è nessun referendum sul nucleare"


Il Pdl: 'Non c'è nessun referendum sul nucleare'
02/06/2011, 16:06

Per chi non se ne fosse accorto, dopo queste elezioni amministrative, finite con una tremenda mazzata data al Pdl e alla Lega, i quattro referendum sono diventati importantissimi. Da una parte, abbiamo il Pd - che finora se ne era completamente disinteressato - che vuole sfruttarlo per cercare di dare un altro colpo al governo Berlusconi. Dall'altra, c'è il Pdl che adesso sta cercando di scoraggiare la gente dall'andare a votare, perchè, sapendo di uscire sconfitto in un confronto alla pari, non può che cercare di sfruttare l'allergia degli italiani alle urne elettorali.
E così ecco la nuova tattica, uscita fuori nelle ultime 24 ore: far capire che non c'è alcun referendum sul nucleare, che è quello che può richiamare più votanti. Se si leggono con attenzione le dichiarazioni degli esponenti politici della maggioranza ai giornali o in TV, oppure le parole dette dal direttore di Libero Maurizio Belpietro, si vede un cambio di rotta. A sentire loro, non c'è più alcun referendum sul nucleare, in quanto i piani sul nucleare sono stati cancellati dal decreto Omnibus. Rimane solo l'adozione di un generico "piano energetico", previsto dallo stesso decreto, che comunque esclude la costruzione delle centrali nucleari.
Ma è vero? Ovviamente no. In realtà il piano energetico può benissimo contenere la costruzione di centrali operative. Inoltre è un piano energetico la cui attuazione è stata data per delega ad un DPCM (Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri). Questo vuol dire che, mancando il quorum ai referendum, il 16 giugno Berlusconi, se trova i fondi necessari, può tranquillamente dare il via alla costruzione delle centrali nucleari con un proprio atto (il passaggio parlamentare ci sarebbe solo per procurarsi i soldi con una nuova finanziaria o con una legge similare.
Si tratta insomma dell'ennesimo trucco, escogitato per far calare la tensione dei cittadini italiani. L'articolo 5 del decreto Omnibus cancella la vecchia legge, ma non prevede espresso divieto di costruire le centrali nucleari. Invece, una vittoria dei sì al referendum conterrebbe - per giurisprudenza costante della Corte Costituzionale - un implicito divieto almeno per una ventina di anni. E sarà difficile aggirare il divieto - come è stato fatto per il finanziamento pubblico, diventato "rimborso spese elettorali" - cambiando il nome: l'energia prodotta da fissione nucleare è sempre quella. Di conseguenza, bisognerà fare attenzione alle bugie. Chiaramente, coloro a cui piace l'idea di avere una centrale nucleare davanti casa, possono lasciare invariata la situazione votando no; ma non andare, convinti che non ci saranno centrali di questo genere è un errore.

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di Antonio Rispoli
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