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Firmnata da Valentino, relatore l'avvocato del premier

Il Pdl prepara una legge anti-pentiti ma nessuno ne parla


Il Pdl prepara una legge anti-pentiti ma nessuno ne parla
02/02/2010, 12:02

ROMA - Le dichiarazioni di Spatuzza devono aver fatto paura al Presidente del Consiglio, se ha messo all'opera i suoi pezzi migliori: il vice di Ghedini, senatore Giuseppe Valentino, e il suo avvocato, Piero Longo. Il primo nel veste di proponente e primo firmatario; il secondo come relatore. La legge ha un titolo quasi anonimo: "Modifica degli articoli 192 e 195 del codice di procedura penale in materia di valutazione della prova e di testimonianza indiretta", ma l'effetto è chiudere qualsiasi possibilità di accettazione delle testimonianze dei pentiti. La norma introduce un nuovo comma, nell'articolo 192 del Codice di Procedura Civile, quello che determina le regole con cui un giudice valuta le prove: "Le dichiarazioni rese dal coimputato del medesimo reato o da persona imputata in un procedimento connesso assumono valore probatorio o di indizio solo in presenza di specifici riscontri esterni". Detto in altri termini, le testimonianze dei coimputati (quindi dei pentiti ma non solo) non servono a nulla senza riscontri specifici esterni. Non solo. c'è un comma bis che aggiunge: "Le dichiarazioni di più coimputati o imputati in procedimenti connessi assumono valore probatorio o di indizio ove sussistano le condizioni di cui al comma precedente"; per poi chiudere il cerchio con il terzo: "Sono inutilizzabili le dichiarazioni anche in caso di riscontri meramente parziali". L'insieme di queste regole, tradotto in termini semplici, significa: se il pentito è perfettamente riscontrabile con i fatti in tutto quello che dice, parola per parola, allora va bene; ma se solo una cosa non è riscontrabile, tutte le dichiarazioni, anche quelle già riscontrate, si possono buttare nella spazzatura. Ma a questo punto, a che servono le dichiarazioni del pentito? Tanto vale farne a meno.
Non contenti, c'è stata un'altra aggiunta. Attualmente c'è una categoria di dichiarazioni, quelle "de relato" che non hanno valore di prova, a meno che non siano confermate dalla persona che le ha fatte. Ma possono assumere un valore, sia pure relativo, nel caso in cui "l'esame risulti impossibile per morte, infermità o irreperibilità". Con la modifica proposta da questo disegno di legge, la morte o l'irreperibilità non sono motivazioni valide. Per cui, se un poliziotto raccoglie le ultime parole di qualcuno che, per sgravarsi la coscienza, gli confessa un reato, magari nominando i complici o se - come nel caso di Ciancimino a Palermo - il figlio riferisce le parole del padre morto, si tratta di dichiarazioni non utilizzabili. Se poi uniamo questo alle altre leggi che stanno approvando, come il processo breve, i giudici e i poliziotti li possiamo anche mandare a casa. Sarà impossibile processare qualcosa in più dei ladri di polli o degli extracomunitari che non hanno il permesso di soggiorno

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di Antonio Rispoli
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