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I dettagli dell'ultima udienza del processo per molestie

Il Pm Loreto "smonta" i testimoni presentati da Gabriele


Il Pm Loreto 'smonta' i testimoni presentati da Gabriele
08/05/2010, 11:05

NAPOLI - Corrado Gabriele, ex assessore al Lavoro, Istruzione e Formazione della Regione Campania, è da diversi anni coinvolto in un processo penale per abusi sessuali sulle figliastre. Nell’ultima udienza dello scorso 15 aprile, l’ex rifondarolo ora militante nelle fila del Pd, ha voluto presentare due testimoni “d’eccezione” per tentare una disperata difesa dalle pesanti accuse che, è bene precisarlo, non lo hanno comunque mai spinto a riflettere sulla possibilità di dimettersi e di ritirarsi quindi da ogni incarico pubblico. E così, ben ancorato alla propria fruttuosa poltrona istituzionale, Gabriele ha presentato all’attenzione del Pm Giuseppina Loreto il signor Paolo Monaco.
Ma chi è Monaco e perché la sua testimonianza risulta decisamente poco credibile? Come moltissimi sanno, il noto politico partenopeo, ha ricoperto per 5 anni l’incarico di assessore al Lavoro, all’Istruzione ed alla Formazione presso la Regione Campania e quindi è stato il fulcro d’ogni movimento collegato agli istituti scolastici che si trovavano ed ancora si trovano sul territorio.
Orbene, il signor Monaco, non solo è insegnante di scuola elementare e titolare del 28° circolo didattico di Chiaiano ma, dal 2005, malandrina ironia della sorte, è anche stato distaccato proprio presso L’Assessorato Istruzione, Formazione e Lavoro della Regione. E ai più maliziosi che già pensano male, c’è da precisare che l’insegnante in questione è passato da Chiaiano direttamente all’ufficio politico in quel periodo guidato da Gabriele solo ed esclusivamente per seguire un progetto preciso chiamato “Scuole aperte per l’assessorato”. Insomma, nulla di calcolato. Così come sicuramente non calcolata fu la data dell’operazione di “distaccamento” della quale beneficiò Monaco. Lo stesso insegnante, durante la testimonianza data in tribunale, ha confermato infatti di essere stato trasferito per volere dello stesso Gabriele nel settembre 2005; qualche mese dopo che la ex moglie e una delle figliastre dell’attuale consigliere regionale del Pd decidessero di sporgere denuncia per gli abusi risalenti al 1999. Coincidenze del tutto non volute, dunque, che hanno portato il primo teste a lavorare a stretto contatto con l’imputato proprio nel periodo in cui i rapporti con le figliastre degeneravano definitivamente e prospettavano un delicato processo penale.
Il secondo testimone sul quale Gabriele ha tentato di fare affidamento si chiama Vincenzo Vanacore e rappresenta probabilmente un intreccio di interessi contrastanti ancora più plateale di quello precedentemente raccontato. Vanacore, difatti, è presidente de "L'uomo e il legno"; una cooperativa sociale che si occupa di disagio giovanile e reinserimento lavorativo ed è stato compagno di partito dell’attuale consigliere regionale fin da prima del 1995. In più, sempre a Vanacore, nel 2008 sono stati affidati cinque progetti finanziati proprio dall’Assessorato al Lavoro. In quell’occasione, come ha tenuto a precisare il teste, c’era però un ente che riceveva direttamente i fondi regionali e, successivamente, ne smistava una parte alle associazioni che venivano scelte per rendere esecutivi i bandi vinti. In particolare si trattava dell’Università Popolare di Napoli che, in tutti e cinque i progetti, ha ritenuto opportuno affidare all’ex compagno di partito di Gabriele lo svolgimento dei vari programmi (tra gli altri:”Adesso danziamo insieme“, “Teatro che passione“ e “Coloriamo il Carcere“). Anche in questo caso, ovviamente, è lecito il beneficio del dubbio e l’assoluzione di colpa nei confronti dell’imputato fino a processo concluso ma, altrettanto lecito, è il richiamo all’attività in cui l’ex assessore è sempre stato particolarmente ferrato; ovvero la gestione strategica dei fondi pubblici per creare un proprio serbatoio di voti ed una corposa squadra di “fedelissimi” che potesse sostenerlo nei momenti critici. Un sistema vecchio quanto la politica che ancora oggi viene utilizzato da tantissimi uomini che ricoprono incarichi chiave nelle pubbliche istituzioni. Per farsi un’idea delle passate “prodezze” dell’ex rifondarolo, basta dare un rapido sguardo ad una nostra precedente inchiesta riferita al trismente famoso "progetto Isola". Al lettore, come sempre, lasciamo la volontà e la capacità di giudicare obiettivamente l’intera vicenda ed il torbido caso di violenze sessuali che ancora avvolgono la figura di Corrado Gabriele.

LA BRAVURA DEL PM LORETO
Menzione a parte merita un particolare passaggio dell'udienza durante la quale, il teste Vanacore, fa di tutto per non ammettere la propria stretta collaborazione con l'ex assessore regionale davanti al Pm Giuseppina Loreto; tacendo fin quando non viene costretto dall'evidenza dei fatti a parlare dei suoi collegamenti diretti ed indiretti con Gabriele. Il pubblico ministero, infatti, riesce con perizia a mettere il testimone spalle al muro, costringendolo ad ammettere l'esistenza dei ben cinque progetti avuti in appalto in via indiretta dall'Università Popolare di Napoli e finanziati dall'assessorato al Lavoro, Istruzione e Formazione. 
Proprio riguardo ai diversi progetti che gli sono stati affidati, Vanacore si dimostra difatti ondivago e tenta di non rispondere con precisione, sostenendo di non ricordare assolutamente né il numero né la tipologia di interventi avuti in appalato e chiedendo al Pm di nominarli con precisione per poter dare eventuale conferma. A quel punto, la Loreto, cita prontamente tre delle cinque iniziative che hanno goduto del finanziamento pubblco(nella fattispecie: "Adesso danziamo insieme“, “Teatro che passione“ e “Coloriamo il Carcere“) smascherando platealmente il secondo testimone chiave preparato dalla difesa dell'ex assessore.
Inoltre, il signor Monaco, primo testimone invitato a deporre in favore di Gabriele, è da numerosi anni un fedelissimo dell'attuale consigliere regionale; gestendo addirittura i compensi e i vari "extra" conferiti ai diversi collaboratori che caratterizzavano il variegato universo clientelare, consociativo ed affaristico del potente politico napoletano da sempre a suo volta molto legato alla cricca bassoliniana. Insomma: se chiedi all'oste quanto è buono il suo vino, difficilmente riuscirai ad ottenere una valutazione obiettiva. Il Pm Loreto lo sa e, nell'ultima seduta in tribunale, ha lanciato un messaggio molto chiaro a chi crede di poter "comprare" testimonianze favorevoli; dimostrando, in questo modo, di aver poche carte vincenti da giocarsi per dimostrare la propria innocenza.

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di Germano Milite
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