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Sul dossier Libia i leghisti temono un grande bluff

Il premier e Bossi: una riconciliazione strategica?

Si guarda alle amministrative e dopo si deciderà il da farsi

Il premier e Bossi: una riconciliazione strategica?
06/05/2011, 11:05

ROMA – Che Silvio Berlusconi dorma o non dorma la notte per le preoccupazioni relative “alla guerra civile in Libia” poco importa al leader della Lega Nord. E se proprio vogliamo dirla tutta, Umberto Bossi poco crede all’immagine pacifista che il premier sta provando a dare di se stesso. Ciò che importa al senatùr, e a tutta la squadra dei lumbard, è il rispetto di quanto chiesto sul dossier libico. Nonostante l’ultimatum del Carroccio in materia di crisi libica abbia ottenuto l’ok di tutta la maggioranza, i leghisti temono colpi di mano che possano tramutarsi in un grande bluff. E tra l’altro a buon motivo, dal momento che proprio ieri il ministro degli Esteri Franco Frattini aveva assicurato gli Usa su un punto che è tra i più cari alla Lega: quello di un termine all’intervento militare in Libia. Dal Caroccio arriva l’esigenza di una data di fine intervento militare in Libia, e proprio ieri Frattini ha assicurato il segretario di Stato Usa che una data di fine missione non è prevedibile e che quindi tale intervento durerà fino a che ce ne sarà necessità. Il tutto per poi essere rivisto oggi: sempre il ministro Frattini, infatti, avanzando un’ipotetica previsione di fine intervento militare ipotizza “3-4 settimane”. Nella Lega sentono puzza di bruciato e subito si alza il tiro degli avvertimenti. Questa volta a farsi portavoce è stato il ministro Roberto Calderoli: “Se mai qualcuno volesse fare il furbo, si ricordi che a giugno si voterà il rifinanziamento delle missioni all’estero”.
Lo stesso Bossi inoltre sembrerebbe non essere particolarmente convinto. Il confronto tra i due leader, nonostante la cena della riconciliazione, continua a suon di battute ed avvertimenti. Stando ad un’analisi più accurata e di fonti interne alla maggioranza, dietro l’accordo trovato si nasconderebbe un piano ben più articolato. L’intesa raggiunta tra i vertici leghisti ed il Cavaliere terrebbe conto della vicinanza del voto per le amministrative. Strategicamente, infatti, Umberto Bossi ha smarcato il suo partito dal Pdl sulla questione libica, fiutando il “volere” della gente in larga parte contraria all’intervento militare. Allo stesso modo però il senatùr si sarebbe guardato bene dall’esagerare: dare un’immagine di spaccatura totale, infatti, avrebbe danneggiato tutta la coalizione di centrodestra alle urne che si avvicinano sempre di più. Va da sé a questo punto che i malumori sul dossier Libia resteranno evidenti fino al voto e solo dopo questo si deciderà il da farsi. Un ipotetico strappo con il Pdl, insomma, è da rinviare a dopo il voto.

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di Antonio Formisano
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