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Sull'Alta velocità Milano-Torino

Il premier:"Poteri occulti dietro Spatuzza"


Il premier:'Poteri occulti dietro Spatuzza'
06/12/2009, 10:12

 ROMA – La mafia diventa sempre di più terreno di scontro politico. Anche dopo gli arresti di due superboss di “Cosa nostra”, Nicchi e Fidanzati. I reggenti dell’organizzazione criminale siciliana. Non c’è tempo nemmeno per diffondere la notizia che le forze politiche cominciano a litigare con la mente rivolta a Spatuzza, il superpentito che nell’udienza di ieri ha aperto uno squarcio nei rapporti tra Stato, mafia, politica ed istituzioni. “Ecco la migliore risposta a tutte le calunnie rivolte al governo da irresponsabili che non fanno altro che gettare fango. Siamo il governo che negli ultimi 20 anni ha fatto di più nella lotta alla mafia, arrestando 17 dei 30 più pericolosi latitanti". Silvio Berlusconi sul treno dell'Alta velocità Tornino-Milano, insieme a Bossi, commenta così l'ultima brillante operazione delle forze dell'ordine. Insomma, la posizione del centrodestra è chiara: “La mafia attacca il governo e Berlusconi per gli arresti eccellenti e per la politica di rigore adottata contro la cosca siciliana”. Sul treno, però, il premier ribadisce i concetti ai ministri con lui in carrozza. Ha un timore, quello che dietro l'operazione di Spatuzza non ci sia solo la mafia ma addirittura i servizi segreti deviati, poteri occulti che avrebbero deciso di eliminarlo dalla scena politica. Di modificare il verdetto popolare per vie giudiziarie. Quindi, gli arresti di Nicchi e Fidanzati calzano a pennello per fornire argomenti al governo e per introdurre nel dibattito argomentazioni concrete per fronteggiare chi cavalca i pentiti e i “siluri” lanciati da Spatuzza sugli intrecci tra l’apparato di Silvio Berlusconi, il suo fido Marcello Dell’Utri e gli uomini di Cosa nostra. Ignazio La Russa ne approfitta: “Nicchi e Fidanzati non hanno fatto in tempo a partecipare al No B-day”.
Dal versante opposto, invece, c’è chi considera l’arresto dei reggenti della mafia come un’operazione ad orologeria proprio per togliere il centrodestra ed il capo del governo dall’imbarazzo dopo l’udienza di Torino. Da Gianfranco Fini è arrivato un segnale di distensione ma le sue parole appaiono più una frase d’occasione, di quelle coniate apposta per questi momenti, che una marcia indietro rispetto a quanto “rubatogli” al convegno con i giudici. “Mi complimento per i successi ottenuti contro la mafia”. Insomma, la situazione in Italia sta degenerando, le istituzioni si mostrano sempre meno credibili e più permeabili alle infiltrazioni criminali, ed i partiti riescono solo a litigare, a darsele di santa ragione su un tema spinoso e delicato come la lotta alla criminalità organizzata. Strumentalizzazioni, con un pizzico di demagogia, per tirare acqua al proprio mulino. I poteri dello Stato che si scontrano, la magistratura da una parte, e il governo dall’altra. L’opposizione che non riesce ad avanzare proposte alternative, ma calibra la propria azione “reclutando” i pentiti. Il presidente della Camera, Gianfranco Fini, che “piccona”, ad un convegno “gomito a gomito” con le “toghe rosse”, Berlusconi e il governo. Hanno perso la bussola. Un vuoto di potere ed una costante perdita di credibilità che favorisce proprio la mafia e le organizzazioni criminali. Basta fare un giro al Sud, in molti territori dove lo Stato non esiste. In quelle zone, dalle periferie di Napoli alla Sicilia, passando per la Puglia e la Calabria, i clan sono l’unica istituzione riconosciuta, che garantisce risposte e lavoro. Le amministrazioni locali? Infiltrate e conniventi. Di questo, però, nessuno ne parla. Preferiscono litigare su Spatuzza e sugli arresti eccellenti.

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di Giovanni De Cicco
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