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Napoli. Ultim'ora: domani Ferrero in Procura con dossier

Il segreto di Pulcinella: per essere eletti comprano i voti


Il segreto di Pulcinella: per essere eletti comprano i voti
24/03/2010, 18:03

NAPOLI - ULTIM'ORA: domani mattina Paolo Ferrero, candidato alla presidenza della Regione Campania per la lista Federazione di sinistra, sarà in procura per presentare un dossier dettagliato, con nomi, cognomi e fatti, sull'inquinamento del voto. "Dopo le nostre denunce delle ultime ore - ha dichiarato Ferrero -, anche i mezzi di informazione hanno confemrato, con alcune inchieste, la nostra visione di un clientelismo e di un malaffare tarsversale ai due poli maggiori. Basti pensare allo sciacallaggio che tanti candidati al Consiglio stanno commettendo nei comitati elettorali spuntati come funghi e divenuti ormai comitati di affari, promettendo ad intere liste di disoccupati, curricula alla mano, fantomatici posti di lavoro in cambio di voti. Dobbiamo fermare questo scempio: con l'avvicinarsi dell'apertura delle urne, il mercato della vendita dei voti è più  fiorente che mai".

NAPOLI - Un altro segreto di Pulcinella, un’abitudine vecchia quanto la storia della politica. A Napoli, a Caserta e nei rioni periferici degradati, i candidati comprano i voti. Con soldi liquidi, con pacchi di pasta e pelati, cesti di zucchero e caffé fino alle uova pasquali. Le denunce sono arrivate puntuali anche in questa campagna elettorale. Da Paolo Ferrero ad Enzo De Luca fino ad alcuni leader del centrodestra. Si punta l’indice contro l’avversario pur sapendo che si tratta di una abitudine, fatta eccezione per i partiti della sinistra, che contempla tutti gli schieramenti. I tariffari variano da zona a zona: a Secondigliano, ad esempio, un voto costa 50 euro. Venticinque da elargire subito e l’altra metà a scrutinio effettuato. Basta fare un giro per la città, fermarsi davanti ai bar, nelle piazze, scambiare quattro chiacchiere con i presenti ed è semplicissimo risalire ai politici che da anni “conquistano” il seggio attraverso il “voto di scambio”. Pagano i voti.
Le stesse scene di sempre, lo stesso copione che non trova mai un epilogo. C’è chi utilizza i galoppini dei clan, chi “nasconde” la tangente da elargire ai capizona con l’affissione dei manifesti. Insomma, migliaia e migliaia di euro che di sicuro non arrivano nelle tasche degli attacchini. Anzi, in campagna elettorale sputano attacchini come funghi. Gente improvvisata. Basta acquistare la colla, un secchio ed una scopa. “Vuoi i voti della mia famiglia? Dammi mille euro ed io metto i manifesti”. Funziona così. Nel migliore dei casi. C’è persino il business dei rappresentanti di lista. Dal Pdl al Pd la tariffa è unica. Li chiamano volontari. Volontari che percepiscono 100 euro. Li presentano come rappresentanti di lista, in realtà si tratta di un altro contributo per il voto.
La “Federazione di sinistra” ha presentato ieri un dossier sul voto inquinato. Tanti gli esempi, con nomi eccellenti sia del centrodestra che del centrosinistra.
Tommaso Sodano, ex componente della commissione parlamentare Antimafia ed attuale consigliere provinciale a Napoli del Prc, mette in evidenza alcuni esempi sconcertanti. A Caserta, al consorzio dei rifiuti si fa campagna elettorale per Michela Pontillo, della “Lista Caldoro”, solo perché si tratta della moglie del direttore Antonio Scialdone. Il quale, denuncia Rifondazione, “nonostante il suo incarico fosse scaduto, continua a distribuire promozioni e assunzioni chiedendo direttamente il voto ai dipendenti del consorzio”.
A Pomigliano d’Arco, in provincia di Napoli, invece, “al comitato del Pd si raccolgono i curriculum di giovani per un posto di lavoro in alcuni importanti insediamenti produttivi: dall’Alenia alla Fiat”. Pomigliano d’Arco. Il paese di Michele Caiazzo, ex sindaco della cittadina, consigliere regionale uscente, uomo di fiducia del governatore Antonio Bassolino e candidato al consiglio regionale nella lista del Pd.
Non manca all’appello Corrado Gabriele. Anzi, è quello che in questa campagna elettorale ha occupato il posto più imbarazzante di tutti. Tanti i motivi. Il primo: è sotto processo per molestie sessuali nei confronti delle figliastre. E già questo bastava per dimettersi da una carica delicata come l’assessorato al Lavoro ed alla Formazione. Almeno sul piano morale non è una bella candidatura. Non si è dimesso e si è pure ricandidato. Alla faccia della morale.
In secondo luogo, sul piano politico, Corrado Gabriele è uno dei principali artefici degli sprechi e dello sfascio della Campania. Un altro figlioccio di Bassolino. Era l’infiltrato del governatore in Rifondazione, in nome e per conto della quale ha ricoperto per ben 5 anni il ruolo di assessore regionale. Alla fine ha gettato la maschera. Pochi giorni prima della presentazione delle liste, ha lasciato i “compagni” ed ha aderito al Pd su indicazione di Bassolino. Cambiano partito dalla sera alla mattina e collezionano preferenze a raffica. Non per coerenza. Non per valori. Non per ideali. Non per la morale. Un motivo ci sarà. Un motivo chiaro, semplice, sotto gli occhi di tutti che non ha bisogno nemmeno di essere spiegato.
Punto tre: Corrado Gabriele da assessore al Lavoro ha varato migliaia di corsi di formazione, migliaia di progetti senza creare un posto di lavoro a tempo indeterminato. Il classico esempio di becero assistenzialismo. Riconoscere ai suoi clienti 500 euro mensili senza fare nulla e senza una prospettiva. In cambio del voto. Non è colpa dei disoccupati. La gente, giustamente, lotta, scende in piazza e chiede un diritto sancito dalla costituzione. Il problema non sono i corsi di formazione in sé. Sono importanti. Se, però, arriva poi il posto fisso. Sprecare soldi, così come ha fatto Corrado Gabriele e rimarcato dalla Corte dei conti in merito alla “distrazione dei fondi in Regione destinati all’occupazione”, è soltanto un metodo per racimolare consensi utilizzando i fondi pubblici. Anche questo meccanismo è noto e nessuno è mai intervenuto. Gabriele alza il tiro. “Dai suoi uffici - denuncia Rifondazione comunista - è uscito un bando per il possibile inserimento di ex detenuti in altri corsi. Occorre lasciare e-mail e telefono”. Il solito giochetto. C’è un’altra possibilità. Si lascia intravedere ad altre migliaia di disperati la possibilità di percepire 500 euro mensili dalla Regione. In campagna elettorale il bando è pronto. Basta lasciare in assessorato e-mail e numero di telefono poi ci penseranno i fedelissimi dell’assessore Gabriele a fare il resto. Promessa dell’assistenza a vita. Però li devi votare. Un requisito determinante per l’accesso alle 500 euro mensili, non previsto dal bando, ma indispensabile per entrare nelle grazie dell’ex rifondarolo.
La Federazione di sinistra riserva nel suo dossier un ampio capitolo alla compravendita di voti. Dai 20 ai 50 euro fino al piano famiglia: il contributo per assicurarsi i voti di tutto il nucleo familiare. Ammonta tra i 150 e i 300 euro. Più gente c’è più sale il “contributo”.
Nei quartieri di periferia, invece, hanno scoperto ancora un altro escamotage: i comitati elettorali. Gente che non fa politica. Approfitta solo della campagna elettorale per racimolare soldi. Dall’area a nord di Napoli fino ai comuni dell’area vesuviana. I comitati spuntano come funghi e puntualmente arrivano dal candidato prescelto migliaia di euro da “investire” in parte per la raccolta dei voti ed in parte come premio dell’impegno. I nomi nel dossier della sinistra si sprecano: Michele Schiano, Pisacane, Corrado Gabriele. Il fenomeno, però, è molto più esteso, radicato, diffuso. Non esistono i partiti, non esistono i valori. Ecco perché i voti si prendono solo così: coi soldi. Basta farsi un giro a Pianura, basta ammirare la campagna elettorale dei candidati che passeranno alla storia per “mister super preferenze”. I nomi già si conoscono. Non serve il verdetto elettorale. Sono quei candidati che hanno fatto arrivare ovunque il “contributo”. Insomma, il seggio alla Regione Campania si acquista. Basta avere tanti soldi ed una serie di collegamenti sul territorio con gli uomini dei clan che fanno da filtro. Ecco la classe dirigente che vuole amministrare la Campania. Centrodestra o centrosinistra non fa differenza. Sono le facce della stessa medaglia. La medaglia della camorra, degli affari, del degrado sociale, civile, morale e politico. Sempre gli stessi. Cambiano partito, si riciclano, ma sono sempre gli stessi. Stesse facce, stesse abitudini.

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di Giovanni De Cicco
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