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160 si e 139 no: le opposizioni contro il governo

Il Senato dà la fiducia all’allunga-processi

Berlusconi assente in aula. IdV: “Siete ladri di giustizia”

Il Senato dà la fiducia all’allunga-processi
29/07/2011, 11:07

ROMA – L’aula di Palazzo Madama ha detto sì alla fiducia (per la 48esima volta) sul cosiddetto “processo lungo” e lo ha fatto con 160 voti favorevoli e 139 contrari. A votare la fiducia sono stati Pdl e Lega, mentre il no è arrivato da Pd, Idv, Udc, Mpa, Api e Fli. La fiducia è arrivata dunque senza sorprese e in questo modo il Senato ha dato il via libera ad un provvedimento che l’opposizione definisce, e a buon motivo, l’ennesima legge ad personam per il presidente del Consiglio. Le norme contenute nel ribattezzato “allunga-processi”, infatti, potrebbero essere utilizzate dai legali del premier tanto nel processo Mills quanto in quello Ruby, nei quali il Cavaliere è indagato. Dopo la fiducia ottenuta questa mattina al Senato il testo passerà all’esame della Camera dei deputati per l’approvazione finale ed entrare così in vigore il giorno successivo a quello della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale.
Dura la reazione dell’opposizione in aula. “Siete espressione di un potere arrogante che protegge il capo assoluto. Volgendo le spalle al popolo italiano dovrete scappare cercando di evitare i meritati e sacrosanti calci nel sedere” dice Luigi Li Gotti dell’Idv, mentre i senatori dipietristi hanno anche esibito alcuni cartelli con scritto “Ladri di giustizia”. “Oggi Berlusconi non è in aula. Non c’era nemmeno quando venne approvata la Manovra economica a palazzo Madama. Alla sua assenza si rispose che il premier era scivolato su una saponetta in bagno. Mi chiedo se stamattina si sia strozzato con il dentifricio” attacca il presidente dei senatori Pd, Anna Finocchiaro. Intanto il testo che ha appena ottenuto la fiducia della maggioranza, con il no delle opposizioni, va a modificare diversi articoli del codice di procedura penale:

PROCESSO LUNGO: LE NUOVE NORME DEL DDL
Il testo licenziato al Senato modifica gli articoli 190, 238 bis, 438, 442 e 495 in materia di giudizio abbreviato e di delitti punibili con la pena dell’ergastolo. La norma al centro della polemica politica è quella che ha fatto ribattezzare alle opposizioni il ddl con il nome di “processo lungo”: prevede la possibilità per la difesa di presentare lunghe liste di testimoni e di non considerare più, come prova definitiva in un processo, la sentenza passata in giudicato di un altro procedimento. Anche se, quest’ultima norma, non vale ad esempio per i processi di mafia e terrorismo. Per i condannati all’ergastolo per reati di strage e per sequestro di persona, qualora vi sia stata la morte del sequestrato, la legge prevede una stretta dei benefici di cui i condannati potranno usufruire solo dopo aver scontato 26 anni di carcere. Rimane poi la misura presente già nel testo approvato alla Camera, che dà il nome alla legge sull’inapplicabilità del giudizio abbreviato ai delitti puniti con la pena dell’ergastolo: in pratica per chi è condannato al carcere a vita non ci sarà più la possibilità, avvalendosi del giudizio abbreviato, di avere la sostituzione dell’ergastolo con la condanna a 30 anni di carcere. Le norme contenute nella legge si applicano ai processi in corso, tranne quelli già chiusi in primo grado.

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di Antonio Formisano
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