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Alleanza tra Lombardo e Fini, si intravede anche l'Udc

Il terzo polo che dalla Sicilia può distruggere il Pdl


Il terzo polo che dalla Sicilia può distruggere il Pdl
19/09/2010, 10:09

Come tanti osservatori hanno notato, la scelta di Taormina per sancire definitivamente la oramai sempre più certa "scomunica" di Gianfranco Fini, è da leggersi come un segnale molto eloquente; con Silvio Berlusconi innegabilmente preoccupato dal probabile nuovo asse Lombardo-Fini nato in funzione indipendentista rispetto all'attuale maggioranza. Un'ipotesti che diventa ancora più terrorifica se si pensa alla possibile nascita di un terzo polo che si presenterebbe alle prossime elezioni da solo e, quindi, responsabile della perdita di un premio di maggioranza  regionale  che, dalla Sicilia, assicurava ed assicura quei sette senatori sempre più fondamentali alla maggioranza per non crollare su se stessa.
A dare conferma delle paure del Cavaliere c'è anche un certo Sergio D'Antoni, elmento del Pd che da tempo corteggia Lombardo e che, come si legge anche su La Stampa, osserva che ci sono altri due motivi più che legittimi che procurano notti insonni al presidente del Consiglio:"Primo, l’evidenza che Berlusconi non è in grado di sanare la spaccatura tra Alfano-Schifani e Miccichè, che non potendo tornare nel Pdl ufficiale, se ne fa uno proprio. Secondo, la frattura con Fini comincia a produrre pericolosi danni sul territorio".
Insomma, la Sicilia, autentico tesoro di voti fino al 2008 (con quello storico 48% guadagnato dal Pdl) rischia di diventare paradossale bara per il partito del Premier. Del resto, anche alla luce di quei 10 punti persi nel giro di un anno con il 36% racimolato alle europee del 2009, molti berlusconiani fedelissimi osservano che la trinacria è divenuta "una colonia ingovernabile".
E così, Carlo Bertini, su la Stampa, osserva in maniera non poco condivisibile che "tranne colpi di scena, martedì il magico laboratorio della Sicilia sfornerà una riedizione di pentapartito potenzialmente deflagrante: il Lombardo-quater, sostenuto da Mpa, Fli, Udc di Casini, Api di Rutelli, con l’appoggio esterno del Pd".
Del resto è stato lo stesso Lombardo, dopo aver mollato il Pdl a causa dell'appoggio mancato sulla riforma della sanità e l'Udc a causa della disputa su quella dei rifiuti, a ricordarsi della definizione formale della propria formazione partitica:"l'Mpa è fuori dalla logica degli schieramenti, non è un partito di sinistra, ma autonomista. Nessun inciucio o ribaltone, siamo alleati con il Pd che ha sostenuto la riforma della sanità e mi auguro che ci troviamo sul piano delle riforme. E se funzionano possiamo presentarci insieme per vincere le prossime elezioni".
A parte Romano e Mannino che hanno praticamente rotto con Casini, quindi, in Sicilia sembra prepararsi una vera e propria barricata che, se non proprio anti-berlusconiana, di sicuro non farà nulla per appoggiare il Cavaliere. Del resto, il "ribelle" ed agguerrito Fabio Granata, è tra i finiani che hanno già stretto la mano al governatore siculo affermando con sicurezza che "su legalità, trasparenza e politiche giovanili sul lavoro noi ci stiamo".
A lui si aggiungono almeno tre centristi del gruppo di 11 consiglieri Udc, gli altri finiani collegati anche a Briguglio e qualche rutelliano. In tutto, Lombardo, può contare su una solida maggioranza che oramai è arrivata a 50 componenti sul totale dei 90 dell'Assemblea regionale. Guardando numeri e possibilità, si potrebbe osservare che,  la crisi del leader di governo, ha annullato quella del leader dell'Mpa.

"L'accordo sul nuovo governo regionale di Lombardo è un'intesa prettamente siciliana che non incide sulle scelte politiche in altre Regioni, così come stabilito dal Comitato federale".
E' quanto afferma il dirigente nazionale del MpA ed ex vice presidente del Consiglio regionale della Campania, Salvatore Ronghi.
"Allo stesso modo - chiarisce Ronghi -, non siamo interessati all'azione messa in campo dal sottosegretario Miccichè il quale, con la sua iniziativa politica, conferma, qualora ve ne fosse bisogno, la sua amicizia con il premier Berlusconi".
A tal proposito, Ronghi sottolinea che "va anche detto che la sua proposta di costituire un Partito del sud è un autentito 'pacco' ai danni dei cittadini del Mezzogiorno:
è difficile, infatti, che Miccichè possa ergersi a paladino del meridione quando, nella sua qualità di sottosegretario con delega al Cipe, non ha mosso un dito in questi due anni di governo a favore del Sud. Inoltre - conclude Ronghi - di partiti ' materasso' il Sud ne ha già avuti abbastanza".
Infine - conclude l'ex vice presidente del Consiglio regionale - in un Paese duale
come l'Italia, adesso abbiamo anche un partito duale: il PdL e quello di Miccichè".

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di Germano Milite
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