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Il vero sconfitto alle elezioni comunali del 2011


Il vero sconfitto alle elezioni comunali del 2011
17/05/2011, 12:05

Come avviene sempre dopo ogni tornata elettorale, nelle dichiarazioni post-voto ogni partito cerca di apparire come vincitore della partita. Per esempio questa mattina, durante la trasmissione Omnibus, c'era un esponente del Pdl, il capogruppo al Senato Maurizio Gasparri, che rivendicava i successi di Caserta, di Catanzaro, di Latina e via elencando.
Ma c'è una cosa che è indubbia, qualunque tentativo si faccia per nasconderlo: il vero sconfitto ha nome e cognome. Si tratta di Silvio Berlusconi, Presidente del Consiglio e capolista a Milano per il Pdl. E' lo sconfitto per diversi motivi. Innanzitutto in quanto il partito da lui guidato, a Milano ha toccato uno dei punti più bassi della sua storia, riuscendo a rimanere il più grande partito del capoluogo lombardo per meno di un migliaio di voti. Anche se nessuno se lo ricorda, l'allora Pds fu colpito molto pesantemente dalle indagini della cosiddetta Mani Pulite. Questo ha permesso nel corso del tempo le vittorie di Formentini, poi di Albertini, infine di Letizia Moratti, in quanto il centrodestra non aveva di fronte una organizzazione partitica degna di questo nome. Quindi è la prima volta che i partiti di centrosinistra possono portare una seria opposizione a quelli di centrodestra. Pisapia poi ha fatto il resto.
Ma non è finita qui. Nella campagna elettorale, Berlusconi ha fatto di tutto per trasformarla in un referendum personale: vincendolo, avrebbe avuto quella "approvazione popolare" che gli avrebbe consentito di scatenare attacchi verbali sempre più violenti contro i magistrati e contro le istituzioni di controllo della nostra Repubblica. Ma questa approvazione popolare non c'è stata. Infatti, alle elezioni comunali del 2006, il premier - anche allora presentatosi come capolista - prese 53 mila voti; questa volta si è fermato a 27 mila, cioè la metà.
Il terzo punto riguarda la campagna elettorale: nonostante la sovraesposizione mediatica che ha visto il premier presente su tutti i TG nazionali e su tutti i giornali tutti i giorni, totalizzando minutaggi enormi, rispetto agli altri politici, le sue parole di ordine sono state estranee alla realtà cittadina milanese. Cosa importa al cittadino medio degli attacchi ai giudici, di cambiare l'architettura istituzionale? Ha il problema di uno stipendio sempre più insufficiente, di prezzi sempre più alti, dell'Expo, del traffico e così via. Non uno di questi argomenti veniva toccato dal premier, troppo interessato a guardare a se stesso e ai sui problemi, per pensare agli altri.
Ma la sconfitta va oltre Milano. Anche il candidato napoletano a sindaco Gianni Lettieri è stato apertamente sostenuto dal premier e dal governo. Si è andato dalle interviste di Berlusconi fatte a diverse radio campane ed alla nostra emittente, alle tante "passeggiate" fatte dal candidato sindaco con questo o quel Ministro e sottosegretario, ai comizi di Berlusconi in cui ha promesso di risolvere il problema spazzatura, di abbattere la Tarsu (cioè la tassa sui rifiuti solidi urbani) e cose del genere. Nonostante questo ci sono 4 punti percentuali tra i voti dati alle liste che sostengono Lettieri e i voti dati al candidato sindaco; un 4 per cento che si è riversato integralmente su Luigi De Magistris. Il che se non è una sconfessione piena del candidato del Pdl, gli somiglia tantissimo.
Ora quindi che succederà? Torniamo sempre al solito discorso. Se Berlusconi avesse una dignità e rispettasse i doveri morali del suo incarico, dovrebbe dimettersi, come già fece Massimo D'Alema nel 2000. Ma lui non ha nulla a che fare con la politica. Se ha deciso di farsi votare è solo per uscire dai suoi guai con la giustizia e perchè è il miglior modo per guadagnare, usando i poteri del premier. Con questa situazione, è facile immaginare che gli attacchi contro la magistratura o contro le istituzioni aumenteranno, così come verrà dato nuovo brio alle leggi ad personam per schermarlo dai processi in corso.

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di Antonio Rispoli
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