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Conferenza sull’immigrazione, il Pd presenta il suo piano

Immigrazione. Il Pd sfida il governo: ingressi selettivi

Per Bersani nessun buonismo: serve umanità e razionalità

Immigrazione. Il Pd sfida il governo: ingressi selettivi
26/03/2011, 10:03

ROMA – Proprio nei giorni in cui a Lampedusa gli sbarchi raggiungono cifre record e la situazione diventa insostenibile, il Partito Democratico attacca frontalmente la politica del governo, e in particolare della Lega, sull’immigrazione. Parole dure quelle del segretario del Pd, per il quale “la destra ha fallito”, non si è preoccupata di affrontare i problemi, ma si è limitata “a cavalcare la paura a fini elettorali”. L’occasione per puntare il dito contro l’operato dell’esecutivo in materia immigrazione è arrivata nel corso della Conferenza Nazionale sull’Immigrazione, celebrata proprio dal Partito Democratico. Ben chiaro l’intento già nell’apertura di Livia Turco che ha attaccato il ministro Maroni e il governo, rei di “un’inefficienza non casuale” a Lampedusa. L’accusa, infatti, è di utilizzo strumentale di un’emergenza che doveva essere governata. Ma questa volta dal Partito Democratico non arrivano solo critiche, che dal Pdl sono state etichettate nell’immediato come “fini a se stesse” e come “occasione per gettare benzina sul fuoco”. Il Pd ha un’alternativa ben chiara in materia di immigrazione, che nel corso della Conferenza è stata illustrata: la soluzione non è più “il buonismo”, ma un mix “di razionalità e umanità”, che si traduce nelle proposte del Pd sulla regolazione degli ingressi degli stranieri, che prevede rigidi criteri selettivi, anche a punti, per quanti vogliono entrare in Italia. Il primo passo è riconoscere che l’immigrazione pone dei problemi reali, specie alle fasce più povere e deboli della popolazione italiana. Insomma, ha sottolineato Bersani, “noi siamo quelli che pensano che umanità e razionalità siano utili a governare i fenomeni”. Il piano prevede un mix tra l’attuale sistema della Bossi-Fini ed elementi di flessibilità degli ingressi, però sulla base di criteri selettivi, eventualmente anche l’ingresso a punti. Quindi il Pd propone l’ingresso per chiamata nominativa o numerica da parte di un datore di lavoro, come la Bossi-Fini; accanto a questo ci sarà l’ingresso con permesso di soggiorno per ricerca di lavoro, ma con la presentazione di garanzia da parte di uno ‘sponsor’ autorizzato, e anche il permesso di soggiorno per persone “con specifici profili individuali e professionali”; e questi profili dovrebbero rispondere ai criteri selettivi. Per esempio si potrà stabilire che il mondo del lavoro ha bisogno di tecnici specializzati o di ingegneri o di infermieri o altre figure professionali. I criteri selettivi andranno definiti da una Agenzia indipendente, in dialogo con Parlamento, governo e Conferenza Stato-Regione, anche perché gli Enti locali avranno un ruolo centrale in quello che intende essere un vero e proprio “modello italiano” di integrazione.

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di Antonio Formisano
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