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Inchiesta Cosentino : Escono fuori altri nomi dei Politici.


Inchiesta Cosentino : Escono fuori altri nomi dei Politici.
13/11/2009, 10:11

 

 

L’INCHIESTA COSENTINO, ESCONO ALTRI NOMI DI POLITICI.

di Le notizie sono tratte dal Corriere della Sera dell'11 Novembre 2009.


 

Dalle parole del pentito Gennaro Vassallo, riportate nelle 350 pagine dell’ordinanza, con cui la Procura della Repubblica di Napoli chiede l’arresto del Sottosegretario alla Economia, si legge che Nicola Cosentino, affermava : «L’Eco 4 è una mia creatura, l’Eco 4 sono io! »

È la storia di questo consorzio, già al centro di altre indagini antimafia, che porta Cosentino, coordinatore del Pdl in Campania, all’accusa di concorso esterno in associazione camorristica, con la richiesta di custodia cautelare in carcere. I capi di imputazione contro Cosentino sono pesanti. «Contribuiva, sin dagli anni Novanta, a rafforzare i vertici e le attività dei gruppi dei camorristi Bidognetti e Schiavone, dai quali riceveva puntuale sostegno elettorale». Inoltre, negli anni avrebbe «garantito il per­manere dei rapporti tra imprenditoria mafiosa e amministrazioni pubbliche». E la richiesta di arresto viene giustificata, anche, con «la persistenza del debito di gratitudine» che il sottosegretario avrebbe verso i clan di Casal di Principe.

L’inchiesta si basa sulle dichiarazioni di sei collaboratori di giustizia. Il ruolo centrale è quello di Gaetano Vassallo, un imprenditore legato, per sua stessa ammissione, alla cosca di Francesco Bidognetti. Il nome dell’esponente politico del Pdl Vassallo lo fa ai magistrati per la prima volta nell’Aprile del 2008, raccontando di un incontro tra il sottosegretario e Sergio Orsi, al quale era stato presente. L’imprenditore che definiva Cosentino: «Il mio padrone», e che con il fratello Michele (ucciso a Casal di Principe nel giugno del 2008) gestiva l’Eco 4.

«Posso dire che la società Eco 4 era controllata dall’onorevole Cosentino e anche l’onorevole Mario Landolfi, parlamentare e vice coordinatore del Pdl in Campania; aveva svariati interessi in quella società. Presenziai personalmente alla consegna di cinquantamila euro in contanti da parte di Orsi Sergio all’onorevole Cosentino, nell’incontro avvenuto a casa di quest’ultimo a Casal di Principe». In un’altra deposizione, Vassallo riferisce quanto gli avrebbe raccontato uno degli esponenti della famiglia Bidognetti nel corso di un summit: «Ricordo che si fecero i nomi anche di alcuni politici nazionali. In particolare, Bidognetti Raffaele riferì che: gli onorevoli Italo Bocchino vice capogruppo del Pdl alla Camera; Nicola Cosentino, Gennaro Coronella senatore Pdl e Landolfi facevano parte del 'nostro tessuto camorristico'». L’Eco 4 era un’azienda che il gip definisce «pura espressione della criminalità organizzata». Nel 2002, l’Eco 4, società a capitale pubblico – privato, entrò nel progetto per la realizzazione del termovalorizzatore nella provincia di Caserta. La sede venne scelta a Santa Maria La Fossa, attraverso una procedura che passò dal Commissariato straordinario per i rifiuti, approvata con una ordinanza firmata dal sub commissario Giulio Facchi, nome che appare più volte nelle intercettazioni telefoniche dei «dirigenti» di Eco 4. A quel tempo, Santa Maria La Fossa era sotto il controllo degli Schiavone, il più potente clan dei casalesi.

Come era prevedibile, anche di fronte a queste gravi accuse, nessuno degli inquisiti ha ritenuto opportuno dimettersi, anzi, Cosentino non ha ritirato la sua candidatura per la presidenza della Regione alle prossime elezioni. Mentre gli altri tre parlamentari del Centro Destra, attaccano magistrati e pentiti e le querele si sprecano. Quando si tratta del centro destra i magistrati sono sempre in malafede e politicamente contro il Partito delle Libertà di Berlusconi. Nel frattempo che queste gravi accuse, di collusione con il più ricco e sanguinoso clan di camorra della Campania del gruppo dirigente del PdL, l’unica preoccupazione del Governo è quella di far discutere in Parlamento di una legge di riforma del processo penale, in cui è prevista la prescrizione per i reati fino a dieci anni, per imputati incensurati, se entro due anni non arriva a sentenza il processo in primo grado.

Questo è proprio un mondo all’incontrario, chi paga le tasse, chi è onesto e non commette reato, non conta in questo paese. Quando riusciremo a riportare l’etica della responsabilità ed un po’ di morale nelle nostre istituzioni ?


 

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di Raffaele Pirozzi
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