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"No a polemiche su Napolitano"

Inchiesta Stato – mafia: Fini si schiera con il Quirinale

Ingroia: mai sospettato di interferenze da parte del Colle

Inchiesta Stato – mafia:  Fini si schiera con il Quirinale
16/10/2012, 10:56

ROMA - Si schiera dalla parte del Quirinale, Gianfranco Fini (nella foto) : il presidente della Camera dei Deputati, intervenendo ad ''Agora''', in onda su Raitre, ha commentato le lettere tra il Capo dello Stato e il suo consigliere per gli Affari della Giustizia, Loris D'Ambrosio, recentemente scomparso,  dicendo:

 ''Non voglio apparire ne' essere reticente, ma ho un preciso dovere di carattere istituzionale. Sono convinto che il comportamento del Capo dello Stato e' stato ineccepibile da un punto di vista giuridico'' poi ''le polemiche politico-giornalistiche sono una cosa che deve rimanere separata''.

D'Ambrosio era stato chiamato in causa nell'ambito dei procedimenti sula trattativa tra Stato e mafia a proposito di intercettazioni telefoniche tra il Quirinale e l'ex ministro Nicola Mancino.

Si tratta, ha aggiunto Fini, ''di una lettera inviata a D'Ambrosio, morto a luglio'', sono ''vicende di fronte alle quali e' necessario ribadire che ci sono due piani del tutto diversi: il rispetto del Capo dello Stato per il dovere che ha assunto con il suo giuramento, che e' stato assoluto. E poi ci sono le polemiche, ma non tiriamo anche il presidente della Repubblica in queste polemiche, ce ne sono tante, troppe''.

Intanto,  i pubblici ministeri di Palermo,  che indagano sulla trattativa mafia-Stato,  stanno preparando gli ultimi documenti in vista dell'udienza preliminare del 29 ottobre prossimo venturo.  Quel giorno, dodici persone saranno chiamate sul banco degli imputati: da una parte capimafia del calibro di Totò Riina, Bernardo Provenzano e Leoluca Bagarella; dall'altra, uomini delle istituzioni come gli ex ministri Nicola Mancino e Calogero Mannino, il generale Mario Mori e il senatore Marcello Dell'Utri. Nei 120 faldoni dell'atto d'accusa ci saranno anche le telefonate fra Mancino e il consigliere del Quirinale Loris D'Ambrosio.

Sulle polemiche scaturite dalle intercettazioni che hanno coinvolto, indirettamente, il presidente Napolitano, dice Antonio Ingroia: "Ci sono dei provvedimenti autorizzativi di un giudice per quelle intercettazioni sulle utenze di Mancino, che sono state dunque perfettamente legittime". "Noi abbiamo la coscienza a posto", aggiunge  il procuratore di Palermo: "Ci siamo comportanti correttamente. I nostri atti, ormai depositati, parlano per noi: non abbiamo mai sospettato di tentativi di interferenze da parte della presidenza della Repubblica, istituzione nei confronti della quale abbiamo sempre espresso il massimo rispetto. Un rispetto che riteniamo sia dovuto anche a noi".

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di Rosario Scavetta
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