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Napoli. Nel mirino 18 società del Comune

Indagine della Procura sulle assunzioni clientelari


Indagine della Procura sulle assunzioni clientelari
30/08/2010, 11:08

NAPOLI - Tanto va la gatta al largo che ci lascia lo zampino. Le assunzioni di parenti, amici, figli, amanti, fidanzate, nelle 18 società partecipate del Comune di Napoli non sono certo una novità. Fino alla pausa estiva, in molti interventi del consiglio comunale, gli spettatori ascoltavano accuse dirette su questo argomento indirizzate alla coalizione di governo, guidata da Rosa Russo Jervolino. Dai banchi del centrosinistra non c’è mai stata indignazione. Non c’è mai stata una risposta, né in termini politici, né pratici. Nemmeno di trasparenza. Sul sito del Comune di Napoli si trova di tutto tranne i nomi elle assunzioni clientelari nelle società miste. Assunzioni a chiamata diretta. Non ci sono criteri. Non servono titoli Il centrosinistra ha agito in deroga alla legge. Ha distribuito posti di lavoro a funzionari di partito, ai “trombati”, agli elettori eccellenti. E, come detto, all’appello non mancano amanti di turno. Oggi va di moda. Se un politico non ha almeno una moglie ed una paio di donne attorno significa che non è un potente.
Non è una barzelletta. E’ quanto accaduto e sta accadendo al Municipio. Ecco perché in Procura, il pool di magistrati, coordinato dal procuratore aggiunto Francesco Greco, ha deciso di fare chiarezza dopo un esposto anonimo e diverse segnalazioni arrivate nei mesi scorsi al Palazzo di giustizia.
Dopo i primi controlli, da indiscrezioni trapelate, le conferme a quanto richiamato negli esposti sono arrivate immediatamente. Insomma, non serviranno mesi e mesi di indagini per capire quale sia stato il meccanismo che ha portato un esercito di disoccupati, dai cognomi eccellenti e dalle amicizie influenti, nelle società controllate dal Comune. E, guarda caso, con le mani nella marmellata ci sarebbero non solo gli amministratori ed i consiglieri di centrosinistra, ma pure quelli di centrodestra ed addirittura potenti sindacalisti. Una “parentopoli” tutta napoletana che potrebbe sconvolgere l’autunno della locale classe di governo proprio alla vigilia del voto per l’elezione del nuovo sindaco e per il rinnovo del consiglio comunale.
Le verifiche dei magistrati, però, non si fermano a Palazzo San Giacomo. Nel mirino c’è anche la Regione sulla vicenda dei comandati e delle nomine nei diversi commissariati, creati da Antonio Bassolino, serviti a sperperare denaro pubblico in clientele ed a garantire un posto di lavoro sicuro al personale politico di centrosinistra, ai consiglieri di molti Comuni della provincia di Napoli, ad amici e parenti del sistema, ed addirittura a familiari, fidanzate ed amanti di onorevoli ed importanti dirigenti di partito. Comandati che si sono ritrovati dipendenti regionali. O disoccupati che, una volta assunti a chiamata diretta nei commissariati, sponsorizzati dal politico di riferimento, con contratti a tempo determinato, hanno chiuso la legislatura con la stabilizzazione. Hanno aggirato la legge. Hanno fatto centinaia di assunzioni clientelari alla Regione evitando concorsi e selezioni. Hanno sistemato gli amici e le “dame di corte”. Alla faccia della meritocrazia. Adesso, però, devo rendere conto di quanto fatto. Non solo all’opinione pubblica. Sul collo cominciano a sentire il fiato della Procura della Repubblica.

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di Giovanni De Cicco
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