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Indagine morti bianche in Italia, l’analisi di Celardo


Indagine morti bianche in Italia, l’analisi di Celardo
21/01/2011, 17:01

Roma, 21 Gennaio 2010 – L’ultima indagine condotta dall' “Osservatorio Sicurezza sul Lavoro” di Vega Engineering, una società mestrina che da oltre un decennio è in prima linea sul fronte della formazione dei lavoratori, ci rivela che in Italia i decessi a causa di incidenti sul lavoro nell’anno 2010 sono stati in totale 526.

Nonostante le festività natalizie, nel mese di dicembre si è registrata la stessa media degli altri periodi: oltre dieci morti alla settimana. La Lombardia continua a detenere il triste primato fra le regioni (74 vittime) seguita dal Veneto e dalla Campania (con rispettivamente 55 e 44 vittime in totale). La provincia più colpita dalle morti bianche risulta essere Bolzano (con 20 decessi sul lavoro) che nel bilancio generale si spartisce il macabro risultato con Roma. Al secondo posto troviamo Brescia (con 17 morti) seguita da Napoli che supera Milano (16 vittime rispetto alle 15 della provincia lombarda).

“Il dato è doloroso – interviene Carmine Celardo viceresponsabile per il Lavoro e l’Occupazione dell’Italia dei Diritti – e nonostante la nuova legge e la sua integrazione, gli appelli e le campagne di sensibilizzazione continuiamo a registrare questi dati amari. Tuttavia dai numeri emerge che sul totale nazionale si è raggiunto l’obiettivo minimo che era stato previsto già lo scorso anno dal Ministero e dagli uffici provinciali del Lavoro”

Analizzando i dati per macroaree geografiche, il Sud registra il più alto tasso di morti bianche rispetto alla popolazione attiva, con un indice pari al 31,2; contro il 30,1 del Nordest, il 25,8 delle Isole, il 19,7 del Centro. L’agricoltura, sebbene abbia registrato una piccola contrazione nell’ultimo mese del 2010, sembra continuare ad essere il settore più colpito da decessi dovuti a incidenti avvenuti sul luogo di lavoro.

“Aldilà dei numeri – prosegue l’esponente del movimento fondato da Antonello De Pierro – bisogna far presente che le morti bianche non sono mai incidenti dovuti a fatalità, ma sono sempre e soltanto conseguenza di cattivi comportamenti umani: o dei datori di lavoro, o dei preposti, o dei lavoratori stessi che senza formazione e informazione vengono incaricati a svolgere mansioni e attività tendenzialmente pericolose. E’ importante e fondamentale insistere sui controlli e aumentare le ispezioni cautelative. E’ necessario che vengano istituite delle vere e proprie squadre operative che facciano prevenzione sul territorio. Da tempo si lamenta un eccesso di attività repressiva a posteriori e un assoluta carenza di attività preventiva a priori sul campo”.

L’esponente dell’Italia dei Diritti conclude la sua attenta analisi aggiungendo: “Gli enti bilaterali in collaborazione con Inail, ufficio prevenzione delle ASL e ufficio provinciale del Lavoro hanno istituito forti campagne di prevenzione che però non riescono ad avere un riscontro sul territorio a causa della forte mancanza di personale e carenza strutturale cronica dell’organico sul servizio prevenzione della Medicina del Lavoro”.

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di redazione
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