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“Partito senza coerenza, dimentica Berlinguer”

Ingroia scende in campo e attacca Grasso e il Pd


Nella foto Antonio Ingroia
Nella foto Antonio Ingroia
30/12/2012, 10:44

ROMA – Antonio Ingroia scoglie le riserve e annuncia la sua discesa in campo con la candidatura a premier della nuova lista "Rivoluzione civile". Il simbolo contiene in grande il nome del candidato con sopra la scritta in blu "Rivoluzione civile" e sotto, in rosso, le sagome dei manifestanti del "Quarto Stato" di Pellizza da Volpedo su uno sfondo che vira all'arancione.
Durante la conferenza, l’ex magistrato non fa altro che attaccare il Procuratore nazionale antimafia Piero Grasso (che proprio ieri ha ufficializzato la sua candidatura con i democratici) e il Pd. Grasso, accusa l'ex magistrato palermitano, divenne Procuratore nazionale antimafia "scelto da Berlusconi in virtù di una legge con cui venne escluso Giancarlo Caselli, 'colpevole' di aver fatto processi sui rapporti tra mafia e politica". Secondo Ingroia, però, Grasso è anche responsabilità di aver pensato "nel maggio 2012" di consegnare "un premio al governo Berlusconi per essersi distinto nella lotta alla mafia".
"Da magistrato – dichiara l’ex magistrato - non avrei mai creduto di dovermi ritrovare qui per continuare la mia battaglia per la giustizia e la legalità in un ruolo diverso". "Quando giurai la mia fedeltà alla Costituzione pensavo di doverla servire solo nelle aule di giustizia. Ma non siamo in un paese normale e in una situazione normale - prosegue il magistrato palermitano - Siamo in una emergenza democratica. E allora, come ho detto, io ci sto. E' venuto il momento della responsabilità politica. Alla società civile e alla buona politica dico 'grazie' perche hanno fatto un passo avanti. Questa è la nostra rivoluzione, noi vogliamo la partecipazione dei cittadini. Antonio Ingroia non si propone come salvatore della patria, ma di essere solo un esempio come tanti cittadini che si mettono in gioco, assumendo rischi", dichiara ancora.
Non solo Grasso nell’occhio del ciclone Ingroia ma anche il partito democratico, colpevole – a suo dire - di aver "smarrito la sua coerenza". "A Bersani, che ho definito persona seria e credibile - aggiunge l'ex pm di Palermo - dico di uscire dalle contraddizioni in cui la sua linea politica si è impantanata". Al segretario del Partito democratico, ricorda Ingroia, "ho fatto un appello e lui ha risposto in modo un po’ stravagante, dicendo che non risponde ad appelli pubblici, ma mi auguro che Bersani sappia che l'avevo cercato personalmente, ma non ho ricevuto risposta, me ne farò una ragione. Evidentemente si sente un po' il padreterno, Falcone e Borsellino quando li cercavo rispondevano subito".
Poi passa di nuovo ad attaccare Bersani: "Caro Bersani, così non va, chi ha alle spalle storie così importanti dovrebbe ricordarsi il valore della moralità", dice citando le battaglie di Enrico Berlinguer e Pio La Torre per la moralità. "Tra Violante e Dell'Utri c'è una convergenza che dovrebbe far riflettere i dirigenti del Pd", rincara riferendosi ai giudizi sulla candidatura di Piero Grasso nelle liste dei democratici. Accuse che non impediscono comunque all'ex magistrato di sostenere che comunque la porta per il Pd "rimane aperta", così come per il movimento di Grillo.
Offerta declinata dal partito di Grillo che definisce l'esperimento della lista Rivoluzione civile "un minestrone con tre partiti che non hanno da soli alcuna possibilità di superare lo sbarramento elettorale". "Ingroia ha detto che la sua porta per il MoVimento 5 Stelle è aperta. Lo ringrazio, ma, per favore, la richiuda", conclude Grillo sul suo blog. "La mia porta decido io quando chiuderla", è la replica di Ingroia. "Ho sempre tenuto aperte le porte da magistrato verso i cittadini ed ora la tengo aperta in politica nel confronto con gli altri".
A sostenere la candidatura di Ingroia è un pacchetto di forze politiche che va dall'Italia dei Valori, a Rifondazione comunista, dai Verdi ai Comunisti italiani, passando per il sindaco di Napoli Luigi De Magistris che sta pensando alla presentazione di una sua lista ispirata agli "arancioni" che nella primavera del 2011 hanno portato alla vittoria del centrosinistra nelle elezioni amministrative. Iniziativa dalla quale prende però le distanze il sindaco di Milano Giuliano Pisapia. Anche "se non esiste un copyright", è certo che "sono state Milano e la campagna elettorale per il sindaco della mia città il punto di partenza e il centro di quel rinnovamento", dice il primo cittadino lombardo esprimendo preoccupazione "per i pericoli che vedo concretizzarsi all'orizzonte: vedere il popolo arancione strattonato da tutte le parti, trasformato in un aspirante piccolo partito, strumentalizzato al fine di ottenere qualche deputato, plasmato per infilarlo in una lista, accodato a questo o quel candidato scelto dall'alto".

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di Erika Noschese
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