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Il presidente della Camera:"Fermiamoci a riflettere"

Intercettazioni e federliasmo: scontro tra Fini e Bondi


Intercettazioni e federliasmo: scontro tra Fini e Bondi
01/07/2010, 21:07

ROMA - Duro botta e risposta tra Gianfranco Fini e Sandro Bondi sul tema delle intercettazioni e del federalismo fiscale. Il primo fendente lo lancia il presidente della Camera che, sulla cosiddetta "legge bavaglio", chiede retoricamente:"Ci vogliamo fermare a riflettere?".  Dalle intercettazioni al caso Brancher il passo è breve e Fini osserva:"Non voglio che nel mio partito e nel governo ci sia nemmeno il sospetto che c'è qualcuno che si vuol far nominare ministro perché non vuole andare in Tribunale".
L'ex leader di An, non pago, scocca una frecciata velenosa anche nei confronti di Nicola Cosentino, riferendosi a bondi e chiedendo ancora una volta retoricamente:"Dimmi il nome di una democrazia del mondo in cui rimane segretario regionale di partito e sottosegretario un signore nei confronti del quale la magistratura ha emesso un mandato di cattura". Fini, dopo aver precisato che "ognuno è innocente fino a prova contraria", continua la sua personale arringa contro il vicesegretario all'economia lanciando un messaggio molto chiaro al potente politico campano:"Qualche volta fare un passo indietro non vuol dire avere qualcosa da nascondere, ma andare a testa alta. Mi hanno insegnato che quando c'e' un'accusa infamante, ci si difende e siccome non ho niente da nascondere mi privo di una posizione di potere". Il tutto, precisa il presidente dell Camera "senza voler criminalizzare nessuno".
Con gli strascichi amari del caso Bocchino ancora evidenti ed un potere che in Campania si presenta decisamente claudicante ed eroso, Fini bacchetta Cosentino ma si d"imentica", tra i vari fedelissimi dal passato e dal presente non proprio cristallino (Bocchino in testa), di citare un certo Pietro Diodato; più volte accostato a diversi clan camorristici e inchiodato dalla Procura di Napoli per alcuni rimborsi elettorali illeciti.
Timida la risposta di Bondi che aveva accusato il suo collega di partito di occuparsi "di cose di poco conto" osservando che in "
nessuna democrazia si leggono sui giornali i resoconti delle intercettazioni". Sul federalismo,  poi, il ministro dei Beni Culturali riflette:"Così il tema sull'unità nazionale è astratto, se si pone la questione come un problema di divisione nel Pdl o nel rapporto con la Lega". Immediata è piccata la risposta della terza carica dello Stato che prima tuona "nei rapporti con la Lega lo è" e poi affonda "Sentendoti parlare sono molto più preoccupato di prima, mi confermi che oggi il Pdl ha nei confronti della Lega una sorta di sudditanza e soggezione elevata al massimo livello possibile".
Insomma: l'ex numero uno di Alleanza Nazionale dimostra ancora una volta tutto il senso d'asfissia procuratogli dal Pdl ma, allo stesso tempo, si dimostra incapace di dettare un politica alternativa credibile, che vada al di la delle dichiarazioni facilmente condivisibili ma difficilmente tramutabili in fatti e, in ultimo ma non per ultimo, deciso a far "figli e figliastri"; invitando a fare "passi indietro" chi non fa parte della "corrente interna" al Pdl e sorvolando su chi, da finiano, ha diversi scheletri dell'armadio con i quali dover fare i conti.

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di Germano Milite
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