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L'ultima versione presentata oggi alle 14 in Commissione

Intercettazioni: il Pdl conferma il bavaglio all'informazione


Intercettazioni: il Pdl conferma il bavaglio all'informazione
20/04/2010, 09:04

ROMA - Nessun passo indietro del governo e della maggioranza a proposito della legge sulle intercettazioni: la nuova proposta, che verrà presentata oggi alle 14 in Commissione Giustizia del Senato, si muove sulle linee di sempre. L'unica concessione, fatta dietro la minaccia di Napolitano di non firmare la legge in caso contrario, è stato il cambiamento degli "evidenti indizi di colpevolezza", necessari per chiedere le intercettazioni, nei "gravi indizi di reato" come è riportato dalla legge attualmente in vigore.
Sul resto, nessun cambiamento: resta il limite di 60 giorni per le intercettazioni (15 giorni rinnovabili per tre volte); resta la necessità di un Tribunale collegiale, per autorizzare le telefonate; resta il divieto di piazzare microfoni per le intercettazioni ambientali in luoghi diversi da quelli dove si sta commettendo un reato (cioè se il Pm sa che due delinquenti si devono incontrare in un bar per discutere di un omicidio, possono mettere il microfono solo se dimostra che i due intendono rapinare o uccidere il barista, ma non per sapere cosa intendono dirsi a proposito dell'omicidio); resta la norma che l'intercettazione non è una prova per disporre altre intercettazioni (se il Pm intercetta una persona che dice a due persone di coordinarsi per fare un omicidio, questa non è una prova per mettere sotto controllo i telefoni degli altri due); resta la norma che limita le intercettazioni al sospettato/indagato ed alle persone a lui vicine. Su altre norme ci sono state ulteriori restrizioni, come per esempio l'obligo di chiedere l'autorizzazione alla Camera di appartenenza nel caso in cui l'indagato intercettato parli con un deputato o un senatore (stabilendo ovviamente l'addio all'indagine, perchè non ci sarebbe più segreto).
Ma la cosa più grave è il pesante attacco che viene sferrato alla libertà di informazione: multe fino a 500 mila euro per l'editore del giornale su cui viene pubblicata una intercettazione - integrale, per estratto o anche solo un riassunto della stessa - mentre per i giornalisti la multa arriva a 10 mila euro. Ed è un divieto che non avle solo per gli atti secretati, come è giustamente oggi, ma anche per gli atti pubblici, che potranno essere conosciuti a tutti coloro che bazzicano i Tribunali, ma non ai cittadini, almeno fino all'inizio del processo di primo grado. E quindi addio alle notizie sui giornali di scandali come Calciopoli, come i "furbetti del quartierino", come la recente inchiesta che ha fatto luce sul sottobosco illegale che gira intorno alla Protezione Civile, come l'inchiesta di Trani in cui si è dimostrato come l'Agcom e il Consiglio di amministrazione della Rai ricevono ed eseguono ordini dal Presidente del Consiglio SIlvio Berlusconi. Tutte queste notizie, anche se sono pubbliche, non possono essere riportate sui giornali.
Per la prima volta dal 1945 abbiamo una legge che impone una censura preventiva al diritto dei cittadini italiani ad essere informati

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di Antonio Rispoli
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