POLITICA - Parlamento
BONGIORNO: "STRUMENTO INSOSTITUIBILE PER LE INDAGINI"
Intercettazioni, le voci critiche nella maggioranza
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24/02/2009, ore 10:29 - Il testo sulle intercettazioni è arrivato in aula. Pd e Idv annunciano battaglia, mentre stampa e magistratura s’interrogano. Ruolo di pm e giornalisti ridimensionato? Forse, perché se il testo resta quello proposto c’è anche il rischio carcere per i cronisti. Fnsi e Fieg, quindi, manifestano a Roma. E il leader dell’Idv Antonio Di Pietro parla di legge “bavaglio”. Il premier sembra premere, perché il ddl passi subito al Senato. Dubbi? Sì, ci sarebbero anche all’interno della maggioranza. Non tanto per il ruolo dei cronisti, ma per le indagini stesse. Che verrebbero, secondo alcuni, compromesse. “Se emergono dubbi possiamo discuterne”. Così il guardasigilli Angelino Alfano. Perplessità come quelle sollevate dagli esperti del Quirinale, o come quelle evidenziate dal presidente della commissione Giustizia, Giulia Bongiorno: “Una legge per evitare un uso distorto ed eccessivo ci vuole, ma le intercettazioni sono uno strumento d’indagine in molti casi insostituibile”. Ecco dunque una voce, critica e autorevole, nel Pdl. I gravi indizi di colpevolezza, necessari per avviare gli “ascolti” se il ddl dovesse tradursi in legge, non piacciono. In quel caso molti reati, soprattutto i “white collar crimes”, sarebbero già in fase avanzata. “L’assemblea verificherà se possa bastare un minor grado di colpevolezza, prevedendo che gli indizi siano sufficienti”, aggiunge la Bongiorno. L’esponente di An non si ferma qui, parlando anche del diritto di cronaca. “Una parte deve assolutamente restare segreta, bisogna solo stabilire quanto debba essere estesa questa fase. Le indagini possono essere molto dilatate nel tempo e ciò forse precluderebbe la possibilità di fornire informazioni di interesse per la collettività”. Una voce isolata? Per la verità già il Carroccio, in tempi non sospetti, non ha guardato con favore a norme che potessero attutire le indagini sui colletti bianchi. E l’avvocato Nicolò Ghedini parla della possibilità di multe, invece del carcere, per le “penne”. Inoltre, scrive Repubblica, i ministri Alfredo Vito ed Angelino Alfano stanno cercando di ammorbidire Berlusconi sui punti più critici.
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