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I servizi segreti potranno invece registare impunemente

Intercettazioni: pene severe per i giornalisti


Intercettazioni: pene severe per i giornalisti
06/05/2010, 21:05

ROMA – Che una nuova legge sulle intercettazioni sia urgente lo ribadisce anche il Presidente del Senato Renato Schifani. In effetti dopo le bufere giudiziarie anticipati dai media c’era bisogno di una regolamentazione dell’istituto inquisitorio ma appunto per fini processuali e non meramente scandalistici.
La norma in sé è stata subito rinominata dal Pd «emendamento D’Addario», dal nome della signora che trascorse una notte a Palazzo Grazioli con il premier Silvio Berlusconi e la "documentò" con un registratore portatile. In realtà, l’obiettivo sono in primo luogo le trasmissioni televisive che "rubano" dichiarazioni con telecamera e microfono nascosti. Ma è evidente che il divieto colpirebbe anche il giornalista che, per riportarne fedelmente il contenuto e poter replicare a eventuali smentite, registra un’intervista o una conversazione senza avere l’accortezza di dirlo al suo interlocutore.
Per questo è sceso ieri in campo il senatore del Pdl Piero Longo, l’avvocato di fiducia (insieme a Niccolò Ghedini) del presidente del Consiglio: porta la sua firma il sub-emendamento depositato ieri che considera punibili le registrazioni "abusive" solamente «qualora se ne faccia uso illecito». Una formulazione che tutelerebbe i cronisti corretti e che il relatore Centaro si è detto disponibile a recepire.
Nonostante i buoni propositi resta la ferma contrarietà dell’opposizione ad una legge definita bavaglio. «Non risolve i problemi, perché continua a limitare la libertà di stampa e le investigazioni – afferma il senatore Pd Felice Casson - È inconcepibile che siano esentati i servizi segreti e non la stampa. Eppure, i primi non sono tutelati dalla Costituzione come lo è l’informazione».
In effetti c’ è un emendamento nel ddl presentato dalla maggioranza che salva i servizi segreti dalle asperità della futura legge sulle intercettazioni, nel testo all’esame della commissione Giustizia del Senato. Resta, infatti, anche dopo la riformulazione da parte del relatore Roberto Centaro (Pdl), il carcere fino a 4 anni per chiunque esegua registrazioni o riprese video di dialoghi «in modo fraudolento» salvo, appunto, che queste avvengano nell’ambito «della difesa della sicurezza nazionale».
Il disegno di legge inoltre renderà i parlamentari ancora più tutelati, infatti se le conversazioni intercettate riguardano, anche casualmente, un parlamentare, è sempre necessaria l’autorizzazione della Camera di appartenenza.

 

 

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di Mario Aurilia
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