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Istat: Allarme lavoro


Istat: Allarme lavoro
22/06/2009, 16:06

 

ISTAT 2009: ALLARME LAVORO

di Renato Fioretti


 

L’ultima rilevazione Istat sulle forze di lavoro, con riferimento al periodo che va dal 29 dicembre 2008 al 29 marzo del corrente anno, ha certificato una situazione già ampiamente nota. Nel primo trimestre del 2009 l’occupazione presenta un saldo negativo, rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, pari a 204 mila unità. La perdita di posti di lavoro è ancora maggiore se confrontata con il dato relativo al quarto trimestre del 2008. In un solo trimestre, infatti, si registra, a livello nazionale, una contrazione pari a 383 mila unità!

Nel solo Mezzogiorno - ad eccezione della Calabria (+ 11 mila) e della Sicilia (+ 12 mila) - in un anno, si è realizzata una riduzione del numero degli occupati pari a ben 114 mila unità; rispetto all’ultimo trimestre del 2008, si rilevano, invece, 161 mila occupati in meno.

Un primo elemento di riflessione è dettato dal fatto che limitarsi al confronto delle variazioni tendenziali dei dati Istat (rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente) può produrre numerosi errori di valutazione e indurre gli osservatori a considerazioni poco pertinenti alla realtà.

In questo senso, molto più realistico (e corretto) appare il confronto tra i dati relativi alle variazioni congiunturali (rispetto al periodo di rilevazione precedente). Infatti, è la comparazione con le rilevazioni effettuate a fine 2008 - non ancora “condizionate” dalle conseguenze della grave crisi economica che incombeva sul nostro Paese - che meglio riesce a evidenziare la gravità dell’attuale situazione.

Il dato oggettivo è che il confronto tra i dati emersi dall’ultima rilevazione Istat e quelli relativi al trimestre precedente, presenta una situazione a dir poco allarmante.

Al consistente calo dell’occupazione, si aggiungono, infatti, ulteriori elementi di preoccupazione.


 

Tab. 1: Principali indicatori del Mercato del Lavoro

(Italia)

Trimestri di riferimento

Occupati

Dip. e Ind.

Tasso di

Occupaz.

Tasso di

Disoccup.

Tasso di

Attività

In cerca di

Occupaz

4° trim. 2008

23.349

58,5

7,1

63,0

1.775

1° trim. 2009

22.966

57,4

7,9

62,4

1.982

SALDI

- 383

- 1,1

+ 0,8

- 0,6

+ 207

(valori in migliaia di unità e percentuali)


 

Come si evince dalla tab. 1, nello spazio di un solo trimestre, il tasso di occupazione nazionale cala di oltre un punto, il tasso di disoccupazione aumenta dello 0,8 per cento e quello di attività torna pari a quello del quarto trimestre 2002.

In questo quadro, risulta difficile condividere la posizione del Ministro del Lavoro che ritiene la situazione “Meno difficile di quanto ci si potesse aspettare”; soprattutto se si considera che - secondo quanto previsto dalla stessa Confindustria, oltre che dai più accreditati organismi internazionali - la profonda crisi finanziaria ed economica che sta sconvolgendo l’economia mondiale non ha ancora prodotto, nel nostro Paese, tutti i suoi devastanti effetti.

I dati più negativi, però, sono quelli relativi alla condizione presente al Sud.

Ancora una volta, il Mezzogiorno rappresenta, in negativo, la perfetta “cassa di risonanza” delle difficoltà rilevate in tutto il territorio nazionale.


 

Tab. 2: Principali indicatori del Mercato del Lavoro

(Mezzogiorno)


 

Trimestri di

riferimento

Occupati

Dip. e Indip.

Tasso di

Occupaz.

Tasso di

Disoccup.

Tasso di

Attività

In cerca di

Occupaz.

trim. 2008

6.416

45,6

12,3

52,0

898

1° trim. 2009

6.255

44,4

13,2

51,2

950

SALDI

- 161

- 1,2

+ 0,9

- 0,8

+ 52

(valori in migliaia di unità e percentuali)


 

Nel Mezzogiorno, al notevole calo del numero degli occupati, si aggiunge un tasso di occupazione che torna ai valori riscontrati nel lontano 2000. Il tasso di disoccupazione torna al livello del terzo trimestre 2005 e il tasso di attività cala di quasi un unto percentuale; naturalmente, aumenta il numero delle persone in cerca di occupazione.

Rispetto a quest’ultimo elemento, è interessante rilevare che l’aumento del numero delle persone in cerca di occupazione resta molto contenuto rispetto a quello di coloro che, nell’intero Mezzogiorno, hanno perduto un posto di lavoro; si tratta di meno di un terzo del totale.

Rappresenta questo, un chiaro segnale di “sfiducia” rispetto alla possibilità di trovare un’occupazione attraverso il “canale istituzionale” dei Centri per l’impiego.

Per tornare alle riflessioni di carattere nazionale: gli osservatori più attenti hanno, inoltre, evidenziato che i dati Istat hanno certificato una situazione - presente in tutto il Paese - ampiamente prevedibile; lo stato di crisi è stato avvertito, in termini di perdita del posto di lavoro, in misura particolare da parte dell’occupazione autonoma nelle piccole imprese, dell’occupazione a termine e dei rapporti di collaborazione.

In effetti, i dati confermano le preoccupazioni di quanti hanno sempre sostenuto - lo scrivente, tra gli altri - che i lavoratori “flessibili” o, per meglio dire, “precari” (in particolare i giovani dai 15 ai 35 anni), sarebbero stati i primi a pagare il duro prezzo della crisi.

In questo senso l’ultima rilevazione certifica che, nell’arco di un solo anno, ben 408 mila giovani hanno perso un precedente posto di lavoro.

Di fronte a questi numeri, non oso immaginare il desolante quadro che avremmo dovuto commentare qualora il nostro ordinamento avesse già previsto il c.d. “contratto unico” con “garanzie variabili nel tempo”.

In questo senso, sono sicuro che la nuova tipologia contrattuale - tenacemente sostenuta dai tanti esperti “di turno”; da Treu a Boeri, da Ichino a Garibaldi -consentendo la possibilità di licenziamento senza “giusta causa”, per i primi trentasei mesi del rapporto di lavoro, avrebbe prodotto una vera e propria “ecatombe” di posti di lavoro.

La rilevazione Istat relativa alle singole realtà territoriali conferma la Campania tra le regioni che presentano le situazioni di maggiore preoccupazione.


 

Tab. 3: Principali indicatori del Mercato del Lavoro

(Campania)


 

Trimestri di

riferimento

Occupati

Dip. e Indip.

Tasso di

Occupaz.

Tasso di Disoccup.

Tasso di Attività

In cerca di

Occupaz.

4° trim. 2008

1.659

41,9

12,8

48,1

245

1° trim. 2009

1.608

40,7

13,4

47,0

250

SALDI

- 51

- 1,2

+ 0,6

- 1,1

+ 5

(valori in migliaia di unità e percentuali)


 

In un contesto nel quale il numero degli occupati continua, inesorabilmente, a calare, nella nostra regione si registra un tasso di occupazione che è, addirittura, pari a quelli riscontrati nei primi anni ’90.

Il tasso di disoccupazione aumenta dello 0,6 per cento solo grazie alla ridottissima percentuale (circa il 10 per cento) di soggetti che, pur avendo perso il posto di lavoro, si pone alla ricerca di una nuova occupazione attraverso i “canali ufficiali”.

Per ritrovare un tasso di attività altrettanto basso, bisogna andare indietro nel tempo, fino agli anni ’80.

In sostanza, per la nostra regione, ancor più che per il resto del Paese, la situazione presenta una condizione di grave allarme sociale; se a questo si aggiungono le fosche previsioni per il futuro della nostra economia, il quadro diventa preoccupante.


 


 


 


 


 

 

 

 

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di Raffaele Pirozzi
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