Politica / Politica

Commenta Stampa

La base della Lega Nord sbriciolata dai suoi vertici


La base della Lega Nord sbriciolata dai suoi vertici
13/01/2012, 16:01

Con il voto di ieri alla Camera dei Deputati, i parlamentari della Lega Nord sono riusciti a far veramente infuriare la propria base. In questi due giorni Radio Padania è stata subissata di telefonate di critiche ed insulti per i politici di vertice e ben poche telefonate di sostegno. Idem la loro pagina di Facebook, che è stata addirittura chiusa per 24 ore.
Ma non c'è da stupirsi di questo. Sono oltre 20 anni che la Lega Nord ha alcune parole d'ordine irrealizzabili. Ma parole d'ordine a cui la base - fatta di persone di bassa cultura e di molti pregiudizi - ha creduto ciecamente, le ha fatte proprie, ha accumulato rabbia e si è sentita defraudata... ed ora non sa come sfogarsi. Ed è chiaro che l'obiettivo numero 1 diventano i vertici.
Tutto è iniziato con la parola d'ordine "secessione". Questa è stata la prima parola d'ordine. Una secessione motivata, a sentire Bossi e i suoi, dal fatto che "Roma ladrona" si teneva i soldi delle tasse che venivano prese dagli onesti lavoratori del nord. Ora, guardiamo il dato storico: basta conoscere un minimo di storia (quella vera, non la favoletta raccontata a scuola) per sapere che nel 1861, il Regno delle Due Sicilie era la terza potenza economica in Europa, dietro Inghilterra e Francia. Mentre il Regno di Sardegna era sull'orlo del fallimento. Spesero fino all'ultimo centesimo e si indebitarono fino al collo ed oltre per organizzare la spedizione dei 40 mila mercenari agli ordini di Garibaldi per invadere e conquistare il sud Italia e ci riuscirono, approfittando che l'esercito borbonico era molto debole e comandato da persone molto incapaci. Da allora è iniziato uno sfruttamento a vantaggio del nord Italia, uno sfruttamento che ancora non è finito.
Ma dopo la crisi del 1992 e la situazione attuale dell'Italia (debito pubblico altissimo, per intenderci) una parte importante dell'economia ci ha pensato, appoggiando la Lega per ottenere la spaccatura: un'Italia del Nord in cui sono state concentrate tutte le attività industriali e finanziarie (ricordiamoci che negli ultimi venti anni tutte le assicurazioni e le banche che avevano la sede al sud sono state chiuse, con le buone o le cattive ed assorbite da società equivalenti con sede al nord) che entra in Europa senza un centesimo di debito pubblico. Una occasione per molti, dato che potrebbe imporre tasse bassissime, mentre il sud Italia si troverebbe tutto il debito pubblico, nessuna attività economica degna di nota e mafia, camorra e 'ndrangheta a comandare. Una situazione ideale, insomma, per le banche italiane, per Confindustria e altre associazioni simili. Peccato (si fa per dire) che non sono riusciti a convincere praticamente nessuno: un 20% dei cittadini del nord, concentrato soprattutto nella provincia dei comuni secondari di Lombardia e Veneto, non sono certo una massa imponente di persone.
Poi, nascosta la parola secessione, è comparso il federalismo prima, seguito dal federalismo fiscale. In realtà si trattava di termini che portavano ad una secessione di fatto. Perchè quando i leghisti dicono, per esempio, che il federalismo significa che ognuno si tiene i soldi che produce, dicono una sciocchezza enorme. Infatti, in tutti i Paesi federali le regioni più povere ricevono aiuti da quelle più ricche. O direttamente, attraverso fondi di perequazione; o indirettamente, attraverso un diverso peso delle tasse fedeali: maggiore sulle regioni più ricche, minore su quelle più povere. Un esempio possiamo vederlo per la Germania: in soli 20 anni con questo sistema hanno preso le regioni dell'est e le hanno portato allo stesso livello di confort delle regioni occidentali, ricostruendo la loro economia e così via.
Ma lo stesso principio leghista del "le tasse che paghiamo restano sul territorio" è una bestialità. Perchè è chiaro che le tasse in uno Stato federale devono pagare comunque le spese federali, prima ancora di quelle locali. Per intenderci: il Parlamento, il capo dello Stato e tutta la struttura intorno a loro va pagata; l'esercito idem. Le forze dell'ordine anche. E nel caso dell'Italia, dove al nord ci sono circa 5-6 volte, in media, del numero di poliziotti, carabinieri e finanzieri che ci sono al sud, a parità di popolazione, è chiaro che è il nord che dovrebbe pagare di più. Lo stesso dicasi per la giustizia: al sud ci sono vuoti di organico, nei Tribunali, che vanno dal 70 al 90%. E si potrebbe continuare.
Senza contare poi le infrastrutture. Faccio solo un esempio: se prendiamo i 400 Km. circa che separano Torino da Venezia, ci sono una dozzina di aeroporti. Addirittura in Lombardia e Veneto ce n'è quasi uno per provincia: Malpensa a Varese, Linate a Milano, Orio al Serio a Bergamo, Montichiari a Brescia, il Valerio Catullo a Verona, poi a Venezia. Mancano solo Vicenza (dove c'è però la pista della caserma americana di Ederle, che ha una sua pista per il trasporto militare) e Padova (troppo piccola, probabilmente). Prendiamo un altro spazio di 400 Km. al sud, per esempio tra Napoli e Reggio Calabria. Quanti aeroporti ci sono? Tre: Napoli, Salerno e Lamezia Terme. Queste differenze non vanno pagate?
La realtà è che è il sud ancora oggi a pagare. Solo tra il 2008 e il 2010, ben 32 miliardi di euro di investimenti destinati al sud (fonte Isvimez) sono stati indirizzati al nord. E di solito gli investimenti destinati al sud esistono solo sulla carta. Per esempio, prendiamo i Fas (Fondi per le aree sottosviluppate): sulla carta ben l'85% degli oltre 60 miliardi previsti dal 2007 al 2013 doveva andare al sud. In realtà sono stati utilizzati in gran parte al nord. Solo poche briciole sono state utilizzati al centro (2 miliardi per il terremoto di L'Aquila del 2009) e al sud. Ma di tutto questo nessuno ne parla.
Si continua a dire che il nord è sfruttato, che sono loro che trascinano la palla al piede del sud, senza dire che il sud è una palla al piede perchè doveva servire come mercato privilegiato per il nord. E così via. Ma adesso, dopo tre anni e mezzo di governo più altri 5 tra il 2001 e il 2006, senza nessun risultato, anche i più stolidi tra gli abitanti del nord hanno capito che sono stati presi per i fondelli. Ma la Lega ha puntato molto ad eccitare la gente, a stimolarne la rabbia. Ed ora, questa rabbia, che non possono sfogare contro i meridionali nè contro gli extracomunitari (sono sempre meno quelli che non reagiscono alle spedizioni punitive che i giovani del nord spesso fanno), da qualche parte si deve sfogare. E si sta incanalando verso i vertici di partito.

Commenta Stampa
di Antonio Rispoli
Riproduzione riservata ©