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Inasprimento per il reato di corruzione fra privati

La Camera dice sì 3 volte: va avanti il Ddl anticorruzione

"Incandidabilità per chi ha commesso reati già dal 2013"

La Camera dice sì 3 volte: va avanti il Ddl anticorruzione
13/06/2012, 22:06

ROMA - All'indomani del richiamo alla coesione arrivato a Pdl-Pd-Terzo polo da Mario Monti, la Camera ha accordato al governo le tre fiducie chieste sul disegno di legge anticorruzione. Diligentemente, ma non senza durissime prese di distanza da alcune norme del ddl. Via libera dunque all'inasprimento delle pene e al reato di corruzione fra privati. E anche, tra le polemiche, alla delega al governo a disciplinare entro un anno l'incandidabilità dei condannati per reati gravi. Quei dodici mesi sono parsi a molti un tempo troppo lungo, di certo abbastanza per superare le legislative del 2013 ed entrare di fatto in vigore nel 2018. Durissime le critiche di Fli e Idv. Su questo il governo peroò ha dato rassicurazioni anche se non vere e proprie garanzie. “Il governo è in grado di esercitare la delega a partire dal giorno successivo all'approvazione della legge e in questo modo i nuovi divieti sarebbero di immediata applicazione”, ha ricordato il ministro della Pubblica amministrazione Filippo Patroni Griffi. Ottimista ma cauta Paola Severino: “Se ci saranno le condizioni politiche e generali possiamo approvare la delega anche prima. Faremo di tutto per mantenere la promessa”, ha spiegato il ministro della Giustizia. Il Guardasigilli ha espresso “soddisfazione perchè il ddl ha mantenuto la sua identità”, ringraziato il parlamento “per il senso di responsabilità dimostrato” e minimizzato le polemiche come “normali distinguo”. Ma soprattutto ha liquidato le critiche alla presunta norma salva-Penati: “Pensate davvero che sia questo che interessa agli italiani e non avere una buona legge?”. Il Pdl ha però già preannunciato le barricate in Senato. “Non ho alcuna intenzione di dare il mio consenso a una norma pro corrotti travestita da anti corruzione”, ha spiegato Maurizio Gasparri. E il Popolo della libertà preme anche perché sia cambiata la norma sul cosiddetto “traffico di influenza” che lascerebbe troppo spazio alla discrezionalità dei giudici. I malumori sono stati evidenti, con molti distinguo nel Pdl al momento di votare le fiducie. Ma Severino ha chiarito che potrebbe esserci poco spazio per i cambiamenti. “Il nodo delle modifiche lo scioglieremo più avanti”, ha spiegato, “bisogna verificare che i miglioramenti non portino via troppo tempo”. Ma è sull'incandidabilità dei condannati che si sono concentrati i malumori nella maggioranza, anche se il vertice di ieri ha evitato una deflagrazione. Il disagio era evidente nel Pdl, nel Pd e anche nel Terzo polo. Contro la fiducia sull'articolo 10 ha votato Lucio Barani del Pdl. Fli non ha partecipato al voto. “Voto per disciplina di partito”, ha detto Dario Ginefra del Pd. Dall'opposizione, e dall'Italia dei valori in particolare che con la Lega ha votato tre “no”, è arrivato al governo il pressante invito ad agire subito sull'incandidabilità dei condannati. “Ci auguriamo si passi subito dalle parole ai fatti, anche se io sono scettico. Avete mai visto un tacchino che si fa la festa da solo per Natale?”, ha commentato Antonio Di Pietro. 

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di Valerio Esca
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