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Napoli. Interdittiva antimafia per l'International security

La camorra vuole garantire sicurezza al Consiglio regionale


La camorra vuole garantire sicurezza al Consiglio regionale
11/04/2010, 11:04

NAPOLI - La classica ciliegina sulla torta. La società di vigilanza del Consiglio regionale è stata colpita da una interdittiva antimafia. La notizia, in realtà, era nell’aria da tempo. Nei corridoi se ne parlava eccome anche perché c’è un filo diretto che collega i fratelli Buglione, Carmine e Antonio, (titolari di una serie di società) ad un’altra inchiesta, quella sugli appalti in Regione inquinati che è costata una condanna per “associazione a delinquere” al riconfermato consigliere regionale di centodestra Roberto Conte.
Il gruppo ispettivo Antimafia, composto da rappresentanti della Prefettura, della Polizia di Stato, dei Carabinieri, della Direzione Investigativa Antimafia, del Gico della Guardia di Finanza e dell’Ispettorato del lavoro, dopo una intensa, precisa e dettagliata azione istruttoria, ha messo penna su carta conclusioni che non lasciano spazio all’interpretazione: “Nei confronti delle aziende riferibili ai fratelli Buglione sussistono concreti, univoci elementi di permeabilità e contiguità con la criminalità organizzata e che rilevano, comunque, l’inconfutabile sussistenza nei confronti delle aziende agli stessi riferibili, dei tentativi di infiltrazione mafiosa”. Il Gia lo scrive in 29 pagine, mentre in alcuni verbali di marzo ci sarebbero le prove inconfutabili della collusione del gruppo imprenditoriale dei Buglione con la criminalità organizzata.
Gli investigatori hanno acquisito documenti ed approfondito gli intrecci societari per scovare connivenze e collusioni tra l’imprenditoria deviata ed i clan della camorra. Le indagini sull’attività dei fratelli Buglione si sono soffermate su una società in particolare: la “International security service, della quale Carmine Buglione risulta socio e vicepresidente. Quella che ha vinto l’appalto in Regione Campania per garantire sicurezza al Consiglio.
Il Gia non ha dubbi. Infatti, il Gruppo investigativo Antimafia spiega come i fratelli Buglione tentavano di aggirare con le aziende a loro riconducibili la legislazione antimafia. Nel mirino ci sono diverse società come la “Gestire spa”, la “Mondial security”, l’ “Europolice”. Insomma, Carmine e Antonio tentavano di aggirare l’ostacolo cedendo le loro quote ad altre persone a loro riconducibili, tra cui pure familiari. Un meccanismo che consentiva al “gruppo in odore di camorra” “di continuare ad espandere le proprie attività nel settore della vigilanza armata, come attestano le rimarcate partecipazioni negli assetti di altri istituti di vigilanza”.
Intanto 400 lavoratori rischiano di perdere il posto di lavoro proprio per l’interdittiva emessa nei confronti della società di vigilanza dalla Prefettura. Guardie giurate che lo scorso fine settimana hanno protestato proprio davanti alla Regione. Ma non servirà a niente. Non è possibile che in questa città pure la sicurezza delle istituzioni deve essere garantita dalla criminalità organizzata…

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di Giovanni De Cicco
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