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Ma il padre: "Si è fatto le ossa e non avrà favoritismi"

La candidatura di Cristiano Di Pietro spacca l'Idv e il web


La candidatura di Cristiano Di Pietro spacca l'Idv e il web
19/09/2011, 14:09

VASTO (CHIETI) - L'Italia dei Valori si sta spaccando in due su un nome, quello di Cristiano Di Pietro. E' il figlio di Antonio, leader del partito, ed è questo il problema: essendosi candidato alle elezioni regionali, una parte dell'Idv - a cominciare dalla sezione di Termoli che per prima hanno sollevato il problema - ha cominciato a parlare di favoritismi.
Anche su Internet se ne parla, con paragoni - abbastanza arditi, tutto sommato - con il figlio di Umberto Bossi, Renzo. Ed in entrambi i casi si parla di favoritismi.
Sulla vicenda è intervenuto lo stesso leader dell'Idv, sul suo blog, specificando che Cristiano collabora in politica sin dall'inizio della creazione del partito. Si è conquistato l'elezione a consigliere comunale a Montenero di Bisaccia, dove nonostante il nome non ha avuto ruoli particolari; alla stessa maniera si è dovuto conquistare, dopo 5 anni, l'elezione a consigliere provinciale. Ed ora, aggiunge Di Pietro, si dovrà conquistare anche l'elezione al posto di consigliere regionale, senza essere infilato in un listino bloccato. Se ci riuscirà bene, altrimenti sarà per la volta successiva. E poi ha aggiunto: "Non è che se una persona è figlia di un leader politico perde i diritti politici. Non devono esserci favoritismi. Non devono esserci spintarelle o scorciatoie. Ma se comincia dal consiglio comunale e va avanti chiedendo il consenso degli elettori, non gli si può negare il diritto di partecipare".
Una posizione ineccepibile, in teoria. Ma che non nasconde il fatto che il nome è un aiuto. Come per Renzo Bossi, Cristiano Di Pietro potrà sfruttare il fatto che alle elezioni molti elettori (soprattutto quelli anziani o di bassa cultura) tendono a votare il proprio partito aggiungendo il cognome del leader del partito stesso. E' chiaro che se una persona vota nel Molise e scrive "Bersani" accanto al simbolo del Pd, per esempio, non essendoci nessun Bersani resta il voto e si annulla la preferenza. Se viene scritto "Di Pietro" o "Bossi" e c'è un Di Pietro o un Bossi candidato, per quel partito, il voto va a lui, anche se l'elettore non è detto che volesse votare lui.

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di Antonio Rispoli
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