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La crisi della politica Italiana


La crisi della politica Italiana
09/09/2010, 12:09

 

TRA INSULTI E LUOGHI COMUNI, SI CONSUMA LA CRISI POLITICA ITALIANA.

di : Raffaele Pirozzi e Giuseppe Biasco


 

Il discorso di Fini a Mirabello, ha di fatto segnato la fine del Partito delle Libertà! Sicuramente Berlusconi, ne manterrà il nome, ma l’ipotesi costruita sul predellino della sua auto in Piazza San Babila nel Novembre del 2007, non c’è più; ovvero, adesso lo sappiamo bene, non c’è mai stata.

Il PdL, il grande partito dei moderati italiani, non è mai esistito. Non ha mai organizzato la sua struttura sul territorio, non ha svolto un vero congresso, non ha nessun sistema di selezione del suo gruppo dirigente che si possa spacciare per democratico, non è consentito nessun dibattito interno, ne tanto meno nessun contrasto con il capo del partito, che è anche capo della maggioranza politica in Parlamento e Capo del Governo. La tesi politica che viene avanzata ad ogni piè sospinto, dai portavoce del premier, riguarda il consenso elettorale raccolto dal Cavaliere, che lo legittimerebbe sia come Capo dell’esecutivo che come Capo indiscusso e senza opposizione del partito.

In questo contesto, la rottura con il Presidente della Camera, appare tanto violenta quanto incomprensibile, gli insulti si sprecano tra coloro che appartengono ai due schieramenti contrapposti. Uno spettacolo veramente indegno, a cui non partecipano Tremonti e Maroni, che sono gli unici che non si sono fatti coinvolgere nella bagarre e che continuano a determinare la vera attività politica del Governo, a cui Berlusconi partecipa poco e sempre con maggior distacco.

L’Italia non si meritava un Governo del genere, senza morale, senza principi e senza politica.

Purtroppo, oltre alla politica del centro destra, da questa vicenda esce male anche la figura del giornalista. In questi ultimi tempi, i giornalisti hanno perso il loro ruolo di attenti osservatori della realtà, che deve essere raccontata con il massimo della verità possibile. Il giornalista deve essere indipendente nel giudizio, libero nella ricerca e pieno di perplessità e dubbi da scioglierei.

Un buon giornalista, con il suo lavoro fa crescere la democrazia. Un giornale che diventa parte in causa e che persegue solo la calunnia dell’avversario politico del suo padrone, che insulta ed offende le istituzioni, che trascina in una continua polemica i suoi interlocutori, è uno strumento pericoloso per la civile convivenza, per la crescita democratica.

Ma, sono ancora più pericolosi quei giornali, come il Corriere della Sera, che fanno finta di essere autonomi e professionalmente corretti e procedono sulla strada di dare un colpo alla botte ed uno al cerchio. Questo tipo di giornalismo produce, a lungo andare, dei luoghi comuni, dei tormentoni che indirizzano l’opinione pubblica sconvolta da quanto sta accadendo, verso una attenuazione dei fenomeni in atto. “Nel pubblico impiego non si lavora molto, ma…” “Gli invalidi hanno molti problemi, sia loro che le loro famiglie, ma ci sono anche molti falsi invalidi…” “Il Sud è povero, certo, ma è anche colpa loro…” “In Italia c’è la crisi, ma stiamo meglio di altre nazioni…” “Il cenro destra è in piena crisi, ma la sinistra non dice niente::”

Infatti, di fronte allo sfascio del centro destra, alla politica di tagli indiscriminati del Governo, che si traduce in licenziamenti e difficoltà per le famiglie, si dovrebbe registrare una crescita continua delle opposizioni, tale da immaginarne la prossima vittoria. Non è così, anzi, più cresce la sporca guerra tra Berlusconi e Fini e più sembra che le opposizioni non sono in grado di andare al Governo. Il PD viene rappresentato diviso, peggio del PdL, con un segretario inadeguato e poco incisivo, senza proposta e incapace di opporsi adeguatamente al premier. Ecco il luogo comune di questa estate, che ha accompagnato come un rumore di fondo tutta la vergognosa vicende delle case a Montecarlo di Fini e porcheria bella. Nel giro di pochi mesi Bersani, è passato dall’essere un oppositore che non coglieva i segnali di dialogo del Governo, troppo duro contro la legge sulle intercettazioni, contro la manovra del Governo e contro il processo breve; il leader del PD è diventato uno che non dice nulla, che non ha una posizione e che solo Fini fa l’opposizione a Berlusconi. Fini attacca il Cavaliere e tutti a dire:”Ma Bersani non dice niente?”

Addirittura il corteo dei terremotati dell’Aquila, che si scontrarono con la Polizia che non li voleva far arrivare a palazzo Grazioli se la presero con il segretario del PD, come se fosse anche lui responsabile delle malversazioni di Anemone e Bertolaso.

Nelle lotte e nelle manifestazioni, molti ci tengono a ribadire che loro non sono ne di destra ne di sinistra, ma che vogliono solo lavorare.

Mentre invece, il partito democratico denunciava la gestione dell’Acquila, denunciava i tagli per i disabili, per la scuola, per gli Enti locali e cercava di costruire una nuova politica per uscire dalla crisi. Che cosa doveva dire Il Pd, di diverso da quello che ha sempre detto?

Quello che ha sempre detto è che contro la manovra finanziaria del Governo che fa pagare ai più poveri le perdite in borsa dei ricchi. Se non ci fosse una opposizione tanto forte, Fini che cosa avrebbe contato nel Parlamento e nella politica italiana? Il PdL non c’è mai stato, era il partito truffa del Cavaliere con il quale ha imbrogliato gli italiani. La nuova battaglia ora è cambiare la legge elettorale, per impedire la poca rappresentanza degli eletti, ma soprattutto abolire un premio di maggioranza tanto iniquo che regala vittoria ed un numero di eletti in Parlamento a chi nel paese ha raccolto poco più del 40% dei consensi e che usa questa condizione per imporre una cultura della democrazia che non rispetta la Costituzione e il pensiero degli italiani. Ora anche Fini è d’accordo a cambiare quella legge, meglio tardi che mai, se non fosse stata in vigore nel 2008, forse lui non sarebbe stato il Presidente della Camera. Ora, quello di cui abbiamo bisogno non è un nuovo Ministro dello Sviluppo, ma un nuovo presidente del Consiglio, un Governo migliore di questo.


 

 

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di Raffaele Pirozzi
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