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La democrazia di Grillo, così simile a quella di Berlusconi


La democrazia di Grillo, così simile a quella di Berlusconi
26/05/2012, 16:05

In questo periodo, si sta creando sul web una specie di "partito estremista" dei tifosi del Movimento 5 Stelle. A volte sono aderenti al movimento, a volte sono semplici supporters esterni; ma quello che hanno in comune è una estrema obbedienza a qualsiasi cosa venga scritto sul blog di Beppe Grillo. E soprattutto - ed è questa la cosa grave - senza un minimo di valutazione critica.
Negli ultimi giorni, come è noto, c'è stata una "incomprensione" (tanto per usare un termine soft) tra Grillo e il sindaco di Parma Pizzarotti, sulla scelta di direttore generale del Comune. Il motivo è noto: è stata lanciata una sorta di "pubblica offerta di lavoro" dal blog di Grillo, dicendo che i curriculum degli interessati dovevano essere mandati là; Pizzarotti invece ha contattato una persona, con cui il comico genovese in passato aveva litigato e che aveva espulso dal Movimento 5 Stelle. Ora non voglio discutere se sia vero, come riportato dai giornali, che il sindaco si sia incazzato e abbia litigato col "capo"; oppure se, come riportato dal blog di Grillo, sia tutta una invenzione dei giornalisti. Il fatto resta, ed è su quello che bisogna focalizzare l'attenzione.
Poi ci sono stati una serie di messaggi video ed audio registrati da Beppe Grillo in cui ha pesantemente attaccato gli altri partiti, il Presidente della Repubblica e più o meno tutto l'universo mondo, secondo la vecchissima ma collaudatissima tecnica del "ce l'hanno tutti con noi perchè noi siamo il Bene che il Male vuole distruggere". Sono stati tutti postati sul suo blog, per chi fosse interessato ad ascoltarli.
Infine, negli ultimi tempi - e in questo ci ricolleghiamo al primo punto - da parte di Grillo e degli aderenti di vertice al Movimento 5 Stelle si sono moltiplicati gli attacchi contro i giornalisti, senza alcuna distinzione. Tutti reputati colpevoli di essere agli ordini dei "nemici" del movimento. Ora, lungi da me l'idea di difendere la categoria nel suo complesso: come in ogni categoria, tra i giornalisti ci sono le eccellenze, ci sono i vermi, e c'è una vasta fascia che ondeggia tra la mediocrità e un livello buono. Tanto è vero che anche Michele Santoro, che comunque aveva sempre guardato con occhio favorevole il comico genovese, nell'ultima puntata di Servizio Pubblico è stato decisamente critico verso questo atteggiamento di Grillo.
Accentramento sulle propria persona di tutte le decisioni cruciali, messaggi audio e video fatti senza alcun contraddittorio con la propria base, attacco a tutti coloro che non esaltano il Movimento 5 Stelle: chi altro ha queste caratteristiche, nel panorama politico italiano? La risposta è facile e semplice: Silvio Berlusconi.
Sia ben chiaro, non voglio fare paragoni tra i due, che sono personaggi diversissimi. Resta tuttavia una singolare coincidenza di comportamenti tra i due; e si tratta di comportamenti che peraltro sono ampiamente antidemocratici. Infatti, in una democrazia compiuta, il rapporto con i giornalisti da parte degli uomini pubblici (e Grillo lo è, anche se dice di non esserlo) è un dovere; anche quando non sono servili come certi politici - e non solo - vorrebbero. Così come non è democratico avere un rapporto "di comodo", basato su un padrone che dà le direttive, attendendosi che tutti gli altri li eseguano. Anche quando poi ci sono schiere che acriticamente eseguono.
L'accentramento invece è un elemento che non accomuna solo Grillo e Berlusconi. Se si esclude il Pd e i partiti della sinistra, tutti gli altri sono completamente accentrati su una sola persona: Berlusconi, Grillo, ma anche Di Pietro, Casini, Mastella, Bossi, ecc. ecc. Ed è questo il segno di quanto in basso sia sceso il livello di civiltà della popolazione italiana. In nessun altro Paese occidentale ci sono partiti basati su una persona. Persino in un partito come il "Fronte Nazionale" francese, di estrema destra, dove c'è stato un passaggio di consegne tra padre e figlia nella guida del partito, se quest'ultima se ne andasse, il partito esisterebbe ancora. Per carità, se ci sono qualità personali di spessore, può andare meglio con una persona che con un'altra; ma quelli che abbiamo in Italia sono partiti ad personam. Se domani Di Pietro o Berlusconi non saranno più in grado di guidare i loro partiti, gli stessi esploderanno in un nulla. In parte questo lo si è visto con la Lega, che dopo lo scandalo Belsito sta esplodendo; il Pdl, adesso che Berlusconi si è messo dietro le quinte, è diventato un vulcano in ebollizione.
Quindi come si vede, Grillo può anche gridare ai quattro venti di essere diverso dagli altri; ma i comportamenti sono praticamente identici a quelli dei capipartito che tanto attacca.
Certo, finora i "grillini" hanno rifiutato l'idea di essere come gli altri, dicendo di essere autonomi dal "capo". Ma il comportamento di Pizzarotti dimostra il contrario. Se fosse veramente autonomo, non avrebbe accettato che la raccolta curriculum venisse fatta da Grillo e dalla Casaleggio, che sta alle sue spalle. Non avrebbe accettato tale interferenza. Avrebbe tirato dritto per la sua strada, dato che aveva fatto una scelta precisa. Quindi, il primo esame l'ha fallito. Ma avrà tempo per rifarsi, nei prossimi anni. Oppure per dimostrare - per usare il dialetto siciliano - un quacquaraquà.

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di Antonio Rispoli
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