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La democrazia, quel tenue ricordo


La democrazia, quel tenue ricordo
11/02/2010, 15:02

Non so definire in che Paese siamo, ma sicuramente non siamo in un Paese democratico. Forse non lo siamo mai stati, come dicono alcuni; forse non lo siamo dagli anni '70, come sostengono altri... non so. Io so che sono cresciuto convinto che bastasse rispettare le leggi per essere a posto. E che una legge, se sbagliata, sarebbe stata corretta da chi ne ha i poteri. Ma adesso vedo che non è più così. Ormai, un pezzo per volta, stiamo togliendo via tutti i paletti che ci consentivano di dirci democratici. Li elenco alla rinfusa, tanto è un pour parler, visto che ho verificato che l'argomento non interessa:
- Siamo stati costretti a rinunciare alla possibilità di scegliere chi eleggere in Parlamento (attualmente noi votiamo il partito, ma i candidati li decidono i segretari di partito);
- abbiamo tolto agli extracomunitari la possibilità di venire da noi, dimenticandoci i tempi di quando eravamo noi ad andare a cercare fortuna all'estero;
- abbiamo fatto leggi che condannano l'essere nati fuori dall'Europa; che privano i rom italiani del diritto di voto; che negano agli extracomunitari il diritto di riconoscere i propri figli, di farli studiare; che negano ad un extracomunitario il diritto di curarsi;
- abbiamo perso il diritto a manifestare, a meno che non siamo moltitudini; perchè se si organizzano piccole manifestazioni la Polizia interviene per disperdere i manifestanti a manganellate;
- abbiamo perso il diritto all'acqua, dato che la legge impone che a decidere se ciascuno di noi può bere o no, se può lavarsi o no, se può cucinare o no sia da affidarsi a società private, che ovviamente sanno che possono chiederti qualcunque cifra, sensata o no che sia.

E questi sono solo alcuni dei diritti che abbiamo perso, diritti che in un Paese democratico devono essere garantiti a tutti. Se poi andiamo a vedere i progetti di legge è peggio ancora:

- ci sono leggi in via di approvazione fatte per impedire che vengano celebrati i processi, in particolare i processi di mafia (e già nel 2009, con il cosiddetto "scudo Fiscale" sono stati riciclati quasi 100 miliardi di euro di soldi sporchi dallo Stato italiano";
- è stata fatta una legge che assolve preventivamente qualsiasi soldato dall'omicidio volontario se è in missione e che subordina i processi per gli altri reati al benestare del Ministero della Difesa;
- e, ascoltando la seduta della Camera dei deputati dell'altro ieri, si scopre che il governo ha presentato un emendamento per la creazione di corpi paramilitari, addestrati dai soldati del nostro esercito. Senza che si sappia chi dovesse guidare questi corpi e a che scopo.

E qui mi sto dilungando sulle cose più evidenti. Ma andiamo a quelle meno evidenti. Per esempio: di chi sono le TV e i giornali? Vediamo. Mediaset, ovviamente, è di fatto di proprietà di Berlusconi, anche se nominalmente ne ha solo una quota e non il 100% delle azioni. La Rai, pur essendo di proprietà del governo, ha in tutte le posizioni chiave uomini di fiducia di Berlusconi. Si può escludere la direttrice del TG3 e il direttore di Rai 3, ma tutto il resto è sotto il controllo diretto del premier. In particolare, c'è il controllo della Sipra, la società per la raccolta pubblicitaria della Rai. Insomma, Berlusconi ha il controllo della cassaforte della Rai e può decidere cosa si può fare e cosa no. La7, dirà qualcuno, è di proprietà di Tronchetti Provera, non di Berlusconi. Vero, ma nella proprietà della società Telecom Italia Media (che è la società che controlla La7 e MTV) il 30% delle azioni sono di proprietà di Tarek Ben Ammar, imprenditore televisivo, amico e occasionalmente prestanome di Berlusconi. Quindi il controllo sulla TV è totale.
Allora passiamo ai giornali. Il Giornale è nominalmente di proprietà di Paolo Berlusconi, ma si sa che è solo un prestanome del fratello; Libero è di proprietà degli Angelucci, ma è estremamente vicino al premier. Idem dicasi per "Il Riformista". Il Messaggero, il Mattino di Napoli e il Roma sono di proprietà di Caltagirone, imprenditore e palazzinaro romano, suocero di Pierferdinando Casini e socio di Berlusconi in diverse occasioni, tra cui quella della Alitalia. Il Corriere della Sera ha un panorama proprietario più ampio, dove però una delle voci preponderanti è quella di Mediobanca. E chi c'è al vertice di Mediobanca? Marina Berlusconi e Tarek ben Ammar (e questo spiega perchè negli ultimi anni il Corriere della Sera si è buttato ad abbracciare incondizionatamente le posizioni di destra). Insomma, è tutto sotto il controllo diretto o indiretto di Berlusconi. Le uniche eccezioni sono Repubblica e L'Espresso (almeno finora) e alcuni dei giornali dei partiti di opposizione, che sfuggono ad un controllo di Berlusconi. Ma neanche tanto, perchè comunque Berlusconi ha il controllo della raccolta pubblicitaria, e quindi potrebbe stringere facilmente i cordoni. Non solo, visto che ieri sera il governo ha messo la fiducia sull'approvazione del "decreto milleproroghe", in cui è previsto anche l'azzeramento del finanziamento pubblico ai giornali. Ed è chiaro che in questa maniera vengono danneggiati tutti i giornali che non hanno alle spalle grossi patrimoni (già oggi c'era un grido di allarme oggi, sul numero del Manifesto, a proposito dei danni economici che questa norma creerebbe.
Perchè ho fatto questi lunghi elenchi? Perchè ovviamente anche la possibilità di essere informati è essenziale per la democrazia. E deve trattarsi di una informazione facilmente accessibile ed aderente alla realtà. Cosa che non avviene ormai più, dato che con tuttio questi media nelle proprie mani, ormai tutti fanno solo propaganda politica. E così, si decide di diffamare Di Pietro? Alllora, non essendo credibile Libero, si affidano le foto e le presumibilmente false notizie dell'Avvocato Mario Di Domenico al Corriere della Sera, che ha una reputazione ancora linda e quindi ne può essere infangata anche la reputazione. Tutto questo è un'altra dimostrazione di quanto poca democrazia ci sia nell'informazione e quindi in Italia.
Di conseguenza: niente democrazia e niente diritti nelle leggi, niente democrazia nell'informazione, niente democrazia nei progetti di legge del futuro... che Paese siamo? Non lo so, ma sicuramente non è un Paese democratico

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di Antonio Rispoli
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