Politica / Regione

Commenta Stampa

La diffamazione come arma politica (ma da una parte sola)


La diffamazione come arma politica (ma da una parte sola)
12/05/2011, 12:05

Leggendo i resoconti sui quotidiani di oggi su quanto avvenuto ieri tra la Moratti e Pisapia, una cosa mi ha sorpreso: tutti quanti parlano di errore del sindaco uscente di Milano, di "notizie errate" ricevute e cose del genere. Mi chiedo ma cosa hanno visto?
Ricapitoliamo come sono andate le cose. Confronto in TV tra i due candidati a sindaco di Milano, ultima dichiarazione con appello al voto per la Moratti, e quindi le parole: "Io sono una moderata, vengo da una famiglia moderata, cosa che non si può dire di Pisapia" e così via, accusando poi l'avversario di essere stato amnistiato ("e l'amnistia non è una assoluzione", ha tenuto a precisare la Moratti) ad un processo per il furto di un veicolo usato per il sequestro e il pestaggio di un giovane. Ora, già messa così, ha raccontato il falso: vero che venne amnistiato, ma solo perchè l'amnistia è considerata, legalmente, più vantaggiosa della sentenza di assoluzione per insufficienza di prove, così come stabilita dalla Corte d'Assise di primo grado. Quando poi Pisapia fece ricorso in Appello, la sentenza fu di assoluzione piena e completa, col riconoscimento che si era trattato di un errore giudiziario.
Fin qui il fatto che tutti hanno visto. Ma pochi hanno collegato questo all'articolo che - casualmente - riportava Il Giornale, nel quale diceva più o meno le stesse cose: calcava la mano sul fatto che il reato di Pisapia era stato amnistiato e che l'accusa era di banda armata, mentre si accennava fuggevolmente alla sentenza finale di assoluzione. Appare evidente quindi lo scopo della manovra: far passare l'idea di un Pisapia delinquente "graziato" in passato, ben diverso dalla "moderata" Letizia Moratti. Così il cittadino milanese che lo vede in TV, lo legge sul Giornale, si convince che sia vero.
Quindi, se sommiamo l'attacco a tenaglia giornale-TV; la malafede nel fare quell'accusa quando l'avversario non poteva replicare; l'assoluta mancanza di scuse; a cui si può aggiungere anche l'espressione del volto (se si guarda con attenzione, gli occhi non fissano la telecamera come fatto in precedenza, ma girano intorno) e alcune esitazioni nel parlare, si può facilmente capire come fosse stato tutto predisposto a tavolino. E per di più si può ipotizzare che siano stati ordini dall'alto, visto che la Moratti non sembrava del tutto convinta mentre parlava. Questo non attenua la sua malafede nè la meschinità del colpo sotto la cintura inferto quando l'altro non poteva replicare; ma fa capire come sia stata parte di una campagna basata sulla diffamazione, come ormai è prassi nel Pdl. Infatti ogni volta che c'è un comizio di Berlusconi, ci sono insulti ed offese a tutti quelli che non sono simpatici al premier. Si va dalla magistratura (obiettivo fisso, dato che ha osato indagare su Berlusconi e, dopo aver trovato le prove, l'ha portato al processo) alla pseudo-opposizione del Pd, ad altri bersagli più occasionali come Napolitano o la Corte Costituzionale, ma solo quando gli bocciano le leggi ad personam che il premier si è creato nel tempo.
Tanto sanno di avere l'impunità: chi - come i parlamentari - ce l'ha perchè la Costituzione lo prevede; per gli altri c'è sempre una cassa comune a cui attingere per pagare l'avvocato e le multe imposte dai giudici in caso di diffamazione. Quindi, perchè non farlo? Tanto agli italiani piace la persona che viola la legge, che offende, insulta, dileggia e così via. Lo stanno dimostrando da 17 anni...

Commenta Stampa
di Antonio Rispoli
Riproduzione riservata ©