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La fine di Berlusconi non significa la fine del Berlusconismo


La fine di Berlusconi non significa la fine del Berlusconismo
07/11/2011, 17:11

 

LA FINE DI BERLUSCONI NON SIGNIFICA LA FINE DEL BERLUSCONISMO!


 


 

di Raffaele Pirozzi e Giuseppe Biasco


 


 

E’ ormai evidente a tutti: questo Governo ha le ore contate! “Un passo indietro!” Questa è la frase che quasi tutti rivolgono al Premier, sia a livello nazionale che internazionale. Perfino l’autorevole Financial Times, giornale non certo di sinistra, auspica le dimissioni del Cavaliere come una necessità indilazionabile. In Italia tutti ripetono quella frase con una insistenza esasperante, ma tutti restano inascoltati. Berlusconi ritiene di poter andare avanti ancora per molti mesi e governare con le parole una crisi che ha invece bisogno di fatti concreti per essere affrontata e superata. Si ripetono incessanti al ritmo di una ogni 15 giorni le verifiche parlamentari ed i voti di fiducia, e tutti aspettano la volta buona che alla camera ci sia finalmente il voto contrario al Governo che metta definitivamente fuori dalla scena politica italiana Silvio Berlusconi.

Prima o poi accadrà! A partire dalla prossima settimana ogni data sembra buona. Alfano, Letta e Verdini, hanno già confermato al loro Premer che non ha più la maggioranza, ma senza ottenere nessun risultato concreto. L’unico effetto che si registra e che nessuno al mondo, in questa fase scommette sul futuro politico del cavaliere, mentre molti, apertamente si augurano che cada presto per il bene di tutti. Berlusconi, in questa fase potrebbe dire le più importanti verità sulla situazione politica italiana, con il serio rischio di non essere preso sul serio nemmeno dai suoi più stretti collaboratori. Insomma non gli crede più nessuno. D’altra parte il Governo non esiste più da tempo. Tremonti è uscito dalla scena politica in Estate e per il contrasto con il premier si è defilato. Gli altri Ministri, ad esclusione del solo Maroni, sono improponibili ed ognuno di loro riscuote una credibilità molto vicino allo zero. L’ allarme di Sacconi per il rischio terrorismo, che non ha convinto nemmeno i giornali del premier è un esempio del livello di credibilità politica dell’Esecutivo. Insomma siamo alla frutta. Questo Governo è già finito, ma nessuno di loro se ne è accorto e tanto meno Berlusconi. Purtroppo la fine del Cavaliere non significherà automaticamente la fine del berlusconismo, di quel sistema di bugie affermate come verità evidenti, di dichiarazioni smentite il giorno dopo averle dette, di quella impunità politica e sociale pretesa a prescindere dalle proprie colpe, tutto ciò è la base di un populismo che ha contribuito a demolire la politica, i partiti, che ha trasformato la comunicazione che ha prodotto guasti nella coesione sociale del paese e che è basata sull’odio sulla cattiveria gratuita, sul pregiudizio e sulla prepotenza. Di fronte alla drammatica evidenza che la destra internazionale è incapace di affrontare e risolvere una crisi economica che è stata prodotta dal “Dio Mercato”, unica religione in cui fino ad ora si sono riconosciuti, l’unico problema che questa politica sembra avere è quello di salvare le Banche e far pagare ai ceti medi ed ai più poveri il costo delle perdite registrate in Borsa. Siamo arrivati al paradosso che il mondo occidentale che ha bombardato mezzo mondo in nome della democrazia, l’ultimo esempio è stato la Libia; è andato in crisi per il semplice annuncio di un referendum in Grecia.Quando sono in gioco i soldi non c’è democrazia che tenga! In Italia, ora tutti vogliono che Berlusconi vada subito via per attivare immediatamente interventi contro i diritti dei più deboli e dei più esposti al rischio povertà. Bisogna fortemente diffidare di tutti coloro che chiedono a gran voce una “discontinuità”, parola magica che vuole dire, secondo la vecchia pratica italiana del trasformismo: “Tutto deve cambiare perché nulla cambi!” Questa volta non può essere così! Questa volta non dobbiamo illuderci, come dopo “Tangentopoli”! Quel particolare e drammatico periodo produsse, con l’anti politica, la baldanzosa discesa in campo del Cavaliere appoggiato da politici di destra che credevano di aver trovato il loro punto di riferimento.Casini, Fini e tanti altri, furono aggregati in un progetto politico che doveva significare modernizzazione del paese, crescita economica e nuove regole democratiche e nuove istituzioni. Il Cavaliere ha deluso tutti, non ha mai portato avanti nessun progetto concreto e la corruzione, il malaffare, sono una parte strutturale del suo potere.

Ha ragione bersani, quando Sabato 6 Novembre, in una Piazza San Giovanni piena di militanti di sinistra e di esponenti della opposizione, ha affermato:”Dobbiamo ricostruire il paese!” E’ proprio così, dobbiamo ricominciare da capo, innanzi tutto nel ritrovare una unità nazionale che la politica della Lega di questi ultimi 25 anni ha fortemente minato attraverso bugie, ingiurie e provvedimenti volti a dividere il paese. Dobbiamo ricostruire la stima di noi stessi, delle donne dei disabili, degli anziani e dei pensionati. Dobbiamo riprendere con forza il cammino della formazione e della crescita culturale dei giovani, abbandonati nelle spire di un consumismo fine a se stesso,senza ideali, senza lavoro e senza futuro. L’unico modo che conosciamo per ricostruire una speranza è la ripresa forte della democrazia partecipata,in cui i cittadini ritornano a fare politica e si riprendono il proprio destino. In questi anni sono state centinaia le manifestazioni e le lotte in questo paese, tutte inascoltate dal Governo che non ha mai inteso di sentire le ragioni dei cittadini. Quello che va ripristinato è il rapporto tra i cittadini e la politica. Berlusconi se ne deve andare perché ha tradito il nostro paese, ha tentato di demolirne le istituzioni e di minare la credibilità della politica e della democrazia. Berlusconi e la destra se ne devono andare non perché deve essere portato a termine il compito che ci è stato assegnato dal G 20 e dalla Merkele e Sarkozy! Questo Governo deve cadere perché vogliamo una nuova legge elettorale che crei un rapporto nuovo tra gli eletti ed i cittadini. Berlusconi se ne deve andare, perché vogliamo un paese in cui il lavoro sia rispettato, in cui siano garantiti i diritti ed osservati da tutti i doveri collettivi: il primo dei quali è quello di pagare le tasse.

Non sarà facile ritrovare l’unità del paese e della politica, ma dobbiamo avere fiducia in noi stessi, nel nostro senso di libertà e di partecipazione, seguendo l’esempio di quei volontari che si sono subito mobilitati e sono andati a spalare il fango di Genova. Questo è il nostro paese, non siamo ne migliori ne peggiori di altri, ma siamo in grado di fare le scelte giuste, non abbiamo bisogno di uomini della provvidenza che salvano il paese. Abbiamo bisogno di persone perbene, che tengano in gran conto il bene del paese come il nostro presidente della Repubblica, che dimostra a tutti che essere anziano non significa essere un reduce e che le battaglie per la democrazia non hanno età.

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di Raffaele Pirozzi
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