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Maroni:"A che servirebbe un tavolo con il Terzo Polo?"

La Lega contro Fini e Fini contro la Lega

L'ex An:"Inammissibile dibattito su mie dimissioni"

La Lega contro Fini e Fini contro la Lega
23/12/2010, 18:12

ROMA - La Lega Nord, con Roberto Maroni, regala un secco no al retorico "tavolo delle trattative" richiesto dal neonato Terzo Polo. Alla domanda su cosa ne pensasse riguardo ad un apertura di dialogo con il triumvirato Fini-Casini-Rutelli, il ministro dell'Interno ha infatti risposto:"Direi di no, questo tavolo a che cosa serve, su quali problemi si dovrebbe pronunciare. E' solo un atto di buone intenzioni".  Del resto, ha osservato subito dopo, lo stesso Silvio Berlusconi ha appena "escluso un accordo con Fini e i finiani" ; visto che, a tal riguardo,  "ha le idee molto chiare" e che, di conseguenza,  "la proposta del tavolo sono cose che si dicono solo per vedere se ci sono le condizioni per proseguire".
Poi la stoccata bipartisan con l'invito al ritorno alle urne:"Sono necessarie elezioni in tempi rapidi - ha infatti avvertito Maroni -. Finora il premier ha scelto un'altra strada, ma entro gennaio dovra' essere presa una decisione perche' non intendiamo fare la fine del governo Prodi".

FINI:"INAMMISSIBILE DIBATTITO SU MIE DIMISSIONI"
E mentre anche Pier Ferdinando Casini reputa superfluo un tavolo di trattative con il governo e sottoline a che, lo stesso, è praticamente già attivo in Parlamento, Gianfranco Fini ribadisce a muso duro la sua assoluta inamovibilità dalla presidenza della Camera.
Non pago, il leader di Fli, definisce del tutto "inammissibile" il dibattito proposto dalla Lega riguardo le sue dimissioni; riflettendo sul fatto che "da ciò deriverebbe un condizionamento nello svolgimento dei compiti attribuiti al Presidente d'Assemblea, con conseguente inevitabile affievolimento del suo ruolo di terzietà". Per rispondere a quella che si può agevolmente definire una vera e propria lettera di sfiducia presentata dal capogruppo del Carocco, Mario Raguzzoni, l'ex numero uno di An poi aggiunge che "sulla base dei consolidati principi, di rango costituzionale e regolamentare, che informano l'ordinamento parlamentare e della univoca prassi applicativa, il ruolo del Presidente d'Assemblea riveste carattere eminentemente neutrale e di garanzia, nonchè di rappresentanza dell'Istituzione nel suo complesso e, come tale, esso deve essere esercitato in posizione di piena autonomia e di indipendenza".
Fini poi incalza:"Si tratta di funzioni che, come implicano l'inammissibilità di strumenti volti ad esprimere la sfiducia nei confronti del Presidente d'Assemblea o a chiederne comunque le dimissioni, rendono del pari inammissibile lo svolgimento di dibattiti in sede parlamentare aventi ad oggetto l'esercizio delle funzioni presidenziali".
Dunque, a conti fatti, la terza carica dello Stato rivendica la propria totale autonomia ed imparzialità e, al contempo, la possibilità di far parte di una forza politica evidentemente avversa all'attuale maggioranza di governo. Una contraddizione obiettivamente palese e contraria non tanto a norme scritte quanto, piuttosto, a precedenti storici importanti ed innegabili.

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di Germano Milite
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