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Caos nella maggioranza, federalismo a serio rischio

La Lega stoppa l'Udc e Berlusconi tuona contro Bossi


La Lega stoppa l'Udc e Berlusconi tuona contro Bossi
11/07/2010, 11:07

ROMA - Udc nuovamente tra le fila della maggioranza? Per la Lega sulla questione non si deve nemmeno abbozzare uno scampolo di discorso: "O l'Udc o noi"; hanno fin da subito precisato e minacciato i rappresentanti del Carroccio.
L'aut-aut di Umberto Bossi e dei suoi, dunque, spiazza Silvio Berlusconi che, nei giorni scorsi, aveva tentanto in tutti i modi (con Gianni Letta e la curia romana come mediatori d'avanguardia) d'intessere una nuova tela con i centristi per far fronte all'eventuale quanto sempre più probabile strappo con Fini.
E invece è proprio il fin'ora fedele e remissivo Senatùr che mette una potenziale buccia di banana sotto i piedi della maggioranza e fa infuriare il Premier, il quale, come si legge anche su "La Repubblica", tuona:"Umberto proverò a convincerlo io, certo questa poteva risparmiarmela, proprio in questa fase. Ci si mette pure lui. Non capisce che se si arriva alla rottura con Fini, quei voti di Pier conteranno eccome?".
Del resto, anche il "moderato" Roberto Maroni si era presentanto assolutamente contrario ad ogni nuovo "inciucio" con gli uomini di Casini:"Noi rappresentiamo le riforme, il federalismo, uno Stato moderno ed efficiente - aveva infatti spiegato il ministro Leghisti-, mentre l’Udc rappresenta il contrario, quel sistema che la Lega vuole cambiare. Siamo alternativi" .
In ogni caso, se dal Carroccio arriva un no secco e senza possibilità di mediazione, anche lo stesso Pier Ferdinando Casini si dimostra molto poco affascinato dall'idea di ritornare a sedere allo stesso tavolo del Cavaliere. E dunque, come mai la Lega Nord si dimostra così insofferente davanti ad un'ipotesi, al momento quantomeno lontana, di ritorno dei moderati tra le fila della maggioranza? Senza lasciarsi andare alle fantasiose teorie un po' fantapolitiche che si leggono sulle principali testate italiane, basterà probabilmente citare l'episodio (ricordato anche da Repubblica) dello scorso 25 marzo: alla Camera si votava per il tanto discusso federalismo fiscale e, con l'Idv addirittura favorevole ed il Pd astenuto, gli unici a bocciare la creatura leghista erano stati proprio gli uomini di Casini. Dunque, se come in questo caso 2+2 fa quattro, gli ex dc nel governo potrebbero congelare o comunque ostacolare pesantemente il cammino federalista degli uomini di Bossi.
A rassicurare almeno per il momento i leghisti, però, ci pensa colui che è da molti considerato il braccio destro di "Pier", ovvero Roberto Rao: sull'accordo potenziale con il Pdl, infatti, Rao chiosa:"i rimpasti non ci riguardano, ognuno va per la propria strada". Dunque, al momento, Berluconi non potrà contare sull'aiuto dei centristi per risolvere la risoluzione eventuale della sempre più scottante "pratica Fini". E a proposito di Fini, la corrente che fa capo all'ex leader di An, è quella che in effetti scinde il partito berlusconiano in due: da un lato ci sono i "fedelissimi" del Premier che immaginano (sognano?) un governo capace di riconfermarsi anche alle prossime elezioni e, dall'altro, ci sono pronti allo scatto coloro che pensano già adesso al dopo-Berlusconi e, chi più chi meno, preparano il terreno all'alternativa di matrice finiana. Che poi, con l'arrivo dell'estate, la politica va in vacanza e restano le varie "boutade" e le diverse strategie propagandische che servono solo a riempire le pagine dei giornali.

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di Germano Milite
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