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LA MAGGIORANZA C'E' PASSA ANCHE IL WELFARE


LA MAGGIORANZA C'E' PASSA ANCHE IL WELFARE
22/12/2007, 09:12

Sì definitivo del Senato alla Finanziaria 2008, da 16,4 miliardi euro. Terza e ultima fiducia con 163 voti contro 157, poi voto finale 162-157. Il testo comprende misure su fisco, sanità, riforme.
Governo ottiene la fiducia anche sul welfare con 162 sì e un solo voto contrario, quello del senatore ex Prc Turigliatto. Cdl rimane in aula ma non vota.
Dal primo gennaio in pensione a 58 anni, e non più a 60 come prevede la legge Maroni.
Premier molto soddisfatto. Berlusconi: senatori comprati con soldi manovra, se Prodi avesse dignità dovrebbe dimettersi. Casini, tra sei mesi possibili elezioni.
Silvio Berlusconi torna sulla mancata crisi di governo sul voto per la finanziaria ed attacca: "Alcuni senatori sono stati comprati con provvedimenti in finanziaria".
"Avevo tentato - ha detto l'ex premier - di portare da questa parte alcuni senatori che mi dicevano peste e corna della sinistra". Ma, ha aggiunto, "alcuni di loro sono stati comprati con provvedimenti in finanziaria, ad esempio con 31 milioni di euro stanziati per i Senatori eletti all'estero". "Altri - ha proseguito - sono stati filmati, pedinati e interrogati da Pm e sono venuti fuori intimoriti ed hanno cambiato parere". "Altri ancora - ha proseguito Berlusconi - hanno subito interventi indicibili". "Io - ha concluso - sono comunque convinto di aver fatto il mio dovere ed anche se non è andato a buon fine il mio tentativo, due partiti della sinistra si sono staccati dalla maggioranza e sono perciò intimamente convinto che il governo Prodi a gennaio andrà a casa".
Pierferdinando Casini ritiene possibili le elezioni anticipate e chiama il partito alla mobilitazione. Concludendo la manifestazione regionale dell' Udc alla Stazione Marittima, Casini ha detto: "possiamo avere elezioni tra sei mesi. Anzi, a questo punto non so se è più facile che si facciano oppure no".
 Una verifica di governo per un progetto di legislatura. Romano Prodi sa che il 10 gennaio, nella riunione con i segretari della maggioranza, si giocherà gran parte del suo futuro. Ma la carta a sorpresa per superare una situazione sempre più difficile il premier dovrebbe calarla il 27 dicembre nella conferenza stampa di fine anno. In quell'occasione lancerà le sue proposte per "imbullonare" un programma per il 2008 a cui vincolare gli alleati.
Il governo incassa gli ultimi voti di fiducia su Finanziaria e welfare e supera così un ostacolo che molti, solo fino a qualche settimana fa, pronosticavano invalicabile. Questo è indubbio, ma è altrettanto vero che diversi senatori (da Lamberto Dini e i Liberaldemocratici fino a Domenico Fisichella e Willer Bordon) hanno annunciato che per loro l'esperienza dell'Unione e di questo governo è arrivata al capolinea. Non c'é più una maggioranza, dunque? "Questa affermazione non è vera - reagisce il premier - non sono preoccupato". Prodi ostenta ottimismo e per l'ennesima volta si dice convinto che resterà a Palazzo Chigi per tutta la durata della legislatura. Nell'Unione sono però tutti consapevoli che a gennaio, senza un colpo d'ala, la corsa può arrivare alla fine. Anche il presidente del Consiglio sa che il prossimo passaggio, soprattutto per le fibrillazioni legate alla riforma della legge elettorale, rischia di essere troppo stretto. E allora serve un rilancio programmatico forte, una proposta alla quale nessuno degli alleati possa dire di no.
Prodi e i fedelissimi sono al lavoro su un pacchetto di ipotesi. Il ministro dell'Economia Tommaso Padoa-Schioppa e il viceministro delle Finanze Vincenzo Visco fanno i conti per verificarne la fattibilità. Il premier deciderà nei prossimi giorni su cosa puntare e il 27 dicembre scoprirà le carte. Se sui provvedimenti concreti ancora bisogna decidere, i temi sono ormai noti e oggi Prodi li ribadisce, forte dell'extragettito e dei soldi recuperati nella lotta all'evasione fiscale: "Il prossimo passo per avanzare nel senso della giustizia collettiva - dice in un'intervista a 'Rai International' - deve riguardare i lavoratori, soprattutto quelli con redditi medio-bassi, alleviando il peso delle imposte e accrescendo il salario per portarlo agli aumenti del costo della vita". Si punta quindi sul recupero del potere d'acquisto, sulla diminuzione della pressione fiscale.
 E anche sui cavalli di battaglia della scuola, della ricerca e della pubblica amministrazione. Palazzo Chigi dovrebbe così garantirsi l'appoggio della sinistra radicale. Mentre per l'area liberal e per quella riformista, Pier Luigi Bersani è al lavoro per la quarta 'lenzuolata' di liberalizzazioni. Nella maggioranza non si esclude, anche se Palazzo Chigi non ne vuol sentire parlare, l'ipotesi di un rimpasto di governo per ridurre la squadra. Per completare il mosaico, sempre che tutto fili liscio, serve il tassello della legge elettorale. Prodi ribadisce che la riforma è senza dubbio una priorità, ma precisa: "Non dell'azione di governo, ma di tutto il Parlamento".
Questo sarà dunque il fronte che dovranno presidiare il Partito democratico e Walter Veltroni. I 'piccoli' minacciano di continuo la crisi (contro un sistema proporzionale con sbarramento). Il premier non vuole farsi necessariamente garante degli alleati minori contro il Pd, quanto della tenuta del governo. Il sindaco di Roma, insomma, deve fare la sua parte. Subito dopo la conferenza di fine anno, il premier ricomincerà a incontrare i ministri per il vertice del 10, mentre i primi giorni di gennaio saranno dedicati ai contatti con i leader della maggioranza. In due settimane Prodi si gioca così il suo futuro e quello del governo
(Fonte:ansa.it)

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di Redazione
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